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TRE PASSI INDIETRO

20 MARZO 2019

 

Metà maggio, una stazioncina di campagna, pressoché deserta. Un uomo ben vestito e dall’aspetto curato, occhiali da sole e ventiquattrore. L’espressione del viso non lasciava trasparire alcuna emozione. Dopo alcuni passi si fermò presso la banchina, appena oltre la striscia gialla. Nel silenzio assoluto, si sarebbe potuto sentire il battito irregolare di un cuore travolto da emozioni inscindibili l’una dall’altra, che ancora lo trattenevano lì, ad un passo dal Viaggio. L’assurdità di quella solitudine lo stava ormai stringendo d’assedio, quando il vociare allegro e confusionario di alcuni bimbi rincorsi invano da mamme preoccupate attraversò in un balenò la piccola stazione, per poi scomparire oltre l’uscita. L’uomo sembrò vacillare a quell’inaspettato scoppiare di vita, ancora di più che di fronte al silenzio assordante che l’aveva preceduto. Trasalì, sentendosi toccare alle spalle: giratosi, vide davanti a sé una vecchietta, che gli chiese l’ora di passaggio di un convoglio. Il viso rassicurante, l’espressione dolce, strinse con calore le mani dell’uomo, (“lei mi ricorda mio figlio che è andato a stare lontano, non lo vedo da anni, sa?”) prima di andarsene a passettini minuti, silenziosi. Adesso era rimasto finalmente solo, sempre ai margini della banchina, quando un imperioso profumo di tigli lo pervase, obbligandolo suo malgrado ad inebriarsene. Allora capì. E fece tre passi indietro.