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TIZIANO, VOL.4

23 OTTOBRE 2017

 

Tiziano, ovvero i pazzi sono loro, volume 4.

Vista la calda serata estiva, Tiziano decide di farsi un giro a piedi per le stradine del suo paese. Discende lungo l’ampia vallata che si snidava oltre il ponte sul fiumiciattolo e si dirige verso la fine del centro abitato, dove incomincia la campagna. Curioso osservatore delle traiettorie tese dagli uccelli nei loro voli, Tiziano era da sempre più abituato a guardare in alto che in basso o dritto davanti a sé, ed anche stavolta il giovane rischia paurose collisioni nel corso del tragitto, e forse sono proprio i suoi amati volatili ad intercedere per lui presso il Creatore,affinché tenga tutte e due le mani ben salde sul soggetto. Fatto sta che il ragazzo approda incolume in vista delle ultime abitazioni, prima che il paesaggio si dipani in una verdissima pianura disseminata di cascinali, campi, torrentelli, boschi di faggi e betulle. Proprio all’altezza di una delle ultime abitazioni, qualcosa attira la volubile attenzione di Tiziano. All’interno del giardino d’una villa s’eleva una maestosa quercia, doveva essere molto vecchia, è disseminata di rami nodosi, contorti, molti di essi sporgenti oltre il muro di cinta. Li, Tiziano individua un gran nido di rondine, collocato però in modo piuttosto innaturale, obliquo tra i rami, dando quasi la sensazione che possa cadere da un momento all’altro. Resta qualche secondo fermo a guardarlo, il tempo necessario per confermare le sensazioni suscitate in lui da quella vista, poi passa all’azione.

S’arrampica lesto sul muretto di cinta, sul quale s’issa poi in piedi con animalesca agilità. Un istante più tardi si sta già inerpicando per i massicci rami sporgenti della vecchia quercia. Raggiunto il nido pericolante, si siede a cavalcioni di un ramo ed inizia a studiare la situazione in modo da raddrizzare il nido senza danneggiarlo o rovesciarne le uova. Era straordinariamente penzolante. Il nido conteneva ben quattro uova, ed erano ancora intere, nota il giovane con sollievo. Si guarda intorno, senza veder traccia di rondini. Ma più in là, oltre la gonfia sagoma della grossa quercia appena rischiarata dalla luna, vede appollaiati sotto una tettoia una coppia di corvacci. Silenziosi, che paiono guardare proprio lui, quasi con aria di sfida. “Ecco cosa è successo al nido”, ragionò. In assenza delle rondini, i corvi lo avevano attaccato, ma tutto ciò che erano riusciti a fare era stato sradicarlo dal ramo su cui poggiava, al quale ormai solo un lembo di legno sottile lo teneva agganciato. Incurante della loro presenza, Tiziano sistema una delle sue enormi mani sotto il nido, mentre afferra con l’altra il batuffolo di legno che lo teneva sospeso. Con prudenza ossessionante e mossettine impercettibili, Tiziano riesce alfine a risollevare il nido ed a reinstallarlo nella posizione originaria, favorito dal solco formatosi in un incavo del ramo. Ma non fa in tempo a compiacersi dell’operato perché, preceduti da fragorosi sbattiti d’ali e gracchiate stridule e sinistre, i corvacci gli sono addosso. Tiziano subodora il pericolo, afferra un ramo appuntito e scevro da foglie ed ingaggia un aspro combattimento, cercando di allontanare le bestiacce. Dopo una battaglia di una decina di minuti, è il ragazzo a spuntarla, anche se mezzo punzecchiato qua e là: i corvi fuggono in volo, strepitando orribilmente e con convulsi colpi d’ala. Il giovane è tanto più soddisfatto, dato che nella colluttazione il nido non ha riportato danni o malaugurate sottrazioni. Ma è un appagamento di breve durata. Svegliato di soprassalto per il rumore, il proprietario della villa s’è destato, ha acceso le luci in casa, ha verificato che l’allarme non sia scattato e che dentro tutto fosse in ordine. S’avvicina con circospezione all’ingresso, apre piano la porta. Sente ora nitidi i rumori e la colluttazione. Ecco, là presso il muro di cinta, avverte l’agitarsi delle fronde, sgradevoli gracchi, colpi che vibrano. Tra mille cautele s’appropinqua verso la quercia proprio mentre i corvi si danno alla fuga. L’uomo è attraversato da un moto di sollievo, ma s’incupisce subito, allorchè si rende conto che tra le folte frasche della quercia sta capitando ancora qualcosa di strano. Ancora stormire, scricchiolare di rami, mentre non tira un alito di vento e gli altri alberi del giardino sono perfettamente immobili. Con uno sforzo coraggioso giunge a pochi passi dalla quercia, e vi scorge Tiziano che andava riassestando il nido. Terrorizzato, il buon uomo corre in casa, prende lo schioppo e strepitando verso l’intruso esplode un paio di colpi in aria.

