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STRATEGIE DI VICINATO

15 SETTEMBRE 2019

 

Prima di quel fatto particolare, non è che si fossero guardate poi molto. Pur essendo pressoché coetanee, abitanti una a fianco dell’altra, entrambe pensionate e vedove da tempo remoto, le arzille A e B potevano a malapena definirsi conoscenti. Qualche classico buongiorno/buonasera bastava e avanzava a definire il loro bagaglio di dialogo. Prima del fatto, appunto. Perché poi ci fu il fatto che instillò una indistruttibile lamina d’insofferenza tra le due, che perdura tutt’ora. Ma andiamo con ordine.   
La cordiale e tacita antipatia tra A e B era sorta una bella mattina d’estate quando, con eccellente sincronia, avevano varcato contemporaneamente l’uscio di casa e s’erano guardate in faccia senza simpatia. Poi avevano entrambe proteso il dito verso il bottone dell’ascensore, scontrandoseli. Li avevano ritratti insieme e riportati nuovamente insieme sul bottone, ritraendoli poi di nuovo. A ebbe infine l’accortezza di rinunciare al movimento, così B, che invece lo ribadì, chiamò infine l’ascensore. La scena si ripeté anche per l’apertura delle porte, la premuta del pulsante verso il piano terra e l’apertura delle porte per uscire dall’ascensore. A rinunciare ai movimenti ridondanti, in un atmosfera di nervosismo crescente, furono a turno B, A e poi ancora B. Erano uscite di casa (per fortuna la porta della palazzina era aperta) sperando di liberarsi quanto prima della vicendevolmente spiacevole compagnia. Sfortunatamente avevano preso la stessa direzione e fu solo in piazza che le loro strade si divisero, senza che le due avessero scambiato una sola parola, ignorandosi ferocemente.
Adesso entrambe avevano dunque preso dunque la bella abitudine di controllare che ci fosse il via libera, prima di uscire. Aprono l’uscio chiuso sempre a chiave, guardano dallo spioncino e drizzano le orecchie. In assenza di persone e rumori di chiavi che girano nella serratura, la fuggiasca esce velocissima, richiude con una mano e chiama l’ascensore con l’altra, e all’arrivo del mezzo, fugge indisturbata. Sapendo che, come descritto sopra, anche se l’altra stesse per uscire, avvertito il rumore e visto il nemico avrebbe saggiamente rimandato. Va detto a rigor del vero, che non sempre le sinergie tra le due donne funzionano tanto bene. Ieri è stato corso un rischio non indifferente, che solo la prontezza di spirito di B ha consentito d’evitare. La signora B era scesa, senza intoppi particolari, a buttare la pattumiera. Rientrata dal cortile stava per chiamare l’ascensore, quando s’accorge che sta scendendo dal quarto piano. In un attimo, B coglie una decisione difficile e fondamentale. Ragiona che a quell’ora, le dieci e trenta del mattino, gli unici esseri viventi al suo piano sono lei e la signora A, le due simpatiche pensionate vedove. Negli altri due appartamenti ci sono due giovani coppie di sposi che tornano la sera dal lavoro. L’ascensore sta per arrivare, ma B, con balzo fulmineo, sollevando la gonnellina sale a tre a tre la rampa di scale che la porta al piano primo. Non appena vi mette piede, l’ascensore giunge a terra e A ve ne discende, ignara, mentre B ha il fiatone ma respira piano per non far rumore. Ascolta A che scende i tre scalini e guadagna l’uscita. Poi, trionfante, chiama il mezzo e si fa gli altri tre piani.
Nel loro continuo tentativo di non incrociarsi, A e B hanno raggiunto col tempo, doveroso ammetterlo, vette di raffinate strategie. Capita che una delle due stia aspettando l’ascensore per salire al quarto piano, ignara del pericolo. Mettiamo sia B. Mentre è in attesa davanti al vano ascensore, arriva A. Naturalmente scorge B, che invece non la vede, perché lei è girata verso il vano. A si trova davanti a due possibilità. In alcuni casi, sceglie la soluzione sprint: finge d’essere affannata e di corsa, e prosegue il tragitto verso la cantina (ricordiamo che nessuno darà mai la soddisfazione all’altra di prendere le scale in presenza del nemico), ignorando bellamente la zona lift. La maggior parte delle volte