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LA CATENA DI SANT'ANTONIO

5 DICEMBRE 2018

 

Vi arriva una catena di Sant’Antonio? Potete scegliere come

comportarvi, se come il signor Pastafresca o come il signor

Verdecampo, i protagonisti di questa storiella, che troverà poi

spazio nel prossimo libro di racconti.

Imbecillità e suggestione, connubio fatale………

LA CATENA DI SANT'ANTONIO


Il signor Giovanni Pastafresca e l’amico Luigi Verdecampo sono due appassionati hi-tech. Fanno a gara per acquistare gli ultimi modelli di telefonia e per aggiudicarsi ogni nuovo aggiornamento software sviscerando con pignoleria le cascate di offerte che quotidianamente il web propone. Vivono col cellulare in mano e il note-book nella ventiquattr’ore.  Una mattina di fine maggio, il signor Pastafresca riceve sul cellulare la classica catena di Sant Antonio, con la quale gli si promette salute, ricchezza e felicità tramite un semplice “inoltra” del messaggio ad altri dieci utenti. La mancata esecuzione gli avrebbe causato (in questo caso era stata ancora abbastanza magnanima) tre mesetti di disgrazie. Il signor Pastafresca non ci pensò un momento e cancellò il messaggio, detestando mentalmente l’”amico” che glielo aveva girato. Nel primo pomeriggio dello stesso giorno, anche Verdecampo ricevette la catena. Restò indubbio sul dafarsi, dopodichè la rinviò ad altri dieci utenti, cercando di evitare gli amici più intimi per non avere storie; dimenticò presto l’episodio.
Qualche giorno dopo i due si incontrarono al bar e commentarono insieme.
“Io l’ho cancellata subito”, affermò Pastafresca.
“Ma no, io l’ ho rimandata, così per ridere”, ribattè l’amico, poi parlarono d’altro.
C’era da verificare un imperdibile offerta di tot ore di traffico
gratis sul cellulare mediante un vantaggiosissimo nuovo tipo di contratto, per cui trascorsero le successive tre ore a controllarne l’affidabilità. Quando verso mezzanotte stabilirono che non ne valeva la pena, rientrarono soddisfatti a casa.
Tre giorni dopo, Verdecampo ricevette una nuova catena. Piuttosto annoiato dalla circostanza, tuttora in dubbio su cosa fare, si accorse che arrivava dallo stesso mittente della precedente. Decise ancora una volta di inoltrarla, ma telefonò al conoscente pregandolo di non mandargli più nulla del genere. Stavolta inviò la catena a dieci utenti diversi dai precedenti, sempre selezionati tra quelli con cui aveva meno familiarità. La catena stavolta millantava unicamente salute certa per lunghi anni. Naturalmente l’interruzione della stessa avrebbe causato malattie improvvise ed in alcuni casi anche decessi.
L’umore del signor Verdecampo subì un’impennata la sera stessa quando, in collaborazione col fido Pastafresca, scovarono ed applicarono in due ore nette la più conveniente tra le quindici offerte uscite in quella settimana, che promettevano la miglior risoluzione assoluta nelle fotografie da telefonino. Non avrebbero mai scattato alcuna foto, cosa che non interessava minimamente i due amici, ma l’orgoglio di appropriarsi della miglior risoluzione sulla terra fu tale da meritarsi un brindisi a base di cedrata e patatine rosse.
Al risveglio il giorno dopo però un messaggino sospetto lo mise in allarme. Era la catena del giorno precedente, rinviatagli, evidentemente per errore, da uno dei destinatari. Così il buon Luigi chiamò subito la persona chiarendo il fatto che la catena non andava rispedita al mittente ed altre amenità, riuscendo anche ad entrare in frizione con l’ottimo antagonista e dato che nessuno voleva dar ragione all’altro, la telefonata proseguì per svariati minuti consentendo a Luigi di arrivare tardi al lavoro e di spendere 6/7 euro al vento. Trascorse il resto della giornata in calma apparente. Ma l’angoscia lo colse sul far della sera, allorchè realizzò che, seppur per errore, gli era pur sempre arrivata una nuova catena cui non aveva tuttora dato seguito. Dopo aver attraversato una notte agitata, decise che avrebbe inoltrato la catena vecchia per la seconda volta, fortunatamente aveva ancora una buona riserva di contatti cui non aveva ancora girato quel tipo di messaggio. Lanciò la nuova decina.
Secondo i suoi calcoli, ora avrebbe dovuto finalmente sentirsi meglio, invece una strana inquietudine s’impadroniva di lui man mano che passavano le ore. Ne parlò a Giovanni il quale fu davvero sorpreso di apprendere dello stato d’ansia dell’amico. Era sempre stato una persona serena, non riusciva a capacitarsene. Per distrarlo, quella sera lo portò allo stadio comunale ove era in corso la gara dello sputo del nocciolo di ciliegia. Per la cronaca, il trofeo (un barattolo di ciliegie snocciolate) se lo aggiudicò un tale che sparò il nocciolo a 27,50 mt. senza rincorsa. Quella notte Luigi dormì sereno, e per qualche giorno le nuvole scomparvero dal suo orizzonte.
