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RIVERFLOW

16 LUGLIO 2017


Continuavo a camminare. Ancora una volta tornavo al paese dove avevo vissuto per così tanti anni, ed ancora una volta avevo lasciato la macchina da qualche parte e mi aggiravo nella zona più caratteristica, lontano dalla cintura industriale periferica che inesorabilmente andava sviluppandosi anche qui. Sceso lungo la strettoia che conduce alla piazza del comune, arriva il momento che contemporaneamente più aspetto e più temo. In un attimo, e per un attimo, l’inconfondibile aroma che proviene dal corso d’acqua che taglia in due il borgo m’inebria pervadendomi completamente. Quando sono di cattivo umore questa amatissima ritualità diventa per me quasi sgradevole, perché mi riporta indietro di troppi anni, risbattendomi in faccia l’adolescenza coi suoi sorrisi flebili ed altri retaggi banali ma fastidiosi come un mal di schiena. Ecco arrivarti addosso la sensazione tipica dell’uomo inutile, che nel proprio tempo ha concluso poco ed imparato meno, se basta un effluvio stagionale a fargli fare conti inopportuni con sé stesso ed a scoprirli più in rosso di un bancomat smagnetizzato. Se non mi sento bene quel profumo meraviglioso diventa manifesto di un’occasione perduta, di un sentimento non svelato o mal interpretato, di un perché al quale è sempre mancata una risposta. Allora attraverso il ponticello che cavalca il naviglio silenzioso, imbocco veloce la discesa che apre la strada alla cosiddetta vallata del paese. Mi riporto speditamente verso la realtà che per quanto cruda possa essere non ti espone alle incognite del flashback. Ma questa sera ho incontrato una persona che ricordo di aver visto qualche volta, nello stesso passato che tanto mi tormenta quando non so restare lontano da qui. Mi vede e mi sorride, forse si ricorda di me. Sembra anche lui attaccato a questo luogo, vorrei parlargli ma poi proseguo pensieroso. E mentre costeggio la riva e mi accingo ad attraversare il ponte, mi accorgo che nessuno dei pensieri amari che mi accompagnano solitamente riesce stavolta a scalfirmi. Questa è una serata in cui il profumo dell’acqua non svela nessun retrogusto amaro. Mi sento privo di inquietudini di alcun tipo, riesco finalmente a gustare l‘essenza del mio viaggio. Ignoro perché mi succeda questo, ma è una vera liberazione. E’ una sera in cui mi perdono e mi dispenso da raffronti e bilanci, dal continuo confrontare ciò che poteva essere e ciò che è effettivamente accaduto. Con coraggio e paura, continuo a camminare senza allontanarmi da questo luogo ammaliatore, capisco che non voglio guastare il momento. Da questa sera ogni volta che attraverserò il ponte proverò solo sensazioni bellissime senza lasciarmi amareggiare dal sapore agrodolce del passato.