però, rallenta il passo, si reca oltre l’area pericolosa e sosta tra la stessa e le scale che portano in cantina. Ossia alle cassette della posta. Con calma olimpica apre la borsetta, cerca le chiavi che finge di non trovare subito, le mette nella cassetta, estrae l’eventuale posta sperando che ci sia qualcosa cosi tira in lungo, richiude la cassetta, cammina verso la lift-zone. Naturalmente con lentezza variabile a seconda del tempo di partenza da parte di B. In questo caso, è evidente che i due soggetti sono intercambiabili. La vita, però, è anche costellata da avvenimenti imponderabili, che semplicemente ti capitano addosso, come scrisse un celebre filosofo, mentre ti trovi in tutt’altre faccende affaccendato. E tra gli stessi va certamente catalogata la disavventura che ieri è capitata alle due
donne. Era ieri lunedì, e le due gentili pensionate, come fanno da tempo immemorabile, si sono recate al mercato, dove passano la mattinata più bella della settimana, tra bancarelle e pettegolezzi. Hanno entrambe, e forse e su questo particolare che si dovrebbe lavorare in futuro, l’abitudine di rientrare in casa a mezzogiorno in punto. Una volta, quando erano sposate, a quell’ora doveva già esser pronto in tavola per i loro uomini, ma si sa, il mondo è mutato. Comunque ieri a mezzogiorno le due si sono avvistate sui due lati opposti della strada che porta alla loro palazzina. Era evidente che a quell’ora dovevano tornare a casa, il rischio d’incontro era altissimo. C’era solo una cosa da fare. A, che si manteneva sul lato sinistro, avrebbe avuto la possibilità di entrare dall’ingresso principale. B, che camminava sul destro, aveva a disposizione l’ingresso dal cortile. Naturalmente non dovevano per nessun motivo dare segnali di nervosismo o mostrare anche il più piccolo moto d’accelerazione. Così nella massima naturalezza, arrivati a ridosso della casa, B entrava in cortile e A si dirigeva verso l’ingresso principale. Nascoste l’una dall’altra, coprirono con scatti da centometrista le distanze che le separavano dalla loro meta comune. Quando A giunse alla lift-zone, notò con tripudio che la sua avversaria non vi era ancora arrivata. Ma fu una felicità di breve durata. S’accorse subito che qualcosa non quadrava. Una volta a destinazione, aveva sentito forti rumori di passi che scalavano, e si fermavano al primo piano. B aveva calato l’asso. Era in effetti arrivata lei per prima, aveva notato (fatto tra l’altro stranissimo) il lift fermo al primo piano ed invece di chiamarlo dal pianterreno e perdere istanti preziosi, era salita a prenderlo. Ma la reazione di A fu pronta e devastante. Non appena B entrò nell’abitacolo, A premette il pulsante e l’ascensore scese. Meglio un pareggio e un incontro/scontro, che una bruciante sconfitta. Il mezzo scese e A vi salì tranquillamente. Ovviamente B, furibonda, non la degnò d’uno sguardo, e schiacciò, senza interpellare l’altra, il pulsante del quarto piano. Il momento era essenziale. Tutte e due respiravano sul filo d’una silenziosa battaglia di nervi. Cosa fare? Presto l’ascensore sarebbe giunto a destinazione, non si poteva mica scendere e disperdersi, ognuno oltre il proprio uscio, senza un vincitore. Fare una piazzata? Sibilare frecciate? Un bello scontro fisico, magari, una volta per tutte. Le due stavano ancora pensando pensieri opposti e complementari quando, in corrispondenza del terzo piano, a pochi centimetri dal punto finale, il mezzo cominciò a brontolare, a dare colpetti, piccoli strattoni, rallentando finchè si fermò del tutto. Tra il terzo e il quarto. Le due guardavano fuori e vedevano solo cemento. A, terrorizzata premette il pulsante dell’emergenza. Ma si sa come sono i lavoratori. Pronto intervento si, ma a mezzogiorno tutti devono mangiare. Mi pare che siano giunti un paio d’ore più tardi. Borbottando frasi di circostanza hanno liberato le due leonesse, affamate, accaldate, impaurite, vittime d’un silenzio ovattante. Scesero che erano due stracci, già erano anziane, poverine, e se non si salutarono fu principalmente perché non avevano la forza di farlo.