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PREG.MO DIRETTORE (DI QUESTA CASA DI CURA)

18 OTTOBRE 2014


riapro le porte e mi inonda la fabbrica
il cupo continuo rumore che fa
di macchine in strada ce n'è una distesa
nemmeno di notte le vince il silenzio

semafori clacson le facce tirate
nessuno che parla il tam tam di una radio
un tizio si ferma soltanto un secondo
e lascia la macchina in mezzo alla strada

lo speaker in tele non sta zitto mai
travolto da fogli da fax e da guai
plotoni di pietra davanti alle strisce
"avanti" ed è subito fuga di massa

travolti sbattuti due vecchi che imprecano
"neanche mi fermo s'arrangi da se"
veloci decisi come mille api
sbandati meschini come tanti topi

chi è questa gente dalle orbite vuote?
chi è questa gente dai passi decisi?
chi è questa gente le labbra serrate?
chi è questa gente che somiglia a me?
non vedo nessuno in mezzo al rumore
in mille chilometri ho perso le ore
volare sparire non esserci più
che bello sarebbe, ma sei solo tu...

allora ho pensato che potevo fare
così di colpo ho iniziato a sparare
che facce stupite cadevano piano
io le contavo e tra me sorridevo

li ho visti bloccati sgomenti impauriti
forse stupiti di averli fermati
di averli costretti ad inventarsi una faccia
che avesse un colore lasciasse una traccia

di vivo son certo che avevano il sangue
lo stesso che a flotti mi sporca le braccia
così familiare così simile al mio
quasi mi chiedo se non sono io

quel volto che vedo riverso per terra
tra borse ed ombrelli, la sciarpa, una scarpa                    
adesso da qui me lo immagino calmo
tranquillo sereno composto disteso
non più appuntamenti, fusi orari, ritardi
né televisione, né falsi o bugiardi

così lo conosco, così lo capisco
così la mia vita fa l'ultimo fiasco
lo sento compagno, amico sincero
io dentro la cella e lui al cimitero.