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ROCKCANTINA 2010 & ILLUSION 1991

20 LUGLIO 2010

Durante questo fine settimana si svolgerà all’interno del cortile del “Torchio”, di Villa Tanzi, Inveruno (MI), l’annuale edizione  di “Rockantina Live”, che da anni rinfresca con ottime proposte musicali le torride estate milanesi

Ecco il programma:

22 luglio:        ROOTICAL FOUNDATION        reggae

23 luglio         NO SPEECH                                rock band

24 luglio         ANTANI PROJECT                     pop-rock-ska

25 luglio         FBL BAND                                   soul band

Non perdete un appuntamento del genere, per garantire sulla qualità della manifestazione basti ricordare la presenza, nella passata edizione, della celeberrima “Di maggio connection”. Accorrete numerosi!

Per quanto riguarda il nostro music magazine preferito, ossia “AMAMUSIC”, segnalo questa settimana l’analisi di un’opera affascinante quanto pacchiana, intensa e ridondante: “Use your illusion 2” dei Guns. In ogni caso, ultima espressione del genio collettivo della band losangelina (nella line-up originale, o quasi).

Rileggete, riascoltate, commentate!

Alla prossima!

 

 

LIMITI DI DIGNITA'

16 LUGLIO 2010

Sono sette anni che David Bowie non emette novità discografiche. Non che in questo lasso di tempo non abbia dato notizia di sé: ha pubblicato compilations, partecipato a collaborazioni anche illustri, ha sbancato (gennaio 2010) il web con il live relativo al “Reality Tour” e soprattutto ha avuto problemi di salute molto seri, sei anni fa, pare totalmente superati. Ma dischi nuovi, nisba. L’ultimo, “Reality”, appunto, era opera matura ed intrigante, e nulla lasciava presagire che il successore si sarebbe tanto fatto aspettare.

Ma ci sarà un successore?

Il Duca ha compiuto 63 anni da sei mesi, un età oggi risibile per chi fa musica. Ringo ha appena festeggiato i 70 con mega party e mega live (vedi due editoriali fa). L’amico Paul ne conta 68, Mick e l’altra pietra simbolo Keith Richards raggiungono quest’anno i 67 e potremmo proseguire a iosa.

E se l’artista londinese si fosse accorto di non aver più nulla d’importante da dire per cui sbattersi ad incidere nuovo materiale?

Si può anche ampliare e deformare il discorso in questo senso. Quando è bene che un musicista appenda microfono e strumenti al chiodo?

Credo sia giusto che non vengano posti limiti particolari, a livello di incisioni discografiche, se sinceramente l’artista ritiene di dover esprimere qualcosa e non per riempire a caso, ma remunerativamente, un compiaciuto ammasso di vinile.

A livello di esibizioni dal vivo, io credo che invece un freno vada posto. E’ giusto, che i palcoscenici del rock mondiale (Italia inclusa) siano calpestati da ragazzi irresistibili con carriere cinquantennali ed oltre?

Le personalità che ho citato prima e gli altri miti del rock over-60 e 70 non hanno più bisogno, credo, di consumare ore in palestra e barili di tinta per capelli e scimmiottare se stessi sopra un palco. Purtroppo è esattamente ciò che si continua a vedere per televisione e dal vivo. Dicano quel che han da dire, se ce l’hanno, con le produzioni da studio, ma non mi si venga a fare un discorso di soldi e lascino i palchi ai giovani, o quanto meno agli adulti.

Tornando al duca, se Bowie è in pausa, oppure non inciderà più, per vena esaurita, tanto di cappello. Pensione meritata.

 

A PROPOSITO D'ANNIVERSARI

13 Luglio 2010

E’ periodo d’anniversari e di Beatles, come avete potuto leggere dall’ultimo editoriale. Proseguo sulla stessa strada, e colgo l’occasione per consigliarvi caldamente di (ri)ascoltare un album la cui pubblicazione tocca il quarantennio. Sto parlando dell’opera prima da solista di John Lennon, denominata “John Lennon – Plastic Ono Band”. Semplicemente sublime, il disco risuona potente, diretto e sincero, qualità che con i Beatles, John non era forse mai riuscito ad esprimere sino in fondo.

