Home Notizie IL NUOVO TEATRO DI QUALITA' ITALIANO: LA COMPAGNIA ASTORTINTI.

IL NUOVO TEATRO DI QUALITA' ITALIANO: LA COMPAGNIA ASTORTINTI.

19 GIUGNO 2010

Questa settimana poniamo l’accento su una delle più brillanti realtà del nuovo teatro italiano: la compagnia “Astortinti”, composta dagli attori e registi Paola Tintinelli e Alberto Astorri.

Con alle spalle un’attività ormai ultradecennale, la compagnia ha attraversato lo stivale con progetti avanguardistici, con un occhio sempre attento alle continue metamorfosi della nostra nevrotica quotidianità. Qualche tempo fa è sbarcato a Milano il nuovo lavoro della coppia, “Amurdur”, , in cooperazione coll’ attore tosco-ligure Simone Ricciardi.
Lo spettacolo non si basa su di una trama, consistendo bensì di una toccante trasposizione dell’Oggi, sopra un palcoscenico disseminato di amplificatori, casse e strumenti d’ogni genere, all’interno del quale il buio del mondo odierno viene delineato tramite il sound selvaggio di una band creata all’uopo, gli Hamletmachine.Un concerto-descrizione dell’uomo post-duemila.
Anche questa piéce, come le più graffianti produzioni dell’avveniristica compagnia, vive dunque di metafore ed immagini ed illustra alla perfezione il timore del domani, l’incomunicabilità derivante dai nostri stili di vita, la grettezza dei mezzi di informazione (un grande Ricciardi alla consolle) e del becero universo moderno.

Istigando a lottare, a rivoltarsi per cambiare, in un crescendo deflagrante di tensioni, di allucinazioni, di tormenti senza pace. Dilatati vieppiù dalla lacerante solitudine cui l’artista risulta inesorabilmente confinato, disdegnato com’è da un’audience che non comprende il messaggio che lancia. (Illuminante a tal proposito la mesta considerazione che “scappa” al frontman del gruppo: "Che vita che faccio...sempre così, sulla sponda del rischio...")

Come non dedicare poi una citazione alla figura di Paola Tintinelli, particolarmente efficace nell’impersonare il regista dello show, che cerca di far mettere al pubblico una mano sul cuore e l’altra sul portafoglio (“E’ buono, e...perché è buono..."). Questi viene però viene duramente rimbeccato e biasimato dal pubblico stesso, sordo e cieco, nella figura di un vecchio, rappresentato dalla fiorente vena drammatica di Alberto Astorri, che, con asprezza e sarcasmo, smoccola sulla vanità degli impulsi, delle passioni. I nostri giorni s’ esauriranno comunque nell’amarezza, nella consapevolezza dell’inutilità delle lotte e delle precarie, inconcludenti proclamazioni di indipendenza.

Il momento topico è nel monologo finale di Astorri, con uno struggente richiamo/anatema al padre, dolorose considerazioni sulla sua “privilegiata” esistenza di rock star e le più profonde, amare riflessioni sulla vita attuale: “Gli angeli sono scesi sulla terra, hanno accatastato le loro ali creando una colonna altissima, e hanno attizzato il fuoco, bruciando tutto sino al cielo…siamo rimasti soli! Siamo rimasti soli!!!!” Ed insinuante, si fa largo in scena il simbolo del degrado cui l’umanità è ormai destinata: il ritorno ai primati, alla sembianza scimmiesca rappresentata da un camaleontico e pregnante Simone Ricciardi. Ossia il clamoroso fallimento della “vincente” e ipertecnologica generazione contemporanea. La cronaca della caduta delle aspirazioni umane ha la coprente, trascinante colonna sonora di Coule la vie, di Giorgio Canale & i Rossofuoco.
“Amurdur” trasuda decisamente tensioni artistiche e moti emozionali di tutto rispetto, quali avevamo già ammirato nelle più riuscite pièce della compagnia, dal Titanic alla crudele Rosa di nessuno.

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Alfonso