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IL SIGNOR "A", LA SIGNORA "A" E IL VECCHIO ANTENORE

16 NOVEMBRE 2017

 

“Io non vorrei ritornare sull’argomento”, ribadiva per l’ennesima volta il signor A alla signora A, ma penso che dovremmo fare qualcosa per il vecchio Antenore." "Ancora?!? E' un vecchio, ormai, è andato, lascialo lì, nel suo brodo." "Si, lo vedo che è vecchio, e allora, non possiamo mica metterlo nel compostaggio e riciclarlo come umido, è tuo papà, fai qualcosa, no?" "OK; faccio qualcosa, lo ignoro. Se vuoi vai tu a salutarlo che io ho da fare." La signora A si ritirò in laboratorio, ignorando le residue lamentele del consorte. Così il signor A si recò pietosamente in soggiorno, ove il vecchio Antenore era al solito seduto militarmente sulla poltrona regale, mantenendo uno sguardo altero e ritto. "Buon giorno, Antenore." "In che senso?" "Buona giornata, buon mattino, c'è il sole." "Ah, ecco...non mi arrenderò mai! Elencate pure le vostre condizioni, tutto vano! Periremo piuttosto che consegnarci!" "Benissimo, ma assodato questo, preferisce il caffellatte coi biscotti, oppure il the con le fette biscottate e la marmellatina alla fragola?" "Ah, vile, marrano..cercavi di cogliermi alle spalle, vero? Ma la mia spada è implacabile! Ora la sguaino e...ma direi..per stamattina vada per il caffellatte...riferite al vostro capitano che venderemo cara la pelle!" "D'accordo, Antenore, le porto la colazione poi glielo dico." Pochi minuti dopo la signora A uscì dal laboratorio. Stavolta l'operazione non aveva richiesto tanto tempo. Dovendo effettuare la sola consueta passeggiata del sabato mattina al centro commerciale si era limitata a rifarsi i piedi con una breve trattamento al laser che ne aveva addolcito le asperità e piallato i duroni, ed a un massaggio a raggi ultravioletti al collo, potendo così livellarne le crudeli rughe che lo attraversavano."Ci hai messo poco stavolta." "Si, voglio tornare presto, non sono stata lì a rifar tutto, poi al pomeriggio vediamo." Il signor A portò la colazione al signor Antenore, che si era riaddormentato mentre riascoltava la registrazione del "Silenzio". Il signor A si portò le mani alla bocca e riprodusse con maestria il suono della "ritirata", che aveva sempre il potere di risvegliare Antenore. Anche stavolta il vecchio si destò con fierezza e squadrò da capo a piedi il signor A. Dopo aver verificato che non si trattava di un messo nemico, accettò magnanimamente la colazione, che sbafò in 26 secondi netti, riuscendo a non sporcarsi e a non sporcare eccessivamente, o almeno non più del solito. "Si, ma qui ogni volta ci vuole l'ombrello..beh io la saluto Antenore..cioè, comandante, torno in cucina..si volevo dire, sotto coperta..hasta luego!". "Vaya con Dios, amigo!". Il signor A tornò difatti in cucina, si preparò la solita miscela di acqua, zucchero ed ansiolitici, che consisteva nella prima cura del mattino e la trangugiò velocemente. Si piazzò davanti alla tele dove davano la replica della "Casa nella prateria", della quale era da 38 anni affezionato spettatore ed approfittò dello stacco pubblicitario per correre disperatamente in bagno. Nel rientrare in tinello sbirciò di soppiatto in soggiorno e intravide Antenore immerso nella lettura de: "Le grandi battaglie aeree della seconda guerra mondiale", che leggeva ogni terzo sabato mattina del mese. Un'ora e mezzo dopo ecco di ritorno la signora A. Salutò allegra il marito e persino il padre e si presentò poi in tinello in tempo per preparare il pranzo. Vide il signor A affranto ed avvilito. "Non riesco a trovare il porta occhiali, ero sicuro di averlo messo nella terza tasca del quinto cassetto, tra la Montblanc nera ed i fazzolettini di carta colorati di tuo padre, invece vi ho trovato il finto spremiagrumi in similpelle che ci ha regalato lo zio Amelio per il nostro matrimonio!!!" piangeva. La signora A chiese al signor A a che diavolo gli servisse il porta occhiali per leggere il giornale, dato che lui indossava sempre gli occhiali, anche di notte, ed