Recensione completa, naturalmente, su: www.amamusic.it.

Saludos! (Omaggio alla Spagna caput mundi.)

Alfonso

 

LA TERZA ETA' DEI BEATLES

09 Luglio 2010

Con il compimento dei settant’anni, Ringo Starr ha portato ufficialmente i Beatles nella terza età. Il “Naso” ha festeggiato a New York, tra concerti a Times Square prima e al Radio City Music Hall poi, con l’intermezzo della degustazione di una smisurata torta all’Hard Rock Cafè. A mezzogiorno in punto, Richard s’è rivolto alla folla chiedendo di scandire con lui lo slogan “Peace and Love”, e ricevendo idealmente, quarant'anni dopo, il testimone dal suo (amato) compagno di squadra John. Paul, a quanto ho capito, ha brillato per assenza, anche se i rapporti tra i due sono più che buoni praticamente da sempre.

Parlando di Beatles e di Ringo in particolare, colgo l’occasione per tirare una picconata, come si usava dire vent’anni fa, a un luogo comune, duro non solo a morire, ma anche ad ammalarsi seriamente. Nell’immaginario collettivo, Ringo è da sempre musicista di scarso talento e personalità, salito praticamente per caso sul treno più bello del mondo, con l’unica funzione di sorridere al momento giusto e dire sempre di si. Niente di più falso, ovviamente. Sorvolando sul fatto che Starr è sempre stato un batterista fantasioso e duttile, anche se forse non un virtuoso, ed ha sempre rivestito della miglior ritmica possibile le composizioni dei Beatles che nel corso della loro carriera andavano tecnicamente sempre più sofisticandosi, il serafico baronetto è stato anche protagonista di una rivalutazione che ha portato molti esponenti di spicco dello strumento (Collins fra tutti) a citarlo come modello.

E’ invece vero, verissimo, che la buona predisposizione d’animo e il carattere accondiscendente hanno spesso funto da balsamo rigeneratore nei momenti inevitabili in cui le personalità forti degli altri venivano in contrasto, disinnestando la miccia (finchè è stato possibile) dello scontro e della discordia. Un personaggio da rivalutare.

 

LA CATENA DI SANT'ANTONIO

03 Luglio 2010

 Vi arriva una catena di Sant’Antonio? Potete scegliere come

comportarvi, se come il signor Pastafresca o come il signor

Verdecampo, i protagonisti di questa storiella, che troverà poi

spazio nel prossimo libro di racconti.

Imbecillità e suggestione, connubio fatale………

 

LA CATENA DI SANT'ANTONIO

 


