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un libro in quindici giorni

GESUALDO BUFALINO - DICERIA DELL'UNTORE

10 GIUGNO 2010


TITOLO: DICERIA DELL’AUTORE

AUTORE: GESUALDO BUFALINO

ANNO: 1981

EDIZIONI: SELLERIO

La vicenda si svolge in un sanatorio di Palermo, la Conca d’Oro, che accoglie pazienti reduci dalla guerra, in teoria per infondere guarigioni e preparare al reintegro nella vita quotidiana. Il protagonista e voce narrante è uno di questi pazienti. Fin dalle prime immagini che Bufalino ci trasmette, appare invece chiaro che nessuno sopravvivrà. Che il sanatorio altro non sia, che una (non sempre) pietosa anticamera di una fine inevitabile.

Per l’uno o l’altro verso, tutti i personaggi racchiudono in sé un alito di morte, il consapevole, ineluttabile sentore del loro destino. A tal proposito, l’autore accenna più volte al “silenzioso accordo” di non sopravviversi, vigente tra i pazienti. Le movenze, i modi di fare e di parlare, i sarcasmi, i crudeli cinismi non fanno altro che mascherare una condanna latente che con tempistiche differenti ma in modo implacabile s’abbatterà su di loro.

Ciononostante, ci sarà qualcuno che guarirà e rientrerà nel mondo reale: il nostro protagonista. Non prima però di essere passato attraverso le forche caudine di un amore surreale e condannato, con Marta, giovane pallida e molto ammalata, dal passato oscuro e chiacchierato, con la quale dopo varie peripezie riesce a concedersi una licenza-fuga al culmine della quale però la ragazza, sfinita dalla malattia, muore. In questa circostanza il giovane ne scopre anche le origini ebree, e si strugge al pensiero delle ulteriori sofferenze che in quel preciso momento storico la ragazza doveva aver patito.

Il giovane sopravvive, ritorna alla vita. L’indistinto senso di colpa, derivante dal privilegio ottenuto, lo porterà a scrivere la sua testimonianza, la diceria, appunto.

E che scrittura! Fin dalla curatissima introduzione, l’autore ci investe con la sua incommensurabile conoscenza dei termini, la ricchissima proprietà di linguaggio, allegorie, perifrasi, in un’illimitata tavolozza di colori. Non a caso, Bufalino amava ribadire che sulla leggendaria isola deserta, la cosa che più avrebbe gradito sarebbe stata un buon vocabolario. Quasi fisiologica, l’assegnazione a quest’opera del prestigioso premio Campiello, nel 1981.

 

ANDREA VITALI - LA SIGNORINA TECLA MANZI

1 GIUGNO 2010


TITOLO: LA SIGNORINA TECLA MANZI

AUTORE: ANDREA VITALI

ANNO: 2004

EDIZIONI: MONDADORI

Un brigadiere sardo ed un appuntato siciliano, che convivono in caserma nella reciproca antipatia, facendosi una guerra subdola nella quale spesso fa le spese il timido carabiniere semplice bergamasco. Cadaveri scambiati tra cimiteri lontani quasi cento chilometri l’uno dall’altro. Pseudo guaritori che fanno la propria fortuna irridendo creduloni. Un usuraio senza scrupoli del quale il tesoro accumulato sembra perduto per sempre, invece è più vicino che mai.

Sopratutto una figura di donna secca e vecchia, (“un sacchetto d’ossa”) e la sua famiglia, talmente disgraziata da poter essere solo ciò che è: immaginaria. Ma è lei che rappresenta il comune denominatore di tutte queste vicende.

“La signorina Tecla Manzi” non delude le aspettative dal lato prettamente narrativo. Gli avvenimenti s’incastrano come in un meccanismo ben oliato e il finale rimette opportunamente in gioco la figura femminile descritta nei primi capitoli, che ozia in un limbo a sé per l’intera opera, dandole un senso e una funzione insospettabile sino a quel momento.

Dal punto di vista espressivo, trattasi di un romanzo che consta di uno stile essenziale. Esposizione di fatto nudo e crudo, arricchito spesso da citazioni storiche, e raccontato con periodi costituiti anche da una sola parola, un suono, un’esclamazione.

Scene anche brevissime, flashes, aggiornamenti dai vari campi su cui la partita si sta giocando, in attesa che tutto porti a un finale compiuto.

