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LE NUOVE AVVENTURE DI TIZIANO

 15 GIUGNO 2010

Da quanto leggo nei commenti che ricevo, c’è un personaggio di “Trame e disegni”, che risulta simpatico, ed è Tiziano. Dato che la sua ultima avventura ormai è un po’ datata, vi invio le novità che lo riguardano.

Buona lettura!

Alfonso


 

 

Tiziano, ovvero i pazzi sono loro, volume 4.

 

Vista la calda serata estiva, Tiziano decide di farsi un giro a piedi per le stradine del suo paese. Discende lungo l’ampia vallata che si snidava oltre il ponte sul fiumiciattolo e si dirige verso la fine del centro abitato, dove incomincia la campagna. Curioso osservatore delle traiettorie tese dagli uccelli nei loro voli, Tiziano era da sempre più abituato a guardare in alto che in basso o dritto davanti a sé, ed anche stavolta il giovane rischia paurose collisioni nel corso del tragitto, e forse sono proprio i suoi amati volatili ad intercedere per lui presso il Creatore,affinché tenga tutte e due le mani ben salde sul soggetto. Fatto sta che il ragazzo approda incolume in vista delle ultime abitazioni, prima che il paesaggio si dipani in una verdissima pianura disseminata di cascinali, campi, torrentelli, boschi di faggi e betulle. Proprio all’altezza di una delle ultime abitazioni, qualcosa attira la volubile attenzione di Tiziano. All’interno del giardino d’una villa s’eleva una maestosa quercia, doveva essere molto vecchia, è disseminata di rami nodosi, contorti, molti di essi sporgenti oltre il muro di cinta. Li, Tiziano individua un gran nido di rondine, collocato però in modo piuttosto innaturale, obliquo tra i rami, dando quasi la sensazione che possa cadere da un momento all’altro. Resta qualche secondo fermo a guardarlo, il tempo necessario per confermare le sensazioni suscitate in lui da quella vista, poi passa all’azione.

S’arrampica lesto sul muretto di cinta, sul quale s’issa poi in piedi con animalesca agilità. Un istante più tardi si sta già inerpicando per i massicci rami sporgenti della vecchia quercia. Raggiunto il nido pericolante, si siede a cavalcioni di un ramo ed inizia a studiare la situazione in modo da raddrizzare il nido senza danneggiarlo o rovesciarne le uova. Era straordinariamente penzolante. Il nido conteneva ben quattro uova, ed erano ancora intere, nota il giovane con sollievo. Si guarda intorno, senza veder traccia di rondini. Ma più in là, oltre la gonfia sagoma della grossa quercia appena rischiarata dalla luna, vede appollaiati sotto una tettoia una coppia di corvacci. Silenziosi, che paiono guardare proprio lui, quasi con aria di sfida. “Ecco cosa è successo al nido”, ragionò. In assenza delle rondini, i corvi lo avevano attaccato, ma tutto ciò che erano riusciti a fare era stato sradicarlo dal ramo su cui poggiava, al quale ormai solo un lembo di legno sottile lo teneva agganciato. Incurante della loro presenza, Tiziano sistema una delle sue enormi mani sotto il nido, mentre afferra con l’altra il batuffolo di legno che lo teneva sospeso. Con prudenza ossessionante e mossettine impercettibili, Tiziano riesce alfine a risollevare il nido ed a reinstallarlo nella posizione originaria, favorito dal solco formatosi in un incavo del ramo. Ma non fa in tempo a compiacersi dell’operato perché, preceduti da fragorosi sbattiti d’ali e gracchiate stridule e sinistre, i corvacci gli sono addosso. Tiziano subodora il pericolo, afferra un ramo appuntito e scevro da foglie ed ingaggia un aspro combattimento, cercando di allontanare le bestiacce. Dopo una battaglia di una decina di minuti, è il ragazzo a spuntarla, anche se mezzo punzecchiato qua e là: i corvi fuggono in volo, strepitando orribilmente e con convulsi colpi d’ala. Il giovane è tanto più soddisfatto, dato che nella colluttazione il nido non ha riportato danni o malaugurate sottrazioni. Ma è un appagamento di breve durata. Svegliato di soprassalto per il rumore, il proprietario della villa s’è destato, ha acceso le luci in casa, ha verificato che l’allarme non sia scattato e che dentro tutto fosse in ordine. S’avvicina con circospezione all’ingresso, apre piano la porta. Sente ora nitidi i rumori e la colluttazione. Ecco, là presso il muro di cinta, avverte l’agitarsi delle fronde, sgradevoli gracchi, colpi che vibrano. Tra mille cautele s’appropinqua verso la quercia proprio mentre i corvi si danno alla fuga. L’uomo è attraversato da un moto di sollievo, ma s’incupisce subito, allorchè si rende conto che tra le folte frasche della quercia sta capitando ancora qualcosa di strano. Ancora stormire, scricchiolare di rami, mentre non tira un alito di vento e gli altri alberi del giardino sono perfettamente immobili. Con uno sforzo coraggioso giunge a pochi passi dalla quercia, e vi scorge Tiziano che andava riassestando il nido. Terrorizzato, il buon uomo corre in casa, prende lo schioppo e strepitando verso l’intruso esplode un paio di colpi in aria.