Il signor Giovanni Pastafresca e l’amico Luigi Verdecampo sono due appassionati hi-tech. Fanno a gara per acquistare gli ultimi modelli di telefonia e per aggiudicarsi ogni nuovo aggiornamento software sviscerando con pignoleria le cascate di offerte che quotidianamente il web propone. Vivono col cellulare in mano e il note-book nella ventiquattr’ore.  Una mattina di fine maggio, il signor Pastafresca riceve sul cellulare la classica catena di Sant Antonio, con la quale gli si promette salute, ricchezza e felicità tramite un semplice “inoltra” del messaggio ad altri dieci utenti. La mancata esecuzione gli avrebbe causato (in questo caso era stata ancora abbastanza magnanima) tre mesetti di disgrazie. Il signor Pastafresca non ci pensò un momento e cancellò il messaggio, detestando mentalmente l’”amico” che glielo aveva girato. Nel primo pomeriggio dello stesso giorno, anche Verdecampo ricevette la catena. Restò indubbio sul dafarsi, dopodichè la rinviò ad altri dieci utenti, cercando di evitare gli amici più intimi per non avere storie; dimenticò presto l’episodio.
Qualche giorno dopo i due si incontrarono al bar e commentarono insieme.
“Io l’ho cancellata subito”, affermò Pastafresca.
“Ma no, io l’ ho rimandata, così per ridere”, ribattè l’amico, poi parlarono d’altro.
C’era da verificare un imperdibile offerta di tot ore di traffico
gratis sul cellulare mediante un vantaggiosissimo nuovo tipo di contratto, per cui trascorsero le successive tre ore a controllarne l’affidabilità. Quando verso mezzanotte stabilirono che non ne valeva la pena, rientrarono soddisfatti a casa.
Tre giorni dopo, Verdecampo ricevette una nuova catena. Piuttosto annoiato dalla circostanza, tuttora in dubbio su cosa fare, si accorse che arrivava dallo stesso mittente della precedente. Decise ancora una volta di inoltrarla, ma telefonò al conoscente pregandolo di non mandargli più nulla del genere. Stavolta inviò la catena a dieci utenti diversi dai precedenti, sempre selezionati tra quelli con cui aveva meno familiarità. La catena stavolta millantava unicamente salute certa per lunghi anni. Naturalmente l’interruzione della stessa avrebbe causato malattie improvvise ed in alcuni casi anche decessi.
L’umore del signor Verdecampo subì un’impennata la sera stessa quando, in collaborazione col fido Pastafresca, scovarono ed applicarono in due ore nette la più conveniente tra le quindici offerte uscite in quella settimana, che promettevano la miglior risoluzione assoluta nelle fotografie da telefonino. Non avrebbero mai scattato alcuna foto, cosa che non interessava minimamente i due amici, ma l’orgoglio di appropriarsi della miglior risoluzione sulla terra fu tale da meritarsi un brindisi a base di cedrata e patatine rosse.
Al risveglio il giorno dopo però un messaggino sospetto lo mise in allarme. Era la catena del giorno precedente, rinviatagli, evidentemente per errore, da uno dei destinatari. Così il buon Luigi chiamò subito la persona chiarendo il fatto che la catena non andava rispedita al mittente ed altre amenità, riuscendo anche ad entrare in frizione con l’ottimo antagonista e dato che nessuno voleva dar ragione all’altro, la telefonata proseguì per svariati minuti consentendo a Luigi di arrivare tardi al lavoro e di spendere 6/7 euro al vento. Trascorse il resto della giornata in calma apparente. Ma l’angoscia lo colse sul far della sera, allorchè realizzò che, seppur per errore, gli era pur sempre arrivata una nuova catena cui non aveva tuttora dato seguito. Dopo aver attraversato una notte agitata, decise che avrebbe inoltrato la catena vecchia per la seconda volta, fortunatamente aveva ancora una buona riserva di contatti cui non aveva ancora girato quel tipo di messaggio. Lanciò la nuova decina.
Secondo i suoi calcoli, ora avrebbe dovuto finalmente sentirsi meglio, invece una strana inquietudine s’impadroniva di lui man mano che passavano le ore. Ne parlò a Giovanni il quale fu davvero sorpreso di apprendere dello stato d’ansia dell’amico. Era sempre stato una persona serena, non riusciva a capacitarsene. Per distrarlo, quella sera lo portò allo stadio comunale ove era in corso la gara dello sputo del nocciolo di ciliegia. Per la cronaca, il trofeo (un barattolo di ciliegie snocciolate) se lo aggiudicò un tale che sparò il nocciolo a 27,50 mt. senza rincorsa. Quella notte Luigi dormì sereno, e per qualche giorno le nuvole scomparvero dal suo orizzonte.