Vitali fa il giornalista di cronaca, senza fronzoli o abbellimenti che evidentemente ritiene superflui. Come le descrizioni paesaggistiche, pressoché nulle. Resta da vedere se questo sia una qualità positiva, ma è indubbia la capacità di dare subito un’identità e una riconoscibilità molto efficace ai personaggi e di trasferire il lettore al cospetto di ogni scena a godersi lo spettacolo. Magari talvolta eccedendo nel turpiloquio, ma tessendo un’opera godibile e (fin troppo) scorrevole.

 

HARRY BERNSTEIN - IL SOGNO INFINITO

22 MAGGIO 2010


TITOLO: IL SOGNO INFINITO

AUTORE: HARRY BERNSTEIN

ANNO: 2008

EDIZIONI: PIEMME


Harry Berstein, autore e personaggio di questo romanzo nel quale narra un periodo particolare della propria vita, è il penultimo figlio di una numerosa famiglia ebrea di origini polacche, che ora vive nel Lancashire, in estrema povertà. Il padre alcolizzato e violento, avido ed assente; la madre che s’ingegna in tutti i modi per il sostenimento economico e coltiva un sogno per sé e per i sei figli, in nome del quale spenderà l’intera esistenza.

Il sogno è l’America, la panacea di tutti i mali, come riteneva Ada Bernstein, vera protagonista dell’opera. Nel 1922 il piano si realizza, ma siamo solo all’inizio di una pirotecnica sequela di avventure. Per quanto ancor giovane, Harry sarà sempre in prima fila nel sostenere la madre durante i primi anni vissuti al di là del continente, visto che i fratelli maggiori se ne vanno di casa uno dopo l’altro e l’ultimo non ha ancora dieci anni. L’amore devoto di Ruby, con cui Harry percorrerà 67 anni di cammino, è l’altro punto focale del libro. Sei anni dopo la sua morte, Harry, ormai alle soglie del secolo di vita, le dedicherà “Il sogno infinito”.

L’autore romanza la cronaca dei suoi anni americani sfuggendo abilmente la pericolosa trappola del patetico (non sarebbe stato difficile drammatizzare, ad uso e consumo di una vasta platea, il tema della “terra promessa”), ponendo invece l’accento sull’ordinaria umanità con la quale la gente semplice fa quadrato e combatte pregiudizi ed avversità d‘ogni tipo. E qualche volta ottiene la grazia di una vita lunga e costellata di tanti piccoli sogni per i quali vale sempre la pena di lottare.

 

IGNAZIO SILONE - IL SEGRETO DI LUCA

12 MAGGIO 2010


TITOLO: IL SEGRETO DI LUCA

AUTORE: IGNAZIO SILONE

ANNO: 1956

EDIZIONI: MONDADORI


La vicenda è ben delineata fin dall’inizio: un innocente trascorre la maggior parte della propria vita in carcere per un delitto che non ha commesso, senza mai attuare un serio tentativo di difesa. Uscito di prigione, ritorna al suo paese e la gente del posto lo rifiuta, anzi lo teme. I vecchi come i giovani, chi l’aveva conosciuto e chi aveva solo sentito parlare della sua storia.

Maldicenze, leggende mescolate a mezze verità, lo stupore cattivo di un popolo che si erge a giudice, definendo pazzo e pericoloso chi ha compiuto la scelta estrema di accettare un destino ingiusto e crudele nel nome di un’irriducibile integrità morale. La collettività relega Luca ai margini, senza peraltro causarne alcuna reazione, considerato che tutto ciò che lui cerca è una raccolta, discreta vecchiaia. Solo una persona gli sarà vicino sin dal primo momento, rinunciando oltretutto alla propria carriera politica, e sarà lui ad essere messo a parte del segreto di Luca.

Il punto di forza dello stile narrativo di Silone è la capacità d’evidenziare l’inattaccabile, trasparente serenità di Luca. Mai rimpianti, per gli anni passati dietro le sbarre, mai rancori, mai odio. L’infrangibile armonia di chi raggiunge la pace interiore. Limpida e scorrevole, l’opera dello scrittore abruzzese rappresenta una significativa testimonianza della scorza di pregiudizio e malvagità cui è impregnata la società del nostro dopoguerra, che non si sgretola nemmeno di fronte a una solare, riconosciuta verità.

