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ACQUA SEMPRE NUOVA

2 GIUGNO 2010

Con “Trame e disegni”, che ha visto la luce ormai da nove mesi, non si è certo esaurita, per vostra somma sfortuna, la mia smania di emettere racconti, sempre un po’ particolari.

In attesa di raccogliere in un altro libro la nuova produzione, ve ne manderò qualcuno ogni tanto, così sapete già a cosa andate incontro.

Non tutti, naturalmente, perché sennò sarà poi inutile stampare il libro..

Questo che segue fa parte di un filone un po’ surreale, che già aveva in parte permeato la raccolta precedente.

Spero che vi piaccia, tuttavia accetterò anche pareri negativi.

Alfonso

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acqua sempre nuova

Incantato da tanto verde, il piccolo scese dalla macchina e cominciò a correre. Si fermò proprio in prossimità del limite del bosco, rallentato naturalmente anche dai richiami del padre, che portava il pallone ed il sacchettino della merenda. Accennò una smorfia mentre tornava verso il genitore. Si acquattò sull’erba soffice a una decina di metri da lui.

L’uomo gli lanciò la palla, il sorriso frammentato da brevi parole di incoraggiamento. Lui attese qualche istante, poi si tuffò sul morbido e bloccò la sfera, che rilanciò subito verso il babbo in attesa del prossimo tiro.

Mezz’ora dopo, lui e il padre si rinfrescavano ad un ruscelletto che zampillava semi nascosto tra gli arbusti e gli imponenti tronchi di acero che delimitavano il limite del bosco. L’acqua gli scivolava arrecandogli un sollievo che non si decideva ad interrompere.

Il bambino non ascoltava il padre, che lo richiamava ai giochi, chiedendogli di allontanarsi dal torrentello. L’acqua che gli bagnava le mani lo costringeva lì, mentre i rumori, i fruscii del vento, la luce filtrante del sole, la voce apprensiva del babbo, tutto andava ovattandosi e si rendeva impercettibile. L’acqua sempre nuova gli riempiva le mani e lui non vedeva né sentiva più niente altro.

“Acqua sempre nuova, già”. Chissà perché ci aveva ripensato in quel momento qualsiasi di una sua giornata qualunque, così di botto, tenendo la posta in mano e lo sguardo fisso nel vuoto. “Meno male che non è entrato nessuno” cercava di riderci sopra. Prese a smistare le missive nelle buche. C’era polvere e sporco sulle cassette, così le pulì a dovere, dopodiché si lavò ben bene le mani.

“Buongiorno Attilio, giornata splendida, nevvero?”

Attilio udì la sua voce rispondere: “Proprio così, ragioniere, bellissima senza dubbio”. Il ragionier Bertani raccattò la posta e la propria soddisfatta mezz’età ed uscì, accompagnando con cura la porta a scatto automatico. Attilio corse allora alla finestra e notando che in effetti il sole compiva il suo dovere in modo quasi accecante, si sentì meno idiota. Restò in garitta ancora qualche minuto. Tra poco le pianticelle ed i fiori del cortile interno sarebbero stati raggiunti dall’ombra ed avrebbe così potuto iniziare ad innaffiare. Si recò poi sul retro e predispose gli attrezzi: annaffiatoio, forbici, concimi. Al termine dell’operazioni risciacquò le mani in acqua abbondante. Subito dopo, il suono metallico e stridente del citofono lo fece sobbalzare. Non appena sbloccata l’apertura, vide con poco stupore il ragionier Bertani entrare saltando sulle punte. Indossava calzoncini corti e maglietta a strisce colorate, e chiese con voce infantile ad Attilio se aveva voglia di fare due tiri al pallone con lui nel parchetto adiacente il condominio. Lui avrebbe acconsentito volentieri, ma doveva lavorare; il ragioniere, pur mostrandosi deluso in volto, parve comprenderlo.

“Senti, resta qui un momento, ti va? E se qualcuno mi cerca, digli che sto arrivando”.

Bertani rideva con gli occhi mentre si accomodava in postazione, immaginando il nuovo gioco. Qualche minuto più tardi, Attilio scese con un enorme panino stracolmo di nutella, che regalò subito al ragioniere. Questi lo divorò a quattro palmenti senza ovviamente scordare di sporcarsi in molteplici punti viso, maglietta e persino i calzoncini. Stavolta fu il portinaio a ridere di gusto. “Adesso vai, che devo lavorare!”. Bertani se ne uscì ridendo, tenendo strette nella mano i tre pacchetti di figurine che Attilio gli aveva ammollato nel congedarlo.

Chiuse la guardiola si portò sul retro, ove come previsto le piante avevano ombra sufficiente per essere annaffiate. Prima però procedette alla eliminazione degli scarti, come gli chiamava lui. Potò le rose ormai sfiorite, per dare ai germogli che s’intravedevano più in basso la possibilità di crescere. Ripetè l’operazione sulle margherite. Ripulì le surfinie che dilagavano imponenti dall’alto del muretto creando una scia maestosa come la ruota di un pavone. Rinvasò alcune pianticelle le cui radici ormai eccessivamente diramate non trovavano quasi più terreno. Finalmente era il momento di dar loro da bere, poi la pulizia. Al termine era davvero soddisfatto. Verso sera, quando il sole avrebbe abbandonato anche l’altra metà del cortile, le stesse operazioni sarebbero state ripetute laggiù. La mattinata volgeva al termine, mentre Attilio lavava accuratamente le mani in acqua corrente, indugiandovi a lungo. Assaporava già l’anelata pausa pranzo quando la porta si spalancò. Di corsa, entrò il ragionier Bertani, di ritorno dallo jogging post lavoro, col borsone dei vestiti d’ufficio nella mano. Le spalle quadrate e luccicanti dallo sforzo prodotto, i bicipiti luccicanti di forza, la bandana inzuppata di sudore. Salutò Attilio con la consueta baldanza, senza per questo frenare il proprio slancio. Falcate talmente rapide che il portinaio non riuscì nemmeno ad inquadrare il fisico scolpito del giovane che guadagnava, a piedi naturalmente, il proprio appartamento al quarto piano. Sparì in un baleno ed Attilio avvertì appena l’eco calante della sua risata, per una battuta che lui non aveva neppure avuto modo d’afferrare.