infatti anche in quel momento li aveva sopra gli occhi. "Se non trovò il porta occhiali vuol dire che la memoria vacilla e dovrò giocoforza aumentare le gocce di "Rinforzil" che prendo un giorno no e due si a partire dal primo giorno pari del mese". La signora A annuì con distacco e si mise ai fornelli. Antenore non parlò eccessivamente durante il pranzo, che consumò al solito tra la figlia e il genero. Questi si limitò a una bistecchina bianca con patate ed un paio di mele, perché sentiva di aver bisogno di proteine. La signora A discuteva ininterrottamente con la padrona del talk show in tivù perché non era d'accordo circa i criteri e le modalità delle scelte degli ospiti musicali, mentre il vecchio divorava insaziabile qualsiasi cosa gli venisse messa nel piatto dichiarando a bocca gremita che non ricordava un rancio migliore dalla battaglia per l'oro nel Klondike di fine '800. "Certo papà, neanch'io me lo ricordo, ora torna in trincea che devo mettere a posto qui, ok? Forza, riportalo in poltrona in soggiorno." Il signor A ubbidì, e si fermò qualche minuto con Antenore per qualche mano di briscola prima della siesta. Al solito il vecchio si addormentò carte in mano ed in pochi secondi russava rumorosamente. Il genero tornò in tinello. Fece bollire la consueta tisana alla malva forte pre-pennica del dopo pranzo del sabato e si catapultò in camera. La moglie riprese la via del laboratorio per il trattamento prefestivo. A partire dalle 15,30 era previsto un lungo ed assolato pomeriggio in spiaggia, così occupò per oltre un'ora, stavolta, il camerino di trasformazione. Iniziò dalla fronte, dalla quale rimosse con cura i solchi rugosi che ormai vi spadroneggiavano; stessa operazione per le profonde borse sotto gli occhi. Certo che questo nuovo unguento biochimico faceva miracoli. Stabilì che per quel pomeriggio, i piedi ed il collo potevano accontentarsi del trattamento fatto al mattino; dato che l'effetto di ogni ritocco durava per otto/dieci ore, sarebbe certo stato sufficiente. Si armò poi di santa pazienza e si collegò al compressore al silicone. Dopo circa mezz'ora ecco rialzati i due seni, ora sodi e rotondi come palle da bowling. Fu infine la volta delle radiazioni pronatiche, che riguadagnarono l'ideale forma snella, e procosce,he persero invece l'odiose squame a buccia d'arancia che da tempo ormai infestavano la povera signora. Decise che poteva bastare. Abbandonò senz'altro il rifugio atomico e lo chiuse a chiave. Troppo prezioso quel laboratorio, che le permetteva ogni volta di scolpirsi un fisico da ventenne, per rischiare l'accesso indesiderato del padre o del marito. Svegliò il signor A con delicatezza e di lì a pochi minuti erano pronti per la spiaggia. "Hai preso tutto?" "Si" replicò paziente il signor A. "Crema presolare, durante il sole e doposole, parasole, occhiali da sole, unguenti ed oli a base di vitamine dalla a alla d per te, "Origine e sviluppo del trattamento dei metalli nel peloponneso" per me". La signora A approvò e i due si misero in marcia. Nel tragitto, la donna procedeva fiera ed impettita senza degnare chicchessia di uno sguardo. Il signor A considerava pensieroso che se il porta occhiali non era nella terza tasca del quinto cassetto, sarà certamente stato deposto per errore nella prima antina a vetri del salotto partendo da sinistra, dove normalmente dimorava lo spremiagrumi in similpelle. "Un semplice scambio di luoghi, ecco di cosa s'è trattato!!". Risollevato dal fatto di non aver perso la memoria e che quindi per il momento non necessitava di aumentare la dose di "Rinforzil", seguiva la moglie sereno e svagato pensando alla succulenta lettura che l'attendeva sotto l'ombrellone. I signori A giunsero infine in spiaggia e trascorsero un indimenticabile pomeriggio, distensivo e divertente. Verso le 19,30 ripresero la strada del ritorno. Stavolta toccava al signor A preparare la cena, dato che la moglie era molto stanca e doveva oltretutto sottomettersi al martirio psicologico della fine dell’effetto dei trattamenti di