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ESKHOLT NEVO - NOSTALGIA

20 NOVEMBRE 2018

 

Due giovani conviventi israeliani, Noa, da Gerusalemme e Amir, da Tel Aviv, si trasferiscono in un paesino più o meno equidistante dalle due citta, denominato Castel, dal quale progettano di portare avanti la propria convivenza perseguendo i propri interessi professionali: la ragazza studia fotografia e lui psicologia. Il villaggio dove i due vanno ad abitare è un ex possedimento arabo, rilevato da una comunità ebraica, proveniente dal Kurdistan e ivi insediatasi.

Nel cortiletto in cui abitano, ci sono altri nuclei famigliari. I padroni di casa, gli Zakian, diventano presto i loro migliori amici. Un rapporto di buon vicinato si svilupperà anche con altri ebrei del posto: una famiglia segnata da un dolore tremendo: la morte del figlio maggiore Ghidi, caduto nel corso della guerra col libano, il cui lle e con una famiglia che vive nei dintorni, segnata dalla tragedia della morte di uno dei figli, ucciso in Libano e il cui secondogenito s'attaccherà in maniera viscerale ad Amir, nel quale rivede ovviamente il fratello perduto. A completare la galleria dei personaggi un muratore palestinese, Saddiq, che si trova a lavorare nei paraggi.

Dopo alcune settimane, il muratore si rende conto che la casa dove abitano ora Amir e Noa altri non è che l'abitazione dalla quale la sua famiglia aveva dovuto fuggire. In lui, che possiede ancora l'antica chiave usata dai suoi all'epoca, nasce il desiderio d'entrare nell'appartamento per rivederlo. Finchè mette in pratica il proposito. Non l'avesse mai fatto: lo beccano proprio mentre, una volta entrato, stringe tra le mani un gioiello appartenuto alla madre, e lo arrestano come fanatico terrorista...finchè l'attentato, alla fine, si verifica veramente, ma non c'entra Saddiq.

Soggiunge, puntuale come il canone rai, la crisi di mezza convivenza tra Noa e Amir, e sapete come l'affrontano? Con la più classica, banale e ritrita pausa di riflessione e temporanea separazione. Nel frattempo un amico di Amir, trasferitosi in America, annuncia il proprio ritorno.

 

"Nostalgia" di Eshkolt Nevo, è un romanzo davvero brutto. Una storia che, prima di tutto, non ha una trama vera e propria; instilla un pezzo di vita inventata a corredo di un attentato realmente accaduto, quello in cui cadde vittima il Primo Ministro di Israele e Ministro della Difesa Yitzhak Rabin. Peccato che quel pezzetto di vita suoni slegatissimo, agli occhi del lettore. Non è sorretto da una cornice temporale, non ha logiche che giustifichino la narrazione, è come una fotografia di vita scattata a caso e messa lì, senza l'illustrazione di un contesto, indizi che portino a ricostruire un prima e quanto meno ad ipotizzare un dopo. Infatti termina di colpo, quando potrebbe aver avuto cinquanta pagine in meno o cento in più e sarebbe stata la stessa cosa.

 

La storia di Amir e Noa, per giunta, non desta alcuna emozione. Potrebbe essere una qualsiasi più o meno travagliata, più o meno incasinata storia di convivenza di una coppia qualsiasi del mondo. Non c'è il minimo elemento distintivo che riconduca la loro storia nell'ambito della delicata situazione socio-politica in Israele, che si suppone essere uno dei nemmeno tanto velati scopi dello scrittore nella stesura dell'opera. Anche il continuo variare della voce narrante, che s'alterna paragrafo dopo paragrafo per tutti o quasi i personaggi, senza che vengono indicati, dunque sballottando di continuo il lettore da una situazione all'altra con annessi e connessi, non rende la lettura scorrevole.

 

I colloqui sono elementari, talvolta superflui, ostentanti normalità come se Nevo volesse infondere leggerezza a tutti i costi, con lo scopo in realtà d'amplificare la cupezza d'una realtà perennemente in bilico tra tregua e conflitto, sciagura e oasi, ma la percezione di pericolo e precarietà non traspare mai da nessun carattere, da nessuna storia o dialogo. Un romanzo deludente, che non lascia alcuna sensazione, quale essa sia.