 

 


 


 


 


 

 


 

 


 


 

 

 

VITTORIO MESSORI - PERCHE' CREDO

2 MAGGIO 2010


TITOLO: PERCHE’ CREDO

AUTORE: VITTORIO MESSORI

ANNO: 2008

EDIZIONI: PIEMME


Vittorio Messori, celeberrimo scrittore cattolico, autore di opere anche discusse su Cristianesimo e dintorni, racconta la storia della sua conversione e le ragioni della sua fede. “Perché credo” è un’articolata e talvolta spiazzante autoconfessione sotto forma di botta e risposta con il giornalista Andrea Tornielli.
Il mutamento nell’esistenza dello studioso si è snodato attraverso alcune tappe fondamentali: la crescente insoddisfazione del vivere “assorbito” nell’al di qua, la scoperta e l’importanza della preghiera, l’adeguamento della conversione del cuore a quella del pensiero, il rifiuto del dubbio: colonne che costituiscono tuttora il basamento della sua fede.


Messori preme molto anche sull’universalità dell’accesso alla fede, portando due esempi chiarificatori: fede che sorge dalla bontà e dall’istinto, come nel caso di Bernadette, analfabeta dall’animo puro e semplice; fede che sorge dallo studio e dalla ragione, come è stato per lo scienziato Blaise Pascal. Nessuno al mondo deve sentirsene escluso.


In un momento storico come questo, nel quale essere credenti ed in particolare cristiani non è certo “di moda”, ed in cui la Chiesa Cattolica ed il Santo Padre subiscono attacchi a volte anche spudoratamente strumentali, l’opera di Messori è una guida importante per arginare i dubbi e le incertezze di chi “sente” la fede e desidera dal profondo portare avanti questo cammino.

 

DACIA MARAINI- IL TRENO DELL'ULTIMA NOTTE

 

23 APRILE 2010

TITOLO: IL TRENO DELL’ULTIMA NOTTE

AUTRICE: DACIA MARAINI

ANNO: 2008

EDIZIONI: RIZZOLI

Una famiglia austriaca residente a Firenze, rientra in patria nel 1939. Tutto normale? Per niente, dato che la famiglia in questione è ebrea, e con la scellerata idea del ritorno in quel preciso momento storico firma la propria rovina. Maria Amara è una bimba che perde il suo amato compagno di giochi, e tutto quanto gli resta sono le lettere che lui le scrive, prima da libero cittadino, poi da deportato, finchè le lettere non s’interrompono. Nel 1956, Maria Amara parte con il fermo intento di ritrovare l’amico.

Il viaggio di Maria Amara riapre il sipario su di una sconvolgente sequenza di atrocità, descritte con mano ferma dall’autrice, che racconta le sofferenze dell’austriaco “sbagliato” Emanuele e degli altri disgraziati che ne condividevano le sorti. Non mancano accenni alle più cruenti vicende della Guerra Fredda, come la rivolta ungherese contro gli invasori sovietici dell’ottobre dello stesso anno, fino all’esito finale della tenace ricerca di Maria Amara, che pagherà un tributo personale pesantissimo alla verità che porterà a galla.

Crudele, emozionante e per fortuna non senza speranza, l’opera della Maraini rappresenta una “guida” importante per chi davvero volesse dare un senso a manifestazioni come la giornata della memoria.

 

ITALO CALVINO - SE UNA NOTTE D'INVERNO UN VIAGGIATORE

9 aprile 2010

TITOLO:       SE UNA NOTTE D’INVERNO UN VIAGGIATORE

AUTORE:      ITALO CALVINO

ANNO:         1979

EDIZIONI:    EINAUDI

Avete trovato su un giornale la pubblicità di un romanzo appena pubblicato e siete corsi in libreria per assicurarvene una copia. Vi isolate e ricercate la massima concentrazione, dopo di che vi immergete nella lettura.

La vicenda che con bramosia avete iniziato a leggere s’interrompe inopinatamente dopo una ventina di pagine.

Basterà reclamare una copia non difettosa presso la libreria? Per il povero lettore, che diventa vero ed assoluto protagonista dell’opera, le peripezie sono solo all’inizio: tramite un’ingegnosa concatenazione di situazioni via via più intricate, il nostro attraverserà ben dieci incipit di romanzi senza poterne portare a termine alcuno.

E non è detto che ciò comporti solo risvolti negativi.

Abilissimo nel cucire uno all’altro gli episodi con pennellate sempre in bilico tra grottesco e plausibile, Calvino utilizza in questo stravagante esercizio di narrativa tecniche e stili variegati e sempre coinvolgenti, sino alla resa dei conti del penultimo capitolo, (il “congresso” degli otto lettori), nel corso del quale vengono in un certo senso messe in dubbio le ragioni stesse dello scrivere e della letteratura.

La chiusura per così dire “convenzionale” che Calvino concede alla propria opera è l’unica licenza che l’autore sanremese accorderà a una narrazione di stampo classico ed ossequioso a modelli tradizionali.

 
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