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TITLELESS

13 MAGGIO 2019

 

Un ufficio qualsiasi in una città qualunque, pomeriggio.

Mi sono messo in un angolo del reparto, dal quale posso vedere tutto il piano senza essere a mia volta notato.
Il piano è un ampio salone quadrato, che lungo il perimetro ospita gli uffici, nell’area centrale l’esposizione dei prodotti. E’ un momento che non squilla il telefono.
Pochi si muovono, colgo qualche gesto di stizza, passi veloci raggiungono il magazzino, non turbano l’insolita assenza di rumore di questo momento dell’ufficio.
Ci sono persone concentrate sul monitor che guardano digitando. Altre scartabellano raccoglitori e depliant.
Alcuni scrivono, o fanno fotocopie. La parete del lato est ospita un orologio da muro che segna le cinque in punto del pomeriggio.
Dalle vetrate filtra un debole riverbero di sole calante, l’inverno non ha ancora finito di sciogliere il proprio abbraccio gelido. E come la natura, anche le persone che vivono in questo ufficio sembrano non sapersi liberare da un letargo di non vita, non rendersi conto di star vivendo momenti che non torneranno, consumandoli in una quotidianità senza entusiasmi, in una routine priva di sussulti, come se nulla dovesse mai finire.
Vedo la luce scivolare proprio sopra gli occhi di una collega che sempre in silenzio analizza, firma e archivia documenti, ma sono occhi che guardano senza vedere.
Piccole macchie di melanina cominciavano a evidenziarsi sul dorso delle mani, posso vederle un solo istante perché lei prende a metter via gli schedari.
Suona il telefono. Fra poco andremo tutti a casa, fino a domattina, fino all’ultima domattina.