Home Un libro in quindici giorni ANDREA DE CARLO - NEL MOMENTO

ANDREA DE CARLO - NEL MOMENTO

12 OTTOBRE 2018

 

Luca, romano, età non specificata ma intorno ai quaranta, ha già operato un paio di cambiamenti importanti nella sua vita, a livello professionale e famigliare. Dopo la separazione dalla moglie s’è trasferito in campagna, dove ha aperto con la compagna Anna ha aperto un centro equestre Nonostante l’impegno risulti abbastanza gravoso, l’entusiasmo e la forza di volontà porta la coppia ad ingranare in tempi ragionevoli ed ottenere risultati lusinghieri. Finchè una brutta mattina di marzo, grigia e ventosa, Luca incappa in una brutta caduta da cavallo, che lo lascia semisvenuto su una stradina all’ingresso d’un bosco. Quando riprende conoscenza, con fatica, al dolore fisico s’aggiunge l’intrusione d’un malessere psicologico, subentra un disagio inspiegabile, che lo riempie di rigetto alla sola idea di rientrare al centro. Se ne rende conto sin dall’inizio, con un senso di sgomento misto sconforto. Con grosse difficoltà riesce ad alzarsi, per ricadere presto a terra. Passa una macchina sul sentiero sterrato a folle velocità e per qualche provvidenziale chimica celeste non lo maciulla. Si ferma invece a raccoglierlo, e Luca s’issa con fatica sulla vettura. La sua salvatrice è una creatura incasinatissima, esattamente come l’automobile che guida senza cura, di nome Alberta, in piena crisi col proprio convivente Riccardo, crisi che sfocerà in una greve causa per affidamento di minore. Alberta chiede sbrigativamente a Luca se deve portarlo in ospedale o dove; lui invece chiede di poterla seguire a casa sua. Alberta, poco impressionata o stupita dalla richiesta, acconsente senza battere ciglio e porta Luca a casa sua. Da principio lo tratta come un soprammobile, senza considerarne la presenza E lo rende passivo partecipe della sua vita caotica, in una casupola disordinata, preda di scadenze improrogabili da sostenere tramite lavori precari e il contrasto infinito per la custodia del pargoletto con Riccardo. Qui ha inizio la metamorfosi di Luca. Invece di tornare a casa, o quanto meno al pronto soccorso, e cercare di far ripartire il flusso interrotto della propria esistenza, esita ed assapora l’imprevedibile sviluppo di quell’uggiosa mattinata di marzo, rendendosi conto d’essersi sentito, fino al momento di quella caduta, “perfettamente infelice”. In quest’istante imbocca un sentiero senza ritorno, una svolta che raggiungerà il suo culmine dopo che, in circostanze tragiche, Luca incontrerà Maria Chiara, la sorella di Alberta. Completamente raccontato in prima persona, questo romanzo di Andrea De Carlo ha una trama infinitamente semplice, ma è dotato d’una scrittura complicatissima, da renderne del tutto fuorviante una lettura veloce. Sin dalle primissime pagine, l’autore decide di descrivere ogni minima sensazione che può essere causa od effetto dell’azione, espone la base psicologica che da vita all’azione, ne enuncia ogni singola mutazione, sino alla trasformazione definitiva, praticamente per ogni singola azione narrata. Esempi: Il risultato è denso, spesso come una torta sacker, da seguire con attenzione per coglierne totalmente l’essenza ed ottenerne una giusta immagine nella mente. Spesso deborda, come quando spara dentro venti congiunzioni, quasi sempre “e” in una frase, e si fa davvero fatica. Ma in altri casi il risultato è esaltante, frutto della cura maniacale dell’autore per dare forma compiuta ad una delle più complete messe a nudo di soggetti, mai reperibile in opera letteraria. Capolavoro o schifezza, troppo soggettivo per classificarlo definitivamente. A me sembra geniale, complicato ed avvincente.