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PRIMO LEVI - IL SISTEMA PERIODICO

23 APRILE 2019

 

Nel 1975 Primo Levi pubblica “Il sistema periodico”, una raccolta di racconti assai particolari.  Ognuno di questi racconti è intitolato ad un elemento chimico, e sono di pura fantasia, tranne in alcune occasioni, nelle quali l’autore sconfina, più o meno velatamente, in un’autobiografia travestita da narrazione. Come Argon, il racconto che apre l’opera, che è un pretesto per paragonare i gas nobili, di cui appunto Argon fa parte, per darci un quadro generale della popolazione ebrea piemontese a cavallo tra le due guerre, quindi quella maggiormente conosciuta e frequentata da Levi. Oppure Ferro, la stabilità e la durezza dell’elemento viste nella proiezione dell’amico fraterno dell’autore, Alessandro Dalmastro, che a differenza di Levi non riuscì a scampare alla mattanza dei primi anni Quaranta, perendo per mano dei fascisti. La permanenza di Levi a Monowitz fa da pretesto per la narrazione di Cerio. Lui e l’amico Alberto Dalla Volta riusciranno a produrre degli accendini primitivi grazie alla lavorazione grezza di Cerio, materiale simile al ferro; vendendo gli acciarini, riescono a procurarsi il pane che permette loro di sopravvivere per l’intera durata della prigionia, arrivando vivi al sospirato momento della liberazione. Ma l’episodio più toccante che Levi ci riporta, camuffandolo da racconto dedicato a un elemento chimico, è Vanadio. In esso, l’autore ci narra l’esperienza singolare, e per certi versi sconvolgente del ritrovare in tempo di pace, per una questione lavorativa, il capo del laboratorio chimico di Auschwitz, dottor Muller. I due intraprendono una corrispondenza privata e decidono di incontrarsi, ma il colpo di scena è dietro l’angolo. L’ultimo racconto direttamente collegato all’esperienza vissuta è Oro, nel corso del quale Levi fotografia la propria cattura nel dicembre del 1943 e la vita, si fa per dire, da prigioniero come partigiano.

 

In alcune circostanze, l’elemento autobiografico è più strettamente correlato allo stesso autore ed alla sua attività di chimico, come in Nichel, ove la finzione nasconde il suo impiego all’amiantifera di Balangero, peraltro non citata nel testo, oppure in Fosforo, dove troviamo anche lo sconfino sentimentale dell’incapricciamento per Giulia, una collega di lavoro già “occupata”, la cui vicenda poi susciterà non pochi rimpianti in Primo. Stagno contiene la cronaca del tentativo da parte dell’autore di svolgere un’attività da libero professionista, specificatamente nel campo delle vernici. Idrogeno e Zinco sono più direttamente riferiti alle prime esperienze di Levi come chimico, prima del disastro sconvolgente del conflitto mondiale. Molti trasudano risvolti inopinatamente divertenti, come in Azoto, dove Primo cerca invano d’ottenere un ricavato (allossana) che dovrebbe poi innestare in una particolare qualità di cosmetici destinati al mercato di tipacci con pochi scrupoli (e forse anche per questo il lavoro non gli riesce come certamente potrebbe). O Titanio, che coglie il dialogo surreale tra una bambina ed un imbianchino, intento a dipingere mobili ed elettrodomestici della casa. Sarcasmo alla Buzzati in Arsenico, storia di un vecchio ciabattino, cui un concorrente giovane regala ufficialmente zucchero, in realtà, appunto, arsenico.

 

Normalmente in questa rubrica recensisco romanzi o più raramente libri di saggistica; questa è la prima raccolta di racconti di cui mi occupo, e lo faccio volentieri, perché mi sembra di cogliere un’importanza capitale in queste pagine, per Levi e per la letteratura italiana in generale. Perché anche qui, come nella Tregua o in Se questo è un uomo, tornano inevitabili le agghiaccianti esperienze da deportato, ma la novità de “Il sistema periodico” consta nel fatto che Levi ci mostra quanto abbiano influito, per non dire intaccato, la sua attività di chimico.

Un’attività cui Levi aveva mosso i primi passi prima d’essere internato, e che riprende ad esercitare subito dopo il ritorno a casa. L’opera di fantasia, presente comunque nella gran parte dei racconti, è mirabile e lucida: imperdibile. Vanadio e Carbonio a parere di chi scrive le tracce più significative, ma tutte sarebbero ampiamente degne di menzione. “Il sistema periodico” è la testimonianza del suo aver voluto riabbracciare immediatamente la vita senza lasciare spazio a rimugini di sorta. Anni più tardi purtroppo, il destino avrebbe presentato un conto amaro.