laboratorio cui si era sottoposta. Durante la cena, come previsto, tutti gli accomodamenti sparirono e riaffiorarono tutte le magagne, ognuna al suo posto come prima e più di prima. Il signor A sosteneva sempre la moglie durante questo momento difficile per la propria autostima, sostenendo che, se poteva esprimere la sua opinione, la moglie era bellissima anche così e non aveva nessun motivo di pomparsi e liftarsi ogni giorno. “Grazie caro” rispondeva lei sospirando, “ma una donna deve avere cura di sé, e tutto sommato non è che il tuo parere m‘importi molto”. Grato della considerazione, il signor A servì in tavola. Antenore mangiava a quattro palmenti. Aveva chiesto, come faceva ogni volta che restava solo, dove fossero andati i due coniugi, ed allorché il signor A rispondeva al solito che erano stati al quartier generale del nemico a trattare la tregua, ebbe i lucciconi agli occhi per il coraggio dimostrato dai suoi due ragazzi. Dopo cena, il signor A si ritirò sotto un telo per l’usuale aerosol delle 21, in genere concomitante all’inizio del film in prima serata. La moglie aveva deciso di non uscire e si limitò ad osservare la proiezione con spirito critico e molteplici osservazioni a livello di sceneggiatura e recitazione. Il marito annuiva convinto, e si assentò dal divano soltanto tra le 22,15 e le 22,28 per preparare l’infuso di the indiano digestivo alle spezie selvagge che approntava a mezza sera. Quella era in genere l’ultima cura della giornata, naturalmente prima delle forche caudine del Trattamento Potenziante. Il Trattamento Potenziante consisteva in una mistura di ritrovati biologici di dubbia provenienza scovati dalla signora A su internet ed acquistati in enorme quantità, alla quale la signora sottoponeva il marito alcune sere alla settimana, a scadenza abbastanza regolare. Il signor A accennava talvolta labili proteste, che venivano ben presto rintuzzate dalla consorte. Quella sera andava lamentando sommessamente un leggero mal di gola ed aveva infatti trascorso in aerosol alcuni minuti più del solito, ma la signora A fu inflessibile. Terminato il film, la bevanda fu somministrata senza pietà all’uomo, che assunse subito in viso una tintura rosso acceso. Deglutiva a fatica ma riuscì a terminare la bevanda in poche sorsate. Poco oltre mezzanotte, i coniugi A s’apprestarono a coricarsi. Nel giro di alcuni minuti dalla stanza da letto dei signori A presero a levarsi forti urla e gemiti scomposti, emessi in particolar modo dalla signora, oltre al sordo e gracidante suono di molle che cigolavano senza pace facendo un rumore infernale. Anche quella volta l’intruglio aveva dato i suoi frutti. Ma forse stavolta la dose era stata eccessiva. La porta infatti si spalancò con furore ed Antenore entrò ululando: “Ognuno ai propri posti, dagli al nemico, pugniamo con coraggio ed abnegazione! Chi si rifiuta di lottare verrà passato per le armi sul posto, avanti tutt..ma…dove sono le truppe avversarie? L’avamposto da espugnare, il territorio da conquistare?!?…” “Papaaaaaaà! Tornatene a letto, maledizione! Altro che nemico, ti faccio internare, ti faccio!!” Il momento di massima esaltazione per la signora A fu interrotto così bruscamente che non si pose neppure l’idea di riprendere il discorso, una volta allontanato il fastidioso genitore. Si girò dall’altra parte e spense la luce inviperita. Chi ne trasse il maggior vantaggio fu il signor A, che poté così recarsi in casa a sistemare le pendenze. Si diresse in tinello e aprì il quinto cassetto, nella cui terza tasca reperì lo spremi agrumi in similpelle regalo dello zio Amelio e lo asportò, dirigendolo in salotto, nella prima antina a vetri partendo da sinistra. Lo scambiò con il porta occhiali, che ne occupava inopinatamente il posto e con un sospiro di sollievo realizzò che la memoria funzionava a dovere e l’aumento di dose del “Rinforzil” poteva attendere. Giocherellò con il porta occhiali mentre lo portava sul comodino, non vi depose gli occhiali che indossava anche la notte e s’addormentò fischiettando.