Home Un libro in quindici giorni JOHN FANTE - LA STRADA PER LOS ANGELES

JOHN FANTE - LA STRADA PER LOS ANGELES

28 MAGGIO 2019

 

Arturo Bandini è un irrequieto diciassettenne, mezzo matto, isterico, convinto non di poter diventare ma di essere già un grandissimo scrittore, (e da quel punto di vista misura ogni incontro ed ogni avvenimento della sua giovane e scalcinata esistenza, con danni immaginabili), che conduce la propria, sbruffonesca esistenza losangelina condividendo un bugigattolo di casa con madre e sorella, una fanatica religiosa spesso vittima delle burle e dei dileggi del fratello e una madre passiva, vedova e insicura di tutto.

La situazione familiare non è certo delle migliori. Proprio lo psicopatico Arturo, arrogante, irruento e sicuro di sé, ne è l’unico sostentamento.  Perché né la sorella, con tutte le sue fisime mistiche ed etico-morali, né la madre, che poveretta dopo tot anni dalla scomparsa del marito deve ancora trovare il tempo e la condizione psichico fisica necessaria a smaltire e superare la perdita, riescono a contribuire in tal senso. Comunque Arturo, col suo bel caratterino, cambia più lavori (precari) che paia di calze. Nel frattempo sviluppa un’indole piuttosto svalvolata, tendente a una compiaciuta e forse non del tutto consapevole schizofrenia.

Nel corso di un’assolata giornata al mare, ad esempio, il nostro esercita la propria dissociazione latente sterminando un branco di granchi. Più esattamente, accanendosi contro gli stessi, storpiandoli e smembrandoli nel corso d’una crociata anti crostacei che può apparire segno evidente di pazzia precoce, ma s’incanala, in realtà, in un comportamento costante nel tempo e via via sorprendente, come scoprirà chi sarà altrettanto pazzo da proseguire nella lettura. Ad esempio, il buon Arturo adora collezionare foto di ragazze succinte, che chiama le sue fidanzate, dando ad ognuna nomi romantici e fantasiosi. Un bel giorno però, forse come atto di contrizione, forse perché stufo “sempre dello stesso sesso”, le uccide tutte, affogandone i pezzi di carta che le raffigurano nella stessa acqua dove sta facendo il bagno, e soffrendo conseguentemente, e singhiozzando ricorda le fasi più struggenti e significative della storia, che ha deciso di chiudere tanto traumaticamente.

Naturalmente il nostro Arturo diventa presto lo zimbello, forse inconsapevole forse no, di chi gli sta intorno. In particolare presso il conservificio che da a lui e alla famiglia il sostentamento necessario a vivere. Ma Arturo non comprende la necessità di “crescere” in senso stretto e, pur non pubblicando mai alcunchè e non partecipando a seminari, presentazioni e via discorrendo, insiste nell’ostentare un’erudizione verbale squisitamente fine a sé stessa, arricchita da una spocchia senza limiti, che non fa altro che isolarlo dagli altri. Oltretutto legge trattati di psicologia, saggistica e narrativa, senza peraltro riuscire a trattenere più di tanto, a voler essere gentili. La sua immane schizofrenia non lo abbandonerà, nemmeno quando, per essa, attraverserà pericoli non indifferenti.

 

Cosa si ottiene da un presupposto del genere? Un romanzo assurdo e divertente. Pagina dopo pagina ti trovi a pensare, ed ora cosa si inventerà? Riesce a tratteggiare le proprie follie secondo una logica stringente, che in più di un’occasione ti fa chiedere, ma i pazzi siamo noi, o lui? E’ un pazzoide d’arroganza talmente indifesa da suscitare simpatia. Persino solidarietà in certi momenti, tanto coinvolgente ed impeccabile suona la sua folle logica. La narrazione in prima persona rende il racconto ancora più realistico (!) e accattivante.  Forse grazie a questo, Arturo riesce a non impietosire per pateticità. Anzi, una volta entrati in sintonia col suo mondo lo si segue facilmente, col classico rammarico subentrante a lettura terminata. Unanime il giudizio della critica e anche quello, a volte ben più avveduto, del pubblico; tanto  che l’ottimo Fante ha pensato bene di sgranare le avventure dell’impareggiabile Arturo Bandini su altre tre storie, ognuna delle quali ha avuto ancora più successo, di pubblico e critica. Partite da questa e smazzatevele tutte, è l’ovvia raccomandazione.