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PALOMA ENTRA NEL MONDO DEL LAVORO

8 GIUGNO 2019

 

Era come quando entri per la prima volta in una grande città, che non avresti mai detto che un giorno avresti visitato, e t'incolli al finestrino del treno o del pullman e cerchi d'imprimerti ogni immagine, ti riempi gli occhi delle insegne, dei colori, delle luci, delle strade, e vuoi fin dall'inizio riscontrare un segno indelebile che appaghi la tua eccitazione, vuoi fin dall'inizio che tutto corrisponda alle aspettative. Con questo stato d’animo, Paloma aveva approcciato il suo primo giorno di lavoro. Era stata fortunata. Appena finita l’estate, la prima domanda con allegato curriculum, la prima risposta, un si. A tempo indeterminato, nella stessa città. “Più di così!” aveva commentato la madre. Infatti più di così non si poteva, e Paloma era assolutamente felice di quel che le era capitato. La sua postazione era situata in un ufficio con un’altra collega. Una vecchia, potremmo dire, una sui sessant’anni che era lì praticamente da sempre, e se Dio voleva alla fine di quell’anno se ne sarebbe andata in pensione. Quando Paloma entrò in ufficio quella prima mattina, la collega, allampanata, occhialuta, con una curiosa ruga concava che le adornava la fronte, una chioma tintaunita grigio chiaro, una felpa verdognola da ufficio un po’ lisa, qualche strato di ciccia e il ghigno di chi tutto ha visto e tutto già sa, l’accolse con calorosa gratitudine.

“Finalmente. Ho dedicato quarant’anni a questa azienda, tu porterai avanti il lavoro e io me ne andrò in pensione. Non mi importunare con domande inutili. Ti dirò quello che serve sapere ma per il resto dovrai arrangiarti come mi sono arrangiata io, specie nei confronti degli altri.”Poi passò dei documenti a Paloma e non disse più niente sino al giorno dopo. Uscì e se ne andò a fare un giro alla macchinetta, sperando di trovar da sparlare un po’. La ragazza si mise subito all’opera, con lo stesso amore che aveva messo negli studi; a lei piaceva la contabilità, e le questioni che le erano state sottoposte erano così simili a quelle che aveva imparato a scuola! Il giorno successivo, Paloma si recò al lavoro con la stessa fiabesca eccitazione della mattina precedente. Appena raggiunse la postazione, salutò contenta la collega, che aveva la stessa felpa, l’identica ruga, l’abituale pancia, il solito ghigno.
“Oggi ti parlo un attimo degli altri”, le disse porgendogli un nuovo mazzettino di documenti da gestire.
“Dunque, ascoltami bene, in tutto siamo una ventina e tu non ti devi fidare di nessuno. Nel commerciale ci sono quattro venditori che, come tutti i colleghi di tutti gli uffici del mondo, si salutano con un sorriso corretto e s’accoltellano per dieci euro in più di vendita. Tra produzione e magazzino ci sono sette o otto operai, lavativi, sporchi e sgarbati che appena possono si mettono in malattia e non han mai voglia di fare niente. In direzione, la segretaria, come tutte le segretarie, va a letto col presidente e le altre tre colleghe dell’ufficio di fianco al nostro sono pettegole, scorbutiche e ruffiane. Qui in contabilità ci sono io che sono vecchia e zitella, e ora te. Non star a parlarmi di te che non m’interessa e tanto tra tre mesi non ci vedremo più.”
Poi non disse più niente, fino al giorno dopo quando consegnò a Paloma il solito pacchettino d’incarichi da svolgere. Ogni tanto, durante la giornata, la ragazza pensava a come la collega aveva descritto gli altri, però poi non se ne
preoccupava e presto non ci pensò più. Il giorno dopo, la collega non aveva niente da dirle, e stava seduta alla scrivania guardandosi in giro annoiata. Diede le solite incombenze a Paloma, che le accolse e le svolse sorridendo. Così fu per il quarto e quinto giorno. Ogni tanto le commissioni la portavano a incontrarsi con qualcuno d’un altro reparto, ma lei non ricordava più quello che la collega aveva detto di loro. Non trovò mai nulla di particolarmente strano, né in loro, né nella sua collega. La settimana successiva filò via come la prima, e così per i primi quattro mesi. Al termine del primo quadrimestre di Paloma nel mondo del lavoro, un bel giorno la ragazza si trovò in ufficio da sola. Le dissero che la collega era andata in pensione. “Forse”, pensò “s’è dimenticata d’avvisarmi che il momento era arrivato”. Ormai già da qualche tempo l’altra non le lasciava del lavoro da svolgere, e Paloma iniziò normalmente la sua giornata, sapeva cosa fare. Continuò così e, quarant’anni più tardi, arrivò anche per lei il tempo d’andare in pensione. Quell’ultimo giorno, entrò in ufficio e si mise a fare il suo lavoro come sempre, era sempre stata contenta di farlo, e se adesso non era più tempo che lo facesse era giusto così, non era dispiaciuta. Anche quel giorno incontrò qualche collega e non ne ricavò impressioni particolari. Certamente fu contenta quando un giovane assunto da poco le offrì un mazzo di fiori. Poi salutò tutti e si congedò dall’ufficio.