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LO SCRITTORE DI SUCCESSO

8 MAGGIO 2019

 


Ottenuto il prezioso lasciapassare, il giovane si fece avanti piuttosto timidamente.
Il direttore sedeva all’elegante scrivania, nell’atto di firmare alcune carte, gli occhiali sporgenti almeno un paio di centimetri dalla base del naso. Continuò senza alzare gli occhi per almeno un paio di minuti. Finalmente si rivolse all’intruso. “Mi dica”, bofonchiò, senza per altro alzare lo sguardo su di lui.
Il ragazzo non sapeva se sedersi, su una delle due poltrone
poste davanti alla scrivania, o esporre in piedi le motivazioni della sua presenza. Optò infine per quest’ultima soluzione. Cercando di non tradire apprensione, prese dunque a sgranare il discorso che s’era ripetuto più volte nell’ultima mezz’ora. Sulle prime, il dirigente lo lasciò procedere senza interrompere, nonostante fin da subito avesse già afferrato dove sarebbe andato a parare. Ragione per cui, non appena l’altro iniziò a lambire il campo minato, lo stoppò con un cortese ma fermo gesto della mano. “Basta così.” L’altro tacque di colpo, deglutendo.
“Potrei dirti, adesso, che la cosa mi interessa. Potrei chiederti di lasciarmi il manoscritto. Potrei dirti che forse lo leggerò, ventilare una possibile pubblicazione, magari in cambio di un corposo aiuto economico per sostenere le spese, tipo il ritiro da parte tua di tot copie.” Gli occhi dell’aspirante scrittore furono attraversati da un bagliore, effimero.
“Non te lo dirò”, soggiunse il manager, spegnendo sul nascere il sorriso che già andava adornando l’espressione del giovane. “Seguimi”.
Il ragazzo non capiva, ma trotterellò docile alle calcagna del direttore. Si infilarono in una specie di sgabuzzino, che conteneva svariate ceste, riempite sino all’orlo di libri, libretti, libriccini, ciclostilati ed una miriade di fogli singoli, il tutto stipato nei contenitori apparentemente senza criterio. Il giovane guardava intorno esterrefatto.
Dopo qualche secondo, il dirigente gli lanciò uno sguardo malinconico, poi gli si rivolse con tono bonario.
“Questi sono solo quelli degli ultimi mesi. Arrivano per posta, li accantoniamo qui. Li portano direttamente gli
autori e li accantoniamo qui. Non riusciremo mai a leggerli tutti, e visto che non possiamo certo prenderci la briga di restituirli, ora abbiamo deciso di non accettare più niente.
Poi, lasciatelo dire, oggi scrivono proprio tutti. Una volta lo scrittore era l’artista eletto, il libro rappresentava l’avvenimento, l’evento. Oggi tutti si sentono autorizzati a “fare” un libro, senza necessariamente essere dei letterati o almeno ferrati in italiano…e non è tutto, purtroppo”.
Il ragazzo ascoltava sempre più incredulo. “Fosse soltanto che gli argomenti si ripetono, le tematiche si rincorrono, la fantasia latita. Il vero problema sono le scempiaggini che si scrivono, le terrificanti scemenze che vengono trattate.”
Si scagliò contro una cesta qualsiasi e iniziò ad estrarre degli scritti a caso. “Guarda qui. Il kamasutra dei gatti soriani. I misteri della reincarnazione delle unghie. Innamorati con le stelle! Amore adolescenziale e congiuntura astrale. Certo, ci sarà qualcosa di buono in mezzo a ‘sto letame, ma quando guardi le classifiche dei best sellers e vedi in cima i soliti campionari di battute orribili del nuovo comico di turno, o le biografie piccanti di calciatori ricchi e viziati poco più che ventenni, capisci bene che abbiamo le mani legate.
Questo dobbiamo pubblicare.”
Il giovane aveva ascoltato in silenzio, allibito. L’uomo proseguì. “Anche tu, oggi, mi porti un manoscritto. Bello, ben stampato, illustrato. Magari hai realizzato l’opera del secolo. Perché dovrei leggerlo, giudicarlo con attenzione, pubblicarlo o bocciarlo coscientemente? Oggi la mia funzione non è più questa. Da quanto ho capito il tuo è un romanzo anche avvincente, con incursioni storico-politiche ed una trama non banale. Non va bene. Scrivi una cazzata, poi ripassa di qui, ok?. Ora scusami, ho molto da fare”.
Voltò i tacchi e tornò nel suo ufficio. Al giovane non rimase che riprendere la via delle scale e riscendere in negozio, con il suo inutile manoscritto in mano. Salutò la commessa che cortesemente l’aveva inoltrato in direzione con un sorriso, non sembrava giù di morale. Per prima cosa poi recuperò un cestino, che avrebbe ospitato l’inutile manoscritto sino al ritiro della spazzatura, e se l’avrebbero differenziata o meno non era un problema suo. Poi scorse la lista dei 10 top sellers e acquistò senza la minima esitazione il volume
“I millequattrocento modi di sbancare il superenalotto e sparire per sempre gabbando il fisco”, che stazionava da venti mesi in seconda posizione. Insormontabile era la cima, occupata da decenni da: “L’unico frutto de l’amor è la banana”, alla quarantesima ristampa, ma per il momento ne rinviò l’acquisto. Fu però tentato dalla terza posizione, “L’arte dello sputo del nocciolo di ciliegia”, e dopo una breve esitazione s’assicurò anche quell’opera.
Uscendo, si diede avidamente alla lettura, cercando di carpire i segreti per diventare uno scrittore di successo.