Home Un libro in quindici giorni MARCO MISSIROLI - ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO

MARCO MISSIROLI - ATTI OSCENI IN LUOGO PRIVATO

22 GENNAIO 2019

 

Libero Marsell ha dodici anni e s’è appena trasferito da Milano a Parigi con la famiglia. La sua non è una famiglia, diciamo così, tradizionale; oppure diciamo che è sin troppo allineata al concetto moderno e discutibile di famiglia. La moglie inizia presto a cornificare il padre, e non in modo discreto; col miglior amico di quest’ultimo, Emmanuel. Il quale, a sua volta con classe e discrezione, frequenta quotidianamente con la sua ragazza (!) la famiglia di Libero e flirta alla luce del sole con la padrona di casa, fino a provocare la separazione dei genitori del ragazzino. Ben indirizzato da questo brillante esempio, l’adolescente inizia a coltivare le prime turbe sentimental-sessuali.

L’ambiente della Parigi-bene in cui si trova a crescere, particolarmente il cafè Deux Magots, e l’amicizia di una bibliotecaria riflessiva e nostalgica chiamata Marie, trentenne che stabilisce fin da subito un rapporto piuttosto ambiguo col ragazzo, fanno il resto. Libero inizia a provare una certa impellenza d’esperienza nel campo. Le vicende della vita poi, urgono e colpiscono con durezza: la morte del padre separato quand’è ancora giovane, la prima, devastante, esperienza con Lunette, irrequieta e tormentata in perfetto stile parisien, la crescente preoccupazione del ragazzo su qualità e quantità di performance, con gli inevitabili paragoni coi suoi amici in Francia e persino quelli vecchi di Milano.

Proprio nella metropoli milanese il giovane Libero si trova a tornare presto, al momento d’entrare all’università, che inizia a frequentare circondato da nuove amicizie, nuove letture esistenziali e nuove tormentose puntate della sua ormai germogliata vita passionale. Il centro della vita sociale diventa una pittoresca trattoria sui navigli, di Giorgio. Oltre alla veemente pulsione sessuale, in Libero si fa largo, dopo l’iniziale repulsione maturata nei primi tempi in Francia, una passione strabordante per la letteratura, meglio se di nicchia ma anche più meramente popolare. Meglio ancora se accompagnata da buoni ascolti. E le pagine si popolano di citazioni sterminate, Buzzati, Hemingway, Vargas Llosa, Salingen,  Miller, Silone, Orwell, la Duras, Proust, Maigret, Faulkner, Camus. Piuttosto che Rolling stones, Doors, Dire Straits, Pink Floyd e via mitizzando.

Nel prosieguo della vita, perché per fortuna ogni tanto c’è anche un po’ di narrazione, non molta peraltro, Libero si prende ancora un paio di sbandatine prima di trovare la consacrazione definitiva, a livello sentimentale/mentale/sessuale per Anna. Intanto la madre di Libero si vede diagnosticare un tumore, ovviamente maligno, e riprende col figlio contatti che dal suo trasferimento in Italia in poi s’erano un po’ annacquati. Quando la donna s’arrende al male, per il romanzo il discorso si chiude. Dopo aver condotto il protagonista al culmine di quello che lui definisce adultità, Missiroli ritiene conclusa la parabola di Libero e ne interrompe di botto la storia.

Tanto per essere brevi e scortesi, non leggete questo libro. A meno che non siate parenti, amici o die-hard fans di quest’autore per le opere precedenti. Un’inutile, scombinata, illogica fiera di luoghi comuni sullo sviluppo sessuale, traumi e scoperte, timori e speranze, gioie e dolori dall’età pre-adolescenziale in poi. Tutto già scritto meglio, da tanti, in ogni epoca. Le situazioni erotiche si ripetono con poca immaginazione e cadenza quasi pendolare d’un modo avvilente, almeno Murakami in “Norwegian wood” disseminava sesso meno prevedibilmente e più fantasiosamente a livello di particolari.

Fosse solo quello. Non c’è trama, la narrazione è scarna, pressochè assente, vaga incerta intorno alle due fasi della vita di Libero, quella parigina e quella milanese, fino alla pagina triste della fine della madre e del romanzo intero, nel corso della succitata adultità. Le pagine scorrono irrilevanti, senza particolari scombussolamenti emozionali, cercando inutilmente di affascinare il lettore sulla complessa, mutabile psicologia del protagonista, che invece non suscita mai né comprensione, né solidarietà o particolari sentimenti al di là d’una serpeggiante indifferenza. Il libro non attira. Il sesso ostentato più che imbarazzare annoia, la pochezza dell’argomento fa si che la lettura scivoli via leggera e dimenticabilissima.

Missiroli non scrive male, sebbene talvolta s’incarti nell’eccessiva ricercatezza di stile. Speriamo in qualcosa di più consistente e piacevole in futuro. Ma “Atti osceni in luogo privato” non da alcun spunto d’interesse, sormontato com’è da un implacabile e morboso deja-vu.