Home Un libro in quindici giorni ALESSANDRO PIPERNO - CON LE PEGGIORI INTENZIONI

ALESSANDRO PIPERNO - CON LE PEGGIORI INTENZIONI

24 SETTEMBRE 2019

 

Daniel Sonnino è l’ultimo erede d’una dinastia benestante ebrea, i Sonnino appunto, il cui deus ex-machina è lo stravagante, irraggiungibile Bepy, assatanato donnaiolo, commerciante spregiudicato per non dire truffaldino, al quale, in apertura di romanzo, viene diagnosticato un bel cancro alla prostata. E qual è la prima, o per meglio dire l’unica, preoccupazione del boss? La seguente: riuscirò ancora a fornicare? O dovrò accontentarmi di vegetare, rinunciando al più straordinario piacere della vita? Questo per dire il tipo. Nel momento in cui dà addio a questa valle di lacrime, definizione discutibile se considerata dal punto di vista del buon uomo, lascia in eredità ai discendenti gli effetti devastanti di una serie di operazioni commerciali/finanziarie bizzarre e al limite del legale, più altri scherzetti d’ordine social/mondano che non lasciano certo un ricordo commosso nei successori.

I quali peraltro non avevano fatto poi tanto per entrare nelle grazie dell’irripetibile Bepy. Uno dei due figli, Teo, dopo una parvenza d’adattamento alla vita ovattata dei rampolli Sonnino, sbrocca improvvisamente e si trasferisce a Tel Aviv, dove sotto la flebile copertura d’una attività depistante, si mette pericolosamente a frequentare il sottobosco degli integralisti giudaici, lasciando ai famigliari l’incubo di leggerne il nome sui polposi necrologi che periodicamente giungono da quei focolai di guerra. Appena più normale l’altro, Luca, padre del narratore Daniel. Il quale però ha il difetto di essere molliccio, influenzabile, insomma di difettare in personalità. E questo avrà molto a che fare con lo sviluppo di un’altra personalità, quella del figlio Daniel, come ben s’accorgerà il lettore.

Capita infatti che, alla morte di Bepy, il figlio Luca, e il di lui figlio Daniel, vengano invitati dal vecchio collaboratore di Bepy, Nanni Cittadini. Nel momento esatto in cui Daniel rientra da una breve vacanza londinese col fratello Lorenzo e tutto avrebbe voluto che assoggettarsi a quell’invito. Mal gliene incoglierà, infatti.

E da qui in poi, viene narrata la folle parabola esistenziale di Daniel Sonnino, una sezione che occupa tutta la seconda parte del romanzo e ne rappresenta la parte più grottesca e geniale.

L’erede non si nega praticamente nulla e tocca tutte le tappe dell’accidentato percorso post-adolescenziale che ogni irrequieto, maldestro ed immaturo figlio di papà si trova ad attraversare, e delle quali non lascio alcuna anticipazione, perché il lettore possa gustarne appieno l’essenza.

 

Premio Campiello 2005, “Con le peggiori intenzioni” di Alessandro Piperno è un saggio circostanziato, travestito da romanzo, sulle famiglie borghesi ebree del nostro tempo, nella fattispecie a Roma, e le descrive con crudezza e lealtà, senza sconti né compiacimento. Il quadro d’insieme non è particolarmente lusinghiero ma nemmeno distante dal modus vivendi degli altri tipi di benestanti agglomerati che popolano il nostro paese.

A livello prettamente tecnico la narrazione è accattivante, l’arma più potente adottata dall’autore, quella dell’ironia, colpisce ovunque e a buon profitto, e il personaggio narrante, Daniel, non risparmia nessuno, tanto meno sé stesso, con cinica obiettività. Il linguaggio adottato è costantemente ricercato, e non saprei dire se trattasi di qualità connaturata in Piperno, o tecnica utilizzata per rendere più credibile il personaggio, data l’estrazione sociale.

 

Fatto sta che il risultato è avvincente, malgrado il linguaggio aulico, le citazioni astruse, i rimandi alle figure letterarie e non d’un passato che riporta a corti decadute, a stelle cadenti di ricchezze ammuffite, il cui languido brillare marcisce in ladrerie, terrificanti cadute di stile, violenze, ripicche, odi, manierismi ipocriti, ruffianerie da rabbrividire, narcisismi da vomito accompagnati da sproloqui inenarrabili, minacce e volgarità assortite; il tutto condito sapientemente da una tecnica narrativa che incolla il lettore al volume.  Tanto è vero che la seconda parte, quella che più da vicino riguarda Daniel e le sue avventure da sfigato, si macina alla velocità del suono, conducendo ad un finale forse annunciato ma che non cambia il giudizio positivo. Un’opera prima condotta con autorevolezza e sapienza e che non deluderà chi vi si approccerà senza pregiudizi di sorta, magari dopo aver letto la miriade di pollici versi reperibili sui social.