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Freddy e il lanificio

Jim Parker lavora presso un lanificio in collina, sulle rive di un torrente che adornava di azzurro la valle. Jim ha una famiglia che adora, con due ragazze già grandicelle ed un maschietto che lui definisce il più dolce terremoto dell'universo. Se c'è un uomo buono al mondo, questi è Jim Parker. Qualche tempo fa è capitato qualcosa di spiacevole ed allora lui ha spiegato al figlio minore, di nome Freddy, che la mamma era partita, ma gli voleva bene e pensava sempre a lui.Da allora, Jim passa tutti i giorni a scuola a prendere le ragazze ed il piccolo all'asilo, e non di rado nel pomeriggio porta l'intera prole con sé al lanificio. Mentre il padre è in ufficio, le due sorelle tengono il piccolo Freddy per mano e l'accompagnano lungo i vasti corridoi dei magazzini. Lui osserva le grandi matasse di lana stipate nei cassoni e sugli scaffali, sotto il controllo delle ragazze può persino avvicinarsi e toccare. A Fred piaceva toccare la lana, l'accarezzava, era contento di ammirare tutte quelle varietà di colori accostate l'un l'altra. Spesso le disegnava con i pastelli che il babbo gli aveva regalato. I colleghi di Jim lo trattavano gentilmente: passando non gli negavano mai una carezza, una caramella. Quando aveva compiuto sei anni, gli avevano organizzato una festicciola e lui aveva aperto tanti regalini: si era divertito tantissimo. Le sorelle di Freddy avevano nove anni più di lui, e Jimmy si rendeva conto ogni giorno di più che crescevano davvero in fretta. Rientravano un pò più tardi la sera ed ogni tanto erano abbastanza sfuggenti col padre su come avevano passato la giornata. Ma Jim cercava di essere un padre comprensivo e discreto, il sorriso che le sue ragazze gli facevano bastava per risollevarlo dalla tristezza. Quando non era col babbo, Freddy passava delle ore spensierate con i suoi amici, sull'amata bicicletta o con un pallone tra i piedi, e soddisfatto e stanco morto recitava le preghierine ogni sera prima di addormentarsi. Se il tempo era inclemente, restava in casa con la tata, una signora gentile che tra un lavoro di casa ed una commissione trovava anche il tempo di intrattenere il piccolo con qualche gioco da tavolo. Alla sera aveva infine il papà tutto per sè. Non che le due sorelle lo trascurassero eccessivamente, ma quando stava con lui ogni cosa acquistava nuovo colore, sia che guardassero la tele, rileggessero i compiti o, una volta a nanna, lui gli narrasse una favola. Con Jim, Freddy non piangeva mai, non era mai triste. In sua assenza, talvolta pareva pensieroso, distante. In quei momenti c'era chi notava come un assentarsi, un distacco dai giochi, dalle matite colorate, dal libro che stava leggendo, ma nessuno per ora ne aveva mai parlato con lui. Non la maestra, che addebitava il fatto agli imprevedibili voli pindarici delle menti più innocenti, non la tata, né le sorelle che gradatamente stavano diradando le "gite" col fratellino al lanificio, adducendo impegni sempre più pressanti. Un pomeriggio assolato, Fred aveva preso la bici e si era recato in solitudine al torrentello che costeggiava il lanificio, risalendolo poi fino a arrivarne nei pressi. Vi gironzolava intorno dubbioso, non era del tutto sicuro di voler entrarci. Quel giorno aveva detto a Jimmy che si sarebbe recato dagli amici per i compiti, ma in realtà aveva poca voglia di restare con loro. Fu proprio guardando casualmente fuori da una delle finestre laterali che Jim lo scorse, e si precipitò fuori per capire cosa stesse succedendo. Il piccolo aveva la consueta espressione serena, ma al papà bastò uno sguardo per intuire che non si trattava del solito Freddy. Il babbo lo accompagnò in ufficio con dolcezza. Lui sorrideva debolmente, ma di fronte all'espressione preoccupata del genitore lo rassicurò, dicendogli che stava bene ma non se l'era sentita per quel giorno di andare dagli amici. In ufficio iniziò ad osservare con occhi curiosi i computer e gli accessori che vi si trovavano. Sfogliò con crescente interesse i cataloghi con i campioni di lana e le illustrazioni dei prodotti finiti. Poi si accucciò mansueto presso la postazione di Jimmy. Qualche minuto più tardi il padre venne richiamato fuori dall'ufficio per recarsi in laboratorio. Allora il piccolo sgattaiolò fuori dal locale e prese la via dei magazzini. Conosceva bene la strada oramai. Presto la sua immaginazione si lasciò rapire dal carosello di colori che gli si parava davanti: matasse dipanate, gomitoli multiformi,confezioni in preparazione, altre già stipate sugli scaffali. Il gioco per lui stava ricominciando. Passò un operaio che lo vide ridere, gli ammollò due cioccolatini. Proseguiva ancora. Adesso non pensava più alla sua mamma. Era stato giù di morale tutto il giorno. Se lei gli voleva bene, come diceva il babbo, perché non tornava mai a casa? Ma ora aveva ritrovato l'allegria, ed il meglio doveva ancora arrivare. Si fermò e guardò in giro con circospezione e, sicuro di non essere visto, si arrampicò sopra un cassone stracolmo e vi si sdraiò sopra. Le onde soffici lo accolsero come un letto caldo e lui, cullato dalla morbidezza della lana si addormentò felice.

09/10/07