Stavolta il ragazzo sull’albero si spaventa sul serio. Quasi perde l’equilibrio rischiando di sfracellarsi al suolo. Mantenuta per miracolo la stabilità, lancia un’occhiata veloce al nido, per assicurarsi che sia sempre al proprio posto, poi tutto trafelato, grondante sudore, comincia a giustificarsi presso il padrone della villa. Il quale però non lo può sentire, perché tuttora urla il doppio di Tiziano, s’agita, gli tremano le mani e per fortuna o per istinto ha pensato almeno di deporre il fucile a terra!. Di colpo riprende l’arma e sempre strillando ritorna in casa correndo. Ma Tiziano non fa in tempo a tirare un sospiro di sollievo per lo scampato pericolo, perché in quello stesso istante le rondini fanno ritorno al nido. Il ragazzo ne distingue tre che gli svolazzano intorno, nel tentativo di beccarlo e scacciarlo. Il giovane si prepara di nuovo a difendersi, ma questa volta incontra molte più difficoltà, perché non intende far del male alle rondinelle. Così è una lotta impari, e Tiziano è costretto alla ritirata. Cercando di mantenere il bilanciamento  eccolo scendere di ramo in ramo verso l’agognato muretto di cinta. Quando vi arriva è mezzo smangiucchiato dalle rondini, che nel frattempo l’hanno per fortuna trascurato per ritornare al nido. E ancora una volta, il conforto del ragazzo ha vita breve. Mentre ancora sta poggiando il piedone sul muro, avverte l’ululare di sirene, frastuono di clacson, stridore di freni, sbattersi di portiere, affrettarsi di passi, sibili di lanciarazzi e lacrimogeni, brandire di manganelli e revolver, il tutto verso di lui. “Scendi subito, con le mani dietro la schiena, e non tentare scherzi. Sei circondato.” Tiziano è fermo e ritto in piedi sul muretto. Totalmente immobile ma non per lo spavento. Solo si chiede come possa scendere dal muro mantenendo le mani dietro la schiena.

Cerca di spiegare ad un agente il suo problema, e questi gli concede allora di scendere tenendo le  mani alzate. Non sapendo come fare, Tiziano eleva le braccia, si piega sulle ginocchia il più possibile e si lancia a piedi uniti giù dal muretto. Di tempra assai robusta, il giovanotto si limita a sbucciarsi le ginocchia. Una volta a terra, è subito catturato ed ammanettato da tre poliziotti corpulenti e decisi a tutto pur di ridurre il criminale alla ragione; la scena avvenne sotto lo sguardo compiaciuto del padrone della villa che aveva allertato le forze dell’ordine. Con grande stupore dei gendarmi e delusione della folla da stadio che si era nel contempo radunata, speranzosa di vedere almeno un po’ di sangue, Tiziano si lascia condurre via senza opporre la minima resistenza. Dà un’ultima occhiata alla quercia, e il suo cuore si riempie di gioia nel vedere il nido stabilmente al suo posto e le rondini accovacciate in prossimità dello stesso, placide e beatamente intente a vezzeggiare i piccoli, che vedevano la luce proprio in quel momento, allo schiudersi delle uova.


 

 

 

 

GARAGE ROCK & POST-BEATLEMANIA

9 GIUGNO 2010

Questa settimana su "www.amamusic.it", la descrizione di due fenomeni opposti ed ugualmente affascinanti. Nell’apice della Beatlemania, ecco la pubblicazione dell’album“Help!”, anno 1965, per rendersi conto di come non sia tutto oro ciò che luccica, in quello che pare un mondo dorato. Ma a livello tecnico ed artistico, gli ex-bambocci di Liverpool diventano musicisti seri ed impegnati.

Ho postato anche una recensione relativa alla “stagione di ritorno” del garage-rock, fenomeno risalente alla metà degli anni ottanta: mi riferisco all’opera seconda dei nuovayorchesi Chesterfield Kings, ossia “Stop”, del 1985; vero e proprio compendio del genere.

Ascoltare (e leggere la recensione, ovviamente...) per credere!!

Alfonso

 

LUCE IN OGNI COSA...