Ma nel pomeriggio del terzo giorno, un lampo lo attraversò: aveva già spedito tre catene eppure non aveva avuto benefici, né d’ordine economico, né di salute o altro genere. Non se ne dispiaceva in realtà, non che si aspettasse subitanee ricchezze o elisir di lunga vita, però detestava il pensiero di essere stato in qualche modo infinocchiato. Inoltre ricordò che il suo amico Giovanni non aveva ancora ricevuto la “giusta punizione”. Quella sera, al bar:
“Ma…a te, finora, non è capitato niente?”
“Niente, di che genere?”
“Beh, nessuna rogna, che ne so… stai bene di salute? A soldi, come va? Il lavoro, la crisi, succede niente?!?”
“No, perché dovreb..ma che fai, meni gramo?”
“No..anzi, mi preoccupo per te..anzi, sono felice che va tutto bene! Magari andrà peggio più tardi…no, scusa, non volevo..beh ci vediamo, eh? Ciao, ciao…”
Giovanni scosse la testa e reputò che l’amico lavorava troppo. La sera seguente Luigi, per smuovere l’impasse, ebbe un’idea geniale. Pianificò di creare una catena tutta sua. In essa, prometteva genericamente che un desiderio che esisteva da sempre sarebbe divenuto realtà; l’interruzione della catena comportava il doverlo abbandonare definitivamente. Mandò il messaggio a ben venti contatti, includendo alcuni di quelli cui aveva già inviato i precedenti e che non avevano avuto niente da ridere, più altri.
Da questi ultimi però ricevette alcune telefonate di lamentela, dovendo così depennarli dalla lista dei futuri papabili riceventi. In più, dovette richiamare più volte coloro tra questi con cui teneva ad aver buoni rapporti per cercare di ricucire lo strappo, cosa che gli costò non poca fatica, stress e denaro. Invece di stare meglio, nuove sensazioni d’apprensione lo colsero. Inevitabilmente aveva l’impressione di commettere qualcosa di poco pulito. Un nervosismo latente lo accompagnava anche sul lavoro e nella vita di tutti i giorni. Non stava meglio finanziariamente. Non aveva ancora ricevuto alcuno dei benefici decantati ed aveva già speso decine di euro tra catene inviate e relative telefonate di chiarificazioni.
Cominciarono le ritorsioni. Più d’uno dei riceventi delle sue catene, create o inoltrate, gli rinviarono catene sempre nuove e dalle condizioni più stravaganti ed ovviamente irrinunciabili. Entrato ormai nel vortice della dipendenza, le reinoltrava tutte. Non badava più ormai a cosa promettessero o minacciassero. Anche i suoi destinatari erano ormai scelti a caso tra i suoi contatti. Se qualcuno richiamava per questionare, non si dava più nemmeno la pena di ribattere lasciando sfogare l’interlocutore senza replicare. Staccava il telefono per lunghi tratti, e spesso trovava una nuova catena una volta riavviatolo. Lungi dallo sparire, le sue agitazioni si dilatarono, tanto da causargli insonnia e palpitazioni improvvise, finchè cadde malato.
Una bella mattina verso il 20 di giugno, Giovanni Pastafresca realizzò che erano svariati giorni che non aveva contatti con l’amico. Eppure nuove offerte hi-tech piovevano a catinelle e Luigi era sempre il primo a combinare appuntamenti per approfondirle. Si preoccupò ulteriormente a causa del fatto che non riusciva a contattarlo al cellulare. Si risolse così a recarsi a casa sua e lo trovò in stato pietoso. Luigi, che era stato molto riservato su quanto gli andava capitando, alla fine si decise a raccontargli l’intera faccenda.
Giovanni restò un intero pomeriggio al capezzale dell’amico, e tornò per tre o quattro giorni di fila. Riaccese il cellulare di
Luigi e cominciò a cancellare senza pietà ogni nuova catena che si ripresentasse, intimando a Verdecampo di fare lo stesso in sua assenza, pena l’abbandono al suo destino. Piano l’ammalato iniziò a dare segni di miglioramento, il quarto giorno ricominciò ad interessarsi al lancio di una nuova irrinunciabile fornitura di adsl + tot ore di navigazione gratis. Dieci giorni dopo tornò al lavoro e Giovanni gli lasciò in prova il cellulare in gestione, per testare la sua guarigione. Intorno alla metà di luglio, non arrivò più nessuna catena, né telefonate relative. Ogni traccia di malattia era sparita.
Luigi si dimostrò molto riconoscente. Per prima cosa offrì a Giovanni una cena ed intestò a suo nome un irrinunciabile convenzione telefonica con un gestore emergente per 800 ore a spesa ridotta, purchè effettuata tutta entro una settimana. Durante la cena però, non ce la faceva più dalla curiosità ed infine porse a Pastafresca la domanda che voleva fargli da quasi due mesi.
“Per non aver inoltrato quella prima catena, dici? No, mai niente di niente, anzi! Sto benissimo, il lavoro va a gonfie vele, ho rimediato una cena ed un vantaggiosissimo contratto telefonico
!”

 
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