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UN NUOVO REALITY

3 MAGGIO 2019

 

“SMS della figlia del killer a un giornalista.”

“Lettera dell’amica della figlia al tiggì.”

Sono notizie tratte da una pagina di televideo in una placida domenica sera di maggio. Il Bel Paese si sta appassionando in questi giorni a un delitto efferato, compiuto da quasi due mesi ma scoperto da poco. Cos’ha di particolare? Che rispetto agli altri, e questo è un innegabile sintomo di progresso, i protagonisti e i comprimari della vicenda vivono perennemente in scena, sotto i riflettori, in prima pagina. La disgrazia alimenta di continuo speciali, ultime ore, breaking news, interviste esclusive (un giorno presso un certo network e il giorno dopo presso il concorrente), che espongono i dettagli dell’orrore “frame by frame” alla morbosa, italica curiosità.

Ed ecco così la sfilata incessante di colpevoli, pseudo-colpevoli, famigliari, parenti, amici, conoscenti, avvocati, che espongono opinioni, accuse, impressioni, davanti all’occhio lungo dei media, collezionando ospitate a pacchetti. Un reality. Di un omicidio vero. E cos è la vergogna, il dolore, il pudore, il bisogno di soffrire in intimità? Sentimenti sacrificati all’altare dell’esposizione. Perché i quindici minuti di celebrità che Warhol assicurava ad ogni essere umano si conquistano anche così.

Per qual motivo allora stupirsi del fenomeno più trendy del momento, ossia il dilagante turismo dell’orrore? Gli scenari degli ammazzamenti sono la nuova meta dello svago popolare. La gente accorre in massa, e le forze dell’ordine devono ammattire ad allontanarli, come non avessero di meglio da fare: “Che fai domenica?” “Mah…carico la famiglia in auto e ci facciamo un giro a X, alla casa dove hanno ammazzato quell’adolescente, e tu?” “Beh, io ci son già stato la settimana scorsa, noi andiamo alla palazzina di Y, sai dove quel tipo ha scannato la convivente che voleva separarsi..”

Intanto, dal loro limbo ovattato, le Vittime ci guardano perplesse, scambiandosi interrogativi senza risposta.

“Era questo, il mondo in cui vivevamo?”