5 GIUGNO 2010

Quando ho sentito la notizia dell’assassinio di Monsignor Luigi Padovese, vicario apostolico dell’Anatolia (Turchia), ucciso dal proprio autista, la mia reazione è stata prima di sbigottimento, poi di tristezza ed infine di rabbia, cieca, incontenibile. Il Cristiano deve amare i propri nemici, coloro che ci fanno del male, è un punto cardine della nostra fede. Eppure io ho indugiato in pensieri colmi di odio, e non è la prima volta che succede, nei confronti di esponenti di altre fedi che perseguitano e trucidano gli uomini di pace della Chiesa Cattolica.

Ma la stessa sera ho presenziato alla celebrazione del Corpus Domini, e pur nella mestizia del momento, ho visto che i fedeli cantavano inni e pregavano, mentre l’officiante ribadiva che il perdono e la pace sono gli insegnamenti fondamentali che il Signore ci ha perpetuato. Ed ho capito di sbagliare. Anche se inevitabilmente restano lo smarrimento ed il timore, devo capire che l’odio e la vendetta non saranno mai la via dei Cristiani.

Come cantiamo nel bellissimo “Symbolum 80”: “Luce in ogni cosa – io non vedo ancora – ma la tua parola – ci rischiarerà…"

 

ACQUA SEMPRE NUOVA

2 GIUGNO 2010

Con “Trame e disegni”, che ha visto la luce ormai da nove mesi, non si è certo esaurita, per vostra somma sfortuna, la mia smania di emettere racconti, sempre un po’ particolari.

In attesa di raccogliere in un altro libro la nuova produzione, ve ne manderò qualcuno ogni tanto, così sapete già a cosa andate incontro.

Non tutti, naturalmente, perché sennò sarà poi inutile stampare il libro..

Questo che segue fa parte di un filone un po’ surreale, che già aveva in parte permeato la raccolta precedente.

Spero che vi piaccia, tuttavia accetterò anche pareri negativi.

Alfonso

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acqua sempre nuova

Incantato da tanto verde, il piccolo scese dalla macchina e cominciò a correre. Si fermò proprio in prossimità del limite del bosco, rallentato naturalmente anche dai richiami del padre, che portava il pallone ed il sacchettino della merenda. Accennò una smorfia mentre tornava verso il genitore. Si acquattò sull’erba soffice a una decina di metri da lui.

L’uomo gli lanciò la palla, il sorriso frammentato da brevi parole di incoraggiamento. Lui attese qualche istante, poi si tuffò sul morbido e bloccò la sfera, che rilanciò subito verso il babbo in attesa del prossimo tiro.

Mezz’ora dopo, lui e il padre si rinfrescavano ad un ruscelletto che zampillava semi nascosto tra gli arbusti e gli imponenti tronchi di acero che delimitavano il limite del bosco. L’acqua gli scivolava arrecandogli un sollievo che non si decideva ad interrompere.

Il bambino non ascoltava il padre, che lo richiamava ai giochi, chiedendogli di allontanarsi dal torrentello. L’acqua che gli bagnava le mani lo costringeva lì, mentre i rumori, i fruscii del vento, la luce filtrante del sole, la voce apprensiva del babbo, tutto andava ovattandosi e si rendeva impercettibile. L’acqua sempre nuova gli riempiva le mani e lui non vedeva né sentiva più niente altro.

“Acqua sempre nuova, già”. Chissà perché ci aveva ripensato in quel momento qualsiasi di una sua giornata qualunque, così di botto, tenendo la posta in mano e lo sguardo fisso nel vuoto. “Meno male che non è entrato nessuno” cercava di riderci sopra. Prese a smistare le missive nelle buche. C’era polvere e sporco sulle cassette, così le pulì a dovere, dopodiché si lavò ben bene le mani.

“Buongiorno Attilio, giornata splendida, nevvero?”

Attilio udì la sua voce rispondere: “Proprio così, ragioniere, bellissima senza dubbio”. Il ragionier Bertani raccattò la posta e la propria soddisfatta mezz’età ed uscì, accompagnando con cura la porta a scatto automatico. Attilio corse allora alla finestra e notando che in effetti il sole compiva il suo dovere in modo quasi accecante, si sentì meno idiota. Restò in garitta ancora qualche minuto. Tra poco le pianticelle ed i fiori del cortile interno sarebbero stati raggiunti dall’ombra ed avrebbe così potuto iniziare ad innaffiare. Si recò poi sul retro e predispose gli attrezzi: annaffiatoio, forbici, concimi. Al termine dell’operazioni risciacquò le mani in acqua abbondante. Subito dopo, il suono metallico e stridente del citofono lo fece sobbalzare. Non appena sbloccata l’apertura, vide con poco stupore il ragionier Bertani entrare saltando sulle punte. Indossava calzoncini corti e maglietta a strisce colorate, e chiese con voce infantile ad Attilio se aveva voglia di fare due tiri al pallone con lui nel parchetto adiacente il condominio. Lui avrebbe acconsentito volentieri, ma doveva lavorare; il ragioniere, pur mostrandosi deluso in volto, parve comprenderlo.

