Home Notizie QUEL GIORNO SULLA TERRA

QUEL GIORNO SULLA TERRA

5 MARZO 2019

 

Quel giorno sulla terra


Quel giorno sulla terra splendette un sole eccezionalmente caldo ed accecante fin da prima che sorgesse l’alba. In ogni angolo di mondo la tensione era, come sempre, al livello di guardia. Ma con lo sbiadire della notte, un presagio di sventura, un che di malvagio s’era insidiato nell’atmosfera statica e rovente della canicola. Sinistri focolai di male s’accesero in molteplici punti del globo, in numero molto superiore all’usuale. Dapprima trascurabili screzi, irrequietudini di frange estremiste, ma ben presto la loro violenza si decuplicò, coinvolgendo maestranze, studenti, impiegati, politici, artisti e via discorrendo. Nel frattempo la temperatura saliva inesorabile e alle dieci del mattino ogni record d’escursione termica e d’umidità recepita era stato annientato. Era la più bruciante mattinata da sempre. Malgrado questo, i tafferugli non s’esaurirono, al solito, a colpi di fumogeni e manganellate. I disordini trascesero in battaglia. In tutti i Paesi entro mezzogiorno fu dichiarato lo stato di Guerra Civile. Un bimbo lo apprese dal tiggi. Pochi minuti dopo, durante una pubblicità di fucili ad alta precisione, il padre gli chiese: “Sai, piccolo, che vuol dire guerra civile?” Lui replicò: “Cosa c’è di civile in una guerra?” Ma il padre non rispose ed abbassò le tapparelle. S’improvvisarono riunioni di capi e rappresentanti di stato istantanee che non portarono a nulla tranne qualche bagno in piscine miliardarie e abbondanti libagioni. Le gravissime agitazioni s’erano ovviamente assommate alle guerre in servizio permanente effettivo che tra le dodici e le tre triplicarono di intensità. Il pianeta intanto era divenuto una fornace irresistibile, le foreste seccavano a vista d’occhio, ghiacciai si sciolsero e si susseguivano terrificanti inondazioni, chi non moriva in battaglia lo faceva per annegamento o paradossalmente per disidratazione, fu una vera e propria decimazione, a partire come al solito da vecchi e bambini.Erano le quindici in punto quando, rivelatosi impossibile ogni tentativo, comunque tenue, di mediazione per la pace, qualcuno dichiarò la Prima Guerra Planetaria, poi un’insolazione lo stecchì. Da questo momento in poi, il numero della popolazione mondiale prese a diminuire progressivamente, perché alle falcidie causate dalle belligeranze e ai decessi naturali s’aggiunse il fatto che ogni gravidanza in corso venne irrimediabilmente interrotta dall’eccezionale ondata d’afa. Le insopportabili temperature contribuivano quanto le guerre a assottigliare il popolo terrestre, e ne una né l’altra tendevano a placarsi. Fu solo verso le sei del pomeriggio, che il bollore che inceneriva la collettività iniziava leggerissimamente a scemare di veemenza, nel frattempo però gli umanoidi s’erano ridotti del sessanta per cento ed oltre. Le battaglie proseguivano sanguinolente ed incessanti per tutto il pianeta, coinvolgendo ogni essere vivente sopravvissuto alla calura, ossia tra i 15 e i 60 anni. Erano quasi le sette di sera quando, con gli abitanti della terra ormai ridotti a poche centinaia di milioni di esemplari ma sempre più inferociti e decisi ad trucidarsi a vicenda, il sole calò dietro una montagna qualsiasi e crollò in mare. Si verificò uno sbalzo termico di una cinquantina di gradi in pochi minuti, meno di u’ora più tardi il termometro segnava già meno sei. Spesse coltri di ghiaccio iniziarono pigre a ricoprire la terra, come un medicamento che risanava le ferite rosso sangue che la inondavano. La gente non era assolutamente preparata a un trasformazione tanto repentina, una vera e propria glaciazione s’abbattè sul pianeta ben prima che calasse la notte. Crebbe progressivamente di forza e un numero incalcolabile d’umani sopravvissuti al caldo delle ore prima trapassò per congelamento. Alle undici di sera la popolazione terrestre era scesa a poche centinaia d’esemplari gelo resistenti che si fronteggiavano implacabili tra paesaggi esangui, costituiti da un unica, continua, crosta di  macerie, detriti e resti umani, il tutto avviluppato in manti di ghiaccio dai quali traspariva uno spettrale senso d’ibernazione. Già da molte ore, prima ancora della nodale mutazione di clima, gli esseri umani non parlavano più. Non promulgavano dichiarazioni di guerra, non urlavano, non esultavano, non si disperavano. Dominati da un silenzio rigidamente teso al compimento dell’azione di sterminio, non si ricordavano più di provare sensazioni e volerle esprimere. Finalmente, proprio qualche istante prima di mezzanotte, sull’intero pianeta sprofondato ormai in un assideramento irreversibile, si trovarono ad affrontarsi solo due umani, ognuno con un bazooka puntato contro l’altro. Ecco il momento di esitazione. Si guardarono attorno. Non videro nulla, intorno a sé ed avvertirono solo il suono lugubre di dodici gravi battiti, che producevano un riverbero insopportabile. Prima che l’effetto acustico cessasse, fecero fuoco estinguendo infine la razza.