Ma nel pomeriggio del terzo giorno, un lampo lo attraversò: aveva già spedito tre catene eppure non aveva avuto benefici, né d’ordine economico, né di salute o altro genere. Non se ne dispiaceva in realtà, non che si aspettasse subitanee ricchezze o elisir di lunga vita, però detestava il pensiero di essere stato in qualche modo infinocchiato. Inoltre ricordò che il suo amico Giovanni non aveva ancora ricevuto la “giusta punizione”. Quella sera, al bar:
“Ma…a te, finora, non è capitato niente?”
“Niente, di che genere?”
“Beh, nessuna rogna, che ne so… stai bene di salute? A soldi, come va? Il lavoro, la crisi, succede niente?!?”
“No, perché dovreb..ma che fai, meni gramo?”
“No..anzi, mi preoccupo per te..anzi, sono felice che va tutto bene! Magari andrà peggio più tardi…no, scusa, non volevo..beh ci vediamo, eh? Ciao, ciao…”
Giovanni scosse la testa e reputò che l’amico lavorava troppo. La sera seguente Luigi, per smuovere l’impasse, ebbe un’idea geniale. Pianificò di creare una catena tutta sua. In essa, prometteva genericamente che un desiderio che esisteva da sempre sarebbe divenuto realtà; l’interruzione della catena comportava il doverlo abbandonare definitivamente. Mandò il messaggio a ben venti contatti, includendo alcuni di quelli cui aveva già inviato i precedenti e che non avevano avuto niente da ridere, più altri.
Da questi ultimi però ricevette alcune telefonate di lamentela, dovendo così depennarli dalla lista dei futuri papabili riceventi. In più, dovette richiamare più volte coloro tra questi con cui teneva ad aver buoni rapporti per cercare di ricucire lo strappo, cosa che gli costò non poca fatica, stress e denaro. Invece di stare meglio, nuove sensazioni d’apprensione lo colsero. Inevitabilmente aveva l’impressione di commettere qualcosa di poco pulito. Un nervosismo latente lo accompagnava anche sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Non stava meglio finanziariamente. Non aveva ancora ricevuto alcuno dei benefici decantati ed aveva già speso decine di euro tra catene inviate e relative telefonate di chiarificazioni.
Cominciarono le ritorsioni. Più d’uno dei riceventi delle sue catene, create o inoltrate, gli rinviarono catene sempre nuove e dalle condizioni più stravaganti ed ovviamente irrinunciabili. Entrato ormai nel vortice della dipendenza, le reinoltrava tutte. Non badava più ormai a cosa promettessero o minacciassero. Anche i suoi destinatari erano ormai scelti a caso tra i suoi contatti. Se qualcuno richiamava per questionare, non si dava più nemmeno la pena di ribattere lasciando sfogare l’interlocutore senza replicare. Staccava il telefono per lunghi tratti, e spesso trovava una nuova catena una volta riavviatolo. Lungi dallo sparire, le sue agitazioni si dilatarono, tanto da causargli insonnia e palpitazioni improvvise, finchè cadde malato.
Una bella mattina verso il 20 di giugno, Giovanni Pastafresca realizzò che erano svariati giorni che non aveva contatti con l’amico. Eppure nuove offerte hi-tech piovevano a catinelle e Luigi era sempre il primo a combinare appuntamenti per approfondirle. Si preoccupò ulteriormente a causa del fatto che non riusciva a contattarlo al cellulare. Si risolse così a recarsi a casa sua e lo trovò in stato pietoso. Luigi, che era stato molto riservato su quanto gli andava capitando, alla fine si decise a raccontargli l’intera faccenda.
Giovanni restò un intero pomeriggio al capezzale dell’amico, e tornò per tre o quattro giorni di fila. Riaccese il cellulare di
Luigi e cominciò a cancellare senza pietà ogni nuova catena che si ripresentasse, intimando a Verdecampo di fare lo stesso in sua assenza, pena l’abbandono al suo destino. Piano l’ammalato iniziò a dare segni di miglioramento, il quarto giorno ricominciò ad interessarsi al lancio di una nuova irrinunciabile fornitura di adsl + tot ore di navigazione gratis. Dieci giorni dopo tornò al lavoro e Giovanni gli lasciò in prova il cellulare in gestione, per testare la sua guarigione. Intorno alla metà di luglio, non arrivò più nessuna catena, né telefonate relative. Ogni traccia di malattia era sparita.
Luigi si dimostrò molto riconoscente. Per prima cosa offrì a Giovanni una cena ed intestò a suo nome un irrinunciabile convenzione telefonica con un gestore emergente per 800 ore a spesa ridotta, purchè effettuata tutta entro una settimana. Durante la cena però, non ce la faceva più dalla curiosità ed infine porse a Pastafresca la domanda che voleva fargli da quasi due mesi.
“Per non aver inoltrato quella prima catena, dici? No, mai niente di niente, anzi! Sto benissimo, il lavoro va a gonfie vele, ho rimediato una cena ed un vantaggiosissimo contratto telefonico
!”