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LE CONVINZIONI INCROLLABILI

18 GIUGNO 2017


In una rosea serata di fine maggio, due amici sedevano all’ombra fuori da un bar dopo una lunga, accaldata giornata di lavoro. Uno di essi sfogliava distrattamente un giornale, quando la sua attenzione si focalizza su una notizia. Aggrotta le ciglia, l’espressione si inasprisce.
“Che stai leggendo?”
“Guarda qui, guarda che schifo.”
In terza pagina, veniva riportata la vicenda di un sacerdote che era stato arrestato con accuse vergognose. Pedofilia, spaccio di droga. Erano state effettuate intercettazioni telefoniche da cui emergeva che il sacerdote chiedeva a qualcuno di “procurargli dei minori”. Da indagini ulteriori, il prete sarebbe risultato cocainomane, e sieropositivo.
Una cosa vomitevole, concordò subito l’amico.
Quello che leggeva il giornale commentò: “Speriamo che lo lascino dentro e gettino via la chiave…anche se non ci spero troppo, in quest’Italia qua, i poveri cristi che rubano per fame restano in galera a vita, e i mascalzoni come questo li fanno uscire subito…”
L’altro concordava pensieroso, e pensava alla malvagità del demonio, che annidava il male nei pertugi più impensabili dell’umanità. Certo, condannava quel prete, ci mancherebbe altro. “Se queste accuse fossero provate, è logico che quell’uomo sarebbe indifendibile. Però..”
“Però?!?”
“Però, che tristezza, povera Chiesa, sopportare un dolore del genere, proprio in un periodo come questo, d’intolleranze, di persecuzioni contro i cristiani, di smobilitazione, quasi, della Fede nel nostro Paese…”
L’altro lo interruppe con veemenza:
“Povera Chiesa?!? Ma se lo sanno tutti, che chi va in chiesa è peggio degli altri. Lo fanno solo per farsi vedere, si mettono tutti belli, eleganti nelle prime file e ruffianano i preti..i preti poi, pensa te, disgustosi, tutti in galera dovrebbero metterli, o ai lavori forzati..ma poi le chiese, a cosa servono? Chiuderle, chiuderle tutte, altrochè, è lì il male vero, altro che!!”
S’infervorava a tal punto che dovette fermarsi a riprendere fiato. Al termine dell’ esaltazione, evidentemente soddisfatto con sé stesso e della propria illuminata esposizione, si accese una sigaretta ed effuse ampie boccate di fumo. Trangugiò con aria compiaciuta una generosa sorsata di birra.
Poi parlò ancora il suo collega. E l’altro si aspettava manforte.
Invece: “Io conosco persone che vanno in chiesa, e non mi sembrano né peggio né meglio delle altre”.
Il collega lo guardò male. Ma l’altro continuava. “Però mi complimento con te. Quando dici che tutti quelli che vanno in chiesa sono peggio degli altri, vuol dire che conosci, e bene, tutte le persone che frequentano una o più determinate chiese.”
L’altro adesso sembrava non capire. E il suo amico, che prendeva una pausa nel dialogo per assaporare una bibita rinfrescante, non ci badava e proseguiva, pacato. “Tuttavia può darsi che tu abbia ragione, e cioè che esistano persone che vanno in chiesa, e che sono peggiori di quelle che non la frequentano. Ma si potrebbe anche pensare che, magari, loro vanno in chiesa proprio per cercare di correggersi, per pregare di diventare migliori. Può essere che accostandosi all’altare, o alla statua della Vergine, chiedano perdono, cerchino di rianimare una fede sbiadita, chi lo sa?”
L’amico ora accennava ad annuire, mantenendo comunque una maschera diffidente sul viso.
“E’ chiaro che il male c’è sempre, in agguato, e quel prete ha commesso mancanze gravissime. Ma non si può negare che per uno o più sacerdoti che sbagliano, ce ne sono altri che vivono il loro mandato con umiltà, con sincerità. Anche restando ogni giorno in mezzo a realtà difficili, a contatto con persone già segnate da destini amari. Conosco preti che, ad esempio, passano tra le corsie degli ospedali, a dare conforto a chi non può muoversi dal letto, a somministrare la Comunione, a pregare con e per gli ammalati. Oppure I preti delle Missioni. Ma lo sai, non sono loro a fare notizia, tranne quando li ammazzano.”
Il primo collega aveva finito la birra nel momento in cui l’altro aveva smesso di parlare. Il suo furore s’era parzialmente chetato, ma non pareva convinto.
Venne l’ora di cena, i due amici si salutarono, dandosi appuntamento al giorno dopo. Presero ognuno la propria strada verso casa.
Il primo collega non cambiò mai idea, non perdendo occasione per parlar male della Chiesa, della fede e della religione in genere. Il secondo collega continuò a contrastare il pregiudizio e la generalizzazione, e spesso lo pigliavano in giro. Ma le sue convinzioni non vacillarono.