Come ogni altra, anche quella giornata si concluse per Attilio nel miglior modo possibile. Rientrò nel suo alloggio nel momento preciso in cui la moglie stava servendo in tavola.

“Tutto bene?”
“Direi di si. La vita della guardiola riserva sempre sorprese impensabili”.

“Come l’hai chiamato, oggi?”

Attilio era soprappensiero, non rispose subito. La donna insistette:

“Il Prossimo, come l’hai chiamato, oggi?”

“Ah, scusa, si, dunque..oggi era il ragionier Bertani”.

“Risultati?”
“Eccellenti”.

Raccontò poi l’esperienza che aveva vissuto quel giorno, concludendo: “L‘ultima volta che l‘ho visto è stato proprio pochi minuti fa, era un nonnino dall’espressione talmente serafica, così serena , da lasciarmi dentro un gran senso di pace, di benessere.”

La donna osservava silenziosa l’acqua che continuava a fluire, poi annuì, commentando soddisfatta: “L’acqua scorre sempre nuova, ed il tuo prossimo ha avuto una vita splendente e benedetta. Speriamo domani in un’altra buona giornata.”

E ripresero il viaggio.

23/07/09

 

UNA SERATA ALLA FESTA DELLA SUCIA

27 maggio 2010
 
Come già avvenuto per “Un altro segno di perdono” nel 2008,
anche “Trame e disegni” verrà “discusso e analizzato” in una
serata a tema, naturalmente aperta al pubblico, messami
a disposizione dal Comune di Boffalora Ticino, cui vanno i
miei ringraziamenti.
 
La serata si svolgerà nell’ambito della “Festa della Sucia 2010”, classica manifestazione di fine estate che riempie di musica, arte ed allegria i dintorni del “niviri”.
 
Comunicherò a suo tempo data, ora e luogo preciso della serata.
Alfonso
 

UNA VOLTA...E ADESSO!

23 MAGGIO 2010

La lettura del romanzo di Harry Bernstein, scrittore prossimo al secolo di vita, di cui rimando alla recensione postata ieri, ha “scaturito” un nuovo carme, che vi allego qui sotto, “Una volta”.

Non nasce da attacchi di malinconia, o nostalgia, ma è una semplice constatazione derivante proprio dal commovente esempio di amore, affetto e dedizione famigliare evidenziato nell’opera, sentimenti che sembrano sempre più sbiadire nella nebbia di questi tempi nevrotici.

Tra le altre novità, segnalo la pubblicazione sul nostro impareggiabile “amamusic.it” la pubblicazione del commento su “Standing on the shoulder of giants”, opera prima della seconda fase degli Oasis, datata 2000. Praticamente ridotti a trio, dopo la defezione di Guigsy e Bonehead, la band riparte e traccia la strada per il nuovo secolo. Naturalmente…leggetelo!

 

una volta


una volta il cielo

era più gentile

donava struggenti storie d’amore

le più durature

e tu, allora, saresti esistita,

t’avrei trovata in un lampo

e di sola, pura essenza

una vita intera avremmo vissuta


20/05/10

 

IN OCCASIONE DEL 13 MAGGIO...

18 maggio 2010

In occasione del 13 maggio, anniversario della prima apparizione della Beata Vergine a Fatima, (nonché celebrazione dell’Ascensione del Signore), ho avuto modo di assistere ad un interessante documentario che ricostruiva la vicenda dei tre pastorelli e del celeberrimo Santuario di Fatima.

Mi ha colpito, tra le tante testimonianze, quella di un giovanissimo fedele (ce n’erano davvero tanti, di giovani), che aveva scelto di raggiungere il Santuario strisciando in ginocchio (imitato da molti altri fedeli). Intervistato, ha spiegato quello che rappresenta un notevole esercizio di devozione, che io ad esempio non avrei coraggio di fare, con parole semplici ed emozionanti.

Ho cercato di renderle con la lirica che vi propongo qui sotto.

Alfonso

 

Fatima, 13 maggio

genti in preghiera,

in silenzio,

in cammino, per giorni

un ragazzo striscia in ginocchio
dal paese fino all’altare
lo sguardo grato, un benessere antico

“per qualsiasi cosa io debba chiedere,
per tutto quanto devo già ringraziare,”
dice, “è sempre troppo poco”

 

NUOVA LIRICA

11 MAGGIO 2010

Ho inserito un nuovo scritto, che trovate nella sezione "Poesie", dal titolo "Ventidue valigie", sempre tratto da "Un altro segno di perdono".

Attendo vostri commenti in merito, è una lirica particolarmente "musicale", credo che non tarderà ad essere definita anche come canzone.

 
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