“Senti, resta qui un momento, ti va? E se qualcuno mi cerca, digli che sto arrivando”.

Bertani rideva con gli occhi mentre si accomodava in postazione, immaginando il nuovo gioco. Qualche minuto più tardi, Attilio scese con un enorme panino stracolmo di nutella, che regalò subito al ragioniere. Questi lo divorò a quattro palmenti senza ovviamente scordare di sporcarsi in molteplici punti viso, maglietta e persino i calzoncini. Stavolta fu il portinaio a ridere di gusto. “Adesso vai, che devo lavorare!”. Bertani se ne uscì ridendo, tenendo strette nella mano i tre pacchetti di figurine che Attilio gli aveva ammollato nel congedarlo.

Chiuse la guardiola si portò sul retro, ove come previsto le piante avevano ombra sufficiente per essere annaffiate. Prima però procedette alla eliminazione degli scarti, come gli chiamava lui. Potò le rose ormai sfiorite, per dare ai germogli che s’intravedevano più in basso la possibilità di crescere. Ripetè l’operazione sulle margherite. Ripulì le surfinie che dilagavano imponenti dall’alto del muretto creando una scia maestosa come la ruota di un pavone. Rinvasò alcune pianticelle le cui radici ormai eccessivamente diramate non trovavano quasi più terreno. Finalmente era il momento di dar loro da bere, poi la pulizia. Al termine era davvero soddisfatto. Verso sera, quando il sole avrebbe abbandonato anche l’altra metà del cortile, le stesse operazioni sarebbero state ripetute laggiù. La mattinata volgeva al termine, mentre Attilio lavava accuratamente le mani in acqua corrente, indugiandovi a lungo. Assaporava già l’anelata pausa pranzo quando la porta si spalancò. Di corsa, entrò il ragionier Bertani, di ritorno dallo jogging post lavoro, col borsone dei vestiti d’ufficio nella mano. Le spalle quadrate e luccicanti dallo sforzo prodotto, i bicipiti luccicanti di forza, la bandana inzuppata di sudore. Salutò Attilio con la consueta baldanza, senza per questo frenare il proprio slancio. Falcate talmente rapide che il portinaio non riuscì nemmeno ad inquadrare il fisico scolpito del giovane che guadagnava, a piedi naturalmente, il proprio appartamento al quarto piano. Sparì in un baleno ed Attilio avvertì appena l’eco calante della sua risata, per una battuta che lui non aveva neppure avuto modo d’afferrare.

Come ogni altra, anche quella giornata si concluse per Attilio nel miglior modo possibile. Rientrò nel suo alloggio nel momento preciso in cui la moglie stava servendo in tavola.

“Tutto bene?”
“Direi di si. La vita della guardiola riserva sempre sorprese impensabili”.

“Come l’hai chiamato, oggi?”

Attilio era soprappensiero, non rispose subito. La donna insistette:

“Il Prossimo, come l’hai chiamato, oggi?”

“Ah, scusa, si, dunque..oggi era il ragionier Bertani”.

“Risultati?”
“Eccellenti”.

Raccontò poi l’esperienza che aveva vissuto quel giorno, concludendo: “L‘ultima volta che l‘ho visto è stato proprio pochi minuti fa, era un nonnino dall’espressione talmente serafica, così serena , da lasciarmi dentro un gran senso di pace, di benessere.”

La donna osservava silenziosa l’acqua che continuava a fluire, poi annuì, commentando soddisfatta: “L’acqua scorre sempre nuova, ed il tuo prossimo ha avuto una vita splendente e benedetta. Speriamo domani in un’altra buona giornata.”

E ripresero il viaggio.

23/07/09

 

UNA SERATA ALLA FESTA DELLA SUCIA

27 maggio 2010
 
Come già avvenuto per “Un altro segno di perdono” nel 2008,
anche “Trame e disegni” verrà “discusso e analizzato” in una
serata a tema, naturalmente aperta al pubblico, messami
a disposizione dal Comune di Boffalora Ticino, cui vanno i
miei ringraziamenti.
 
La serata si svolgerà nell’ambito della “Festa della Sucia 2010”, classica manifestazione di fine estate che riempie di musica, arte ed allegria i dintorni del “niviri”.
 
Comunicherò a suo tempo data, ora e luogo preciso della serata.
Alfonso
 
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