Home Un libro in quindici giorni EDOARDO ALBINATI - LA SCUOLA CATTOLICA

EDOARDO ALBINATI - LA SCUOLA CATTOLICA

6 NOVEMBRE 2017

 

La scuola cattolica, di Edoardo Albinati, premio Strega 2016, milletrecento pagine, romanzo. Tutto giusto tranne il finale, perché solo per dibattere se questo libro possa essere definito romanzo, saggio o chissà che, servirebbero tempi e spazi di cui purtroppo non dispongo. Non è un romanzo nel senso canonico del termine, e se lo fosse, lo sarebbe autobiografico. Un saggio che attinge a un passato rivisto con occhi disillusi e un’apertura mentale totale, acquisita in anni di duro esercizio. Un’apertura che porta Albinati a scrivere con coraggio straordinario su situazioni drammatiche e scabrose, quasi tutte risalenti a quegli anni fatidici che erano i settanta; la stessa che viene richiesta al lettore.

L’argomento di base è il delitto del Circeo, settembre 1975, sul quale non mi dilungherò in sede di commento. Quello che conta sono le elucubrazioni, potenti e smisurate, brillanti ed impreviste che lo scrittore, la cui principale attività è, non a caso, l’insegnamento nel carcere di Rebibbia, profonde a piene mani nell’opera. Le motivazioni recondite e di ardua comprensione che portarono ragazzi della cosiddetta Roma bene a infierire sino allo stupro e all’assassinio su ragazze del “volgo”; il reiterare a distanza di un trentennio il crimine stesso (il duplice omicidio di Izzo nel 2005, che ha spinto Albinati a concepire e realizzare il lavoro. Individui persi nella nebbia del male, fuoriusciti dalla stessa scuola cattolica che aveva formato l’autore (e non solo: anche l’altrettanto celebre scrittore Marco Lodoli). Ma non è tanto sul loro profilo che l’autore si basa: non vuole, “La scuola cattolica”, essere un’approfondita e noiosa analisi psicosomatica di soggetti di cui “non avresti mai detto che…”. Veri protagonisti sono le essenze di una generazione e le disfunzioni straordinarie (sociali – politiche – economiche) che han portato alla sua unicità ed alla necessità di trattarne.

 

Così, adottando uno stile narrativo assai particolare, mediato tra il celebre stream of consciousness di joyciana memoria e le più colorate sfaccettature del pensiero universale, di cui l’Uomo senza qualità di Musil rimane uno degli esempi più brillanti, Albinati trascorre anche centinaia di pagine sullo stesso argomento, senza annoiare. Certamente ossessionato dal sesso, ossessione che ritiene essere una delle cause scatenanti e non l’unica, e nemmeno la principale, degli stupri; s’avventura, nel campo, in una catarsi lucida e coraggiosa, citando episodi crudi, azioni e reazioni, conseguenze prospettive. Ma la stessa analisi investe poi con crudezza i campi più disparati, le istituzioni, la crescita, la morale, solo per tornare a tracciare compiutamente la scheda completa della società oscura, morbosa, dei nostri anni settanta.

Illuminante anche la “collezione di aforismi”, ad opera dell’amatissimo professor Cosmo, dallo stesso redatti in punto di morte, naturalmente spazianti a trecentosessanta gradi, tratteggiati con traiettorie imprevedibili, offrono codici di geometrie esistenziali, per citare Battiato.

 

Doveroso inoltre rilevare che una sezione narrativa è pur presente ne “La scuola cattolica”. E’ avvincente e non manca di colpi di scena, seppur concentrata in alcune decine di pagine verso la fine del libro. La figura più rilucente di questo settore è certamente Leda, sorella di Arbus, l’ingegnoso e parzialmente dissociato compagno di scuola di Albinati. Nella complessità del carattere, nella controluce degli sguardi e dei penetranti silenzi che diffonde, Leda è il personaggio chiave dell’intera opera. E nel piccolo grande dramma che si consuma proprio sul finale ai danni di Cassio Maiori, è lei a rubare la scena tramutandosi in eroina indimenticabile quanto sfuggente, effimera. Come lo è in fondo la vita, sembra l’autore dimostrarci in tutte queste pagine di profonde e crude riflessioni. Ma è solo una parte del messaggio, immenso e sfaccettato com’è l’intera opera. Leggetelo con fiducia e pazienza, ma sempre con intento e passione, lasciatevi stupire dalla vasta cultura e dalla sintassi colta, ricercata che Albinati utilizza costantemente; non rifiutatelo a priori. Si dice che l’apparenza inganni; in questo caso, è la mole. Ma se fosse questo il parametro, non avremmo nemmeno mai letto Moby Dick o l'Ulysse.