Home Un libro in quindici giorni AMELIA GIMENEZ-BARTLETT - GLI ONORI DI CASA

AMELIA GIMENEZ-BARTLETT - GLI ONORI DI CASA

19 DICEMBRE 2018

 

Nel commissariato di Barcellona, l’ispettore Petra Delicado si trova alle prese con quello che con un inglesismo un po’ fastidioso oggi si definisce cold case. Alcuni anni prima uno stimato imprenditore del tessile, Adolfo Siguan, viene trovato morto in una casa di appuntamenti, dove il vecchio virtuoso s’incontrava con ragazzine di primo pelo, prostitute giovanissime raccattate dalla strada. Siguan, secondo l’indagine dell’epoca, è stato ucciso da un magnaccia, a sua volta poi fatto fuori da uno sconosciuto, per motivi altrettanto sconosciuti. L’indagine era forse stata archiviata troppo frettolosamente.

Quando adesso l’ispettore riprende il fascicolo tra le mani, all’inizio lo fa con noia misto scetticismo, convinta di trovarsi obbligata ad una inutile perdita di tempo che non porterà a risultati migliori rispetto a quelli già ottenuti. Insieme al suo vice, Fermin, scoprono dapprima una serie d’incongruenze che riaccendono l’interesse sul caso e i dubbi sulla formula con cui lo stesso è stato archiviato. Naturalmente però non è semplice ripercorrere piste già battute invano un lustro prima. La ragazza con cui il buon Siguan s’intratteneva peccaminosamente viene fatta fuori in modo cruento e misterioso solo pochi giorni dopo esser stata interrogata dalla polizia. Da un dettaglio, uno scorcio di traccia, si fa strada la pista della mafia italiana, che ha allargato i propri tentacoli sino in Spagna, sotto le sembianze d’un poco fantasioso Franco Catania, killer mercenario assoldato dalle cosche. Alla ricerca del quale, Delicado e Fermin volano in Italia, più precisamente a Roma, ultimo domicilio conosciuto del malvivente.

Una volta nella città eterna, i due investigatori spagnoli s’interfacciano con l’ispettore di polizia Maurizio Abate e la sua seconda Gabriella, iniziando a portare avanti in gruppo indagini a tappeto. Non mancano, in verità, contrasti interni alla squadra, visti i caratteri fumantini e rigidi dei due più alti in grado, ma i risultati non tarderanno ad arrivare. Abate e Delicato escogitano un piano ingegnoso per catturare Catania e obbligarlo a parlare, ma un imprevisto in corso d’opera porta all’assassinio del killer italiano (e al quasi ferimento della poliziotta spagnola), chiudendogli invece la bocca per sempre. Richiamati poi in patria da altre priorità, Fermin e Petra rientrano con la delusione di chi ha proferito il massimo impegno per raggiungere risultati trascurabili. Ma le indagini sono tutt’altro che concluse, e il filo sottile che congiunge Italia e Spagna non si spezzerà, anzi, porterà ad una collaborazione forse persino più proficua a distanza che a contatto. Ci fermiamo qui con la trama, anche se di sviluppi ve ne saranno ancora, per chi avrà la pazienza di coprire l’intera distanza di cinquecento e rotti pagine del romanzo, edito di Sellerio.

Non è semplice dare un giudizio complessivo dell’opera, perché raramente come in questo caso, lo stile narrativo e l’efficacia della trama (intreccio, prospettiva, verosimiglianza) viaggiano parallele, senza mai incontrarsi. I dialoghi della Gimenez Bartlett è spesso elementare, talmente naif da risultare in alcuni tratti stucchevoli, con battute raffazzonate o scontate. I personaggi sono in qualche caso tirati all’eccesso delle proprie peculiarità, come l’ispettore Delicado sempre e comunque la megera inflessibile scostante o antipatica, Fermin il bonaccione cane di compagnia tranquillo e fedele e via discorrendo. Diverso il discorso più prettamente tecnico. Malgrado l’apparente semplicità dell’antefatto (il classico cold case ripristinato), la narrazione si snoda attraverso canali complessi ed industriosi, con variazioni sensate e logiche che portano ad una conclusione del tutto opposta a quella che una lettura superficiale od una prima impressione, per quanto meditata, poteva suggerire.

Forse l’autrice ha cercato di alleggerire con colloqui da sit comedy le atmosfere pesanti tipiche del genere; un tentativo, in sostanza, di  mediare il noir con la commedia; agli occhi del lettore medio ottiene risultati alterni, agrodolci; talvolta apprezzabili, in altri casi deludenti. Giusto aggiungere che la lettura risulta comunque scorrevole e non appesantita dal dualismo forma-sostanza.