Home Un libro in quindici giorni MORDECAI RICHLER - LA VERSIONE DI BARNEY

MORDECAI RICHLER - LA VERSIONE DI BARNEY

20 MARZO 2018

 

La versione di Barney, ovvero l’ultimo grande successo dello scrittore canadese Moderai Richler, pubblicato nel 1997, quattro anni prima della prematura scomparsa. Barney Panofsky è un produttore televisivo e cinematografico di grido ed assai abbiente, protagonista di una vita in genere trascorsa assai sopra le righe, che a un certo momento si trova coinvolto in un accusa d’omicidio. Barney è innocente e non vede l’ora di gridarlo ai quattro venti, ma non trova miglior modo possibile per farlo che avventurarsi in un’autobiografia che vorrebbe nelle intenzioni risultare seria e probante della sua estraneità, e invece rappresenta un caleidoscopio di emozioni frullate, ricordi vividi od offuscati profusi a volontà, citazioni storiche traballanti, aneddoti filtrati attraverso troppe notte nebbiosamente etiliche.

Noi non crediamo davvero che il buon Barney, le cui criticabili qualità empirebbero un elenco telefonico, possa davvero aver assassinato l’amico Boogie. Certo che la sua autodifesa è del tutto controproducente, il ritratto di uno psicopatico non pericoloso, ma incoerente, menefreghista, specialmente verso sé stesso, straordinariamente auto indulgente e sempre disponibile a lasciarsi andare, mettendo a tacere in un amen coscienza e morale. Ma non è un killer, e il lettore potrà restare leggermente interdetto nel rendersi conto che Richler impiega oltre cinquecento pagine a mettere in chiaro questo punto, in fondo l’unico che conti. Ma se preso dal verso giusto, ossia il suo, Barney Panofsky vi intrigherà

 

Allora. Barney gestisce una casa di produzioni il cui nome la dice lunga (“Totally unnecessary productions” – non credo serva la traduzione). Non è mancante di talento, il problema che ama scialacquarlo nel fancazzismo, nel mai tramontato feeling con l’alcool, coi sogni irrealizzabili e con le donne, il cui pensiero per lui è un tormento costante, si trova ogni volta a pensare a qualcuna d’irraggiungibile, e la femmina che lo fa penare non è mai quella che ha accanto in quel momento, si spiegano facilmente così i tre matrimoni, fallaci come foglie al vento.  Solo per l’ultima moglie, la mitica Miriam, Barney perderà completamente la testa e piangerà come un pulcino indifeso le notti in cui ne avvertirà più pungentemente la mancanza, ma qualcosa (o qualcuno…) ha fatto si che lei sparisse per sempre. Il che installa una specie di sordina nella vita di Barney, che inizia a vivere come sotto anestesia, sempre sull’orlo tra eccitazione e abbattimento. Nulla può turbarlo più di tanto o farlo spaventare o preoccupare a morte, tanto lei non c’è. Anche quelli che “pretendono io abbia fatto fuori quel citrullo di Boogie”, in fondo in fondo non gli avvelenano la vita più di tanto.

Non bisogna sottovalutare poi il fatto che il buon Panofsky è malato di Alzheimer, e le imperfezioni che sostiene, gli strafalcioni, gli errori vengono perfidamente sottolineati da una nota a margine nella stessa pagina…giusto per dovere di cronaca, riportiamo ancora che la causa del decesso dell’amico-nemico Boogie sarà ben diversa di quella ufficialmente constatata, e sarà proprio Barney a scoprirla, in modo del tutto rocambolesco, in perfetto stile-Panofsky.

 

Leggete pure la versione di Barney perché ridere, fa ridere. Ci sono momenti irresistibili, basta pescare bene nell’immensità degli scritti. Altre volte vi verrà voglia di lanciare il libro dal balcone e magari colpire in testa il vicino antipatico. E’un buon antidepressivo, potete passarci ore, basta tener sempre presente che non esistono fili logici da seguire e che le quasi cinquecento pagine sono sostanzialmente composte da pezzettini di argomenti e situazioni iniziate, interrotte, riprese, terminate, riaperte, (forse) concluse, in un continuo concatenamento.

Naturalmente se lo scopo ultimo della narrazione (la discolpa) verrà raggiunto, lo si potrà scoprire, intuire, si potrà credere di averlo indovinato, tutto si perde nel caleidoscopio d’una storia coloratissima e folle. Da approcciare senza pregiudizi e senza irritazione: nel momento in cui la storia sembra avvitarsi su sé stessa, il colpo di genio è (quasi) sempre dietro l’angolo