Stavolta il ragazzo sull’albero si spaventa sul serio. Quasi perde l’equilibrio rischiando di sfracellarsi al suolo. Mantenuta per miracolo la stabilità, lancia un’occhiata veloce al nido, per assicurarsi che sia sempre al proprio posto, poi tutto trafelato, grondante sudore, comincia a giustificarsi presso il padrone della villa. Il quale però non lo può sentire, perché tuttora urla il doppio di Tiziano, s’agita, gli tremano le mani e per fortuna o per istinto ha pensato almeno di deporre il fucile a terra!. Di colpo riprende l’arma e sempre strillando ritorna in casa correndo. Ma Tiziano non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, perché in quello stesso istante le rondini fanno ritorno al nido. Il ragazzo ne distingue tre che gli svolazzano intorno, nel tentativo di beccarlo e scacciarlo. Il giovane si prepara di nuovo a difendersi, ma questa volta incontra molte più difficoltà, perché non intende far del male alle rondinelle. Così è una lotta impari, e Tiziano è costretto alla ritirata. Cercando di mantenere il bilanciamento  eccolo scendere di ramo in ramo verso l’agognato muretto di cinta. Quando vi arriva è mezzo smangiucchiato dalle rondini, che nel frattempo l’hanno per fortuna trascurato per ritornare al nido. E ancora una volta, il conforto del ragazzo ha vita breve. Mentre ancora sta poggiando il piedone sul muro, avverte l’ululare di sirene, frastuono di clacson, stridore di freni, sbattersi di portiere, affrettarsi di passi, sibili di lanciarazzi e lacrimogeni, brandire di manganelli e revolver, il tutto verso di lui. “Scendi subito, con le mani dietro la schiena, e non tentare scherzi. Sei circondato.” Tiziano è fermo e ritto in piedi sul muretto. Totalmente immobile ma non per lo spavento. Solo si chiede come possa scendere dal muro mantenendo le mani dietro la schiena.

Cerca di spiegare ad un agente il suo problema, e questi gli concede allora di scendere tenendo le  mani alzate. Non sapendo come fare, Tiziano eleva le braccia, si piega sulle ginocchia il più possibile e si lancia a piedi uniti giù dal muretto. Di tempra assai robusta, il giovanotto si limita a sbucciarsi le ginocchia. Una volta a terra, è subito catturato ed ammanettato da tre poliziotti corpulenti e decisi a tutto pur di ridurre il criminale alla ragione; la scena avvenne sotto lo sguardo compiaciuto del padrone della villa che aveva allertato le forze dell’ordine. Con grande stupore dei gendarmi e delusione della folla da stadio che si era nel contempo radunata, speranzosa di vedere almeno un po’ di sangue, Tiziano si lascia condurre via senza opporre la minima resistenza. Dà un’ultima occhiata alla quercia, e il suo cuore si riempie di gioia nel vedere il nido stabilmente al suo posto e le rondini accovacciate in prossimità dello stesso, placide e beatamente intente a vezzeggiare i piccoli, che vedevano la luce proprio in quel momento, allo schiudersi delle uova.