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LA "RISPOSTA" DEL PAPA

23 OTTOBRE 2010

M’è capitato di rileggere sui giornali dell’epoca la polemica relativa all’illuminante rifiuto di ricevere il Santo Padre da parte dell’università La Sapienza, per l’inaugurazione dell’anno accademico 2008.

Ho immaginato una possibile risposta da parte del Papa, ve la giro.

A margine, solo un piccolo commento.

Il diniego venne giustificato con la “laicità dell’università e l’apertura della stessa a genti di ogni Credo”.

A maggior ragione, allora, perché respingere la visita del massimo esponente di uno di questi Credi?

  

 

Voi non mi volete

 

 

Proprio voi non mi volete

Voi che sareste il regno

Dell’accoglienza multiculturale

Vi contraddice l’intolleranza di fatto

Del vostro laicismo chiuso al dialogo

 

Proprio voi non mi volete,

come foste un centro sociale

voi esempio di puri scientisti,

e di mode anticlericali fondamentaliste

Proprio voi non mi volete,

eravate pronti a schierarvi in linee,

a fomentare disordini, come fate per la pace?

povera Chiesa, in povero stato.

 

UN NUOVO REALITY

19 OTTOBRE 2010

“SMS della figlia del killer a un giornalista.”

“Lettera dell’amica della figlia al tiggì.”

Sono notizie tratte da una pagina di televideo in una placida domenica sera d’ottobre. Il Bel Paese si sta appassionando in questi giorni a un delitto efferato, compiuto da quasi due mesi ma scoperto da poco. Cos’ha di particolare? Che rispetto agli altri, e questo è un innegabile sintomo di progresso, i protagonisti e i comprimari della vicenda vivono perennemente in scena, sotto i riflettori, in prima pagina. La disgrazia alimenta di continuo speciali, ultime ore, breaking news, interviste esclusive (un giorno presso un certo network e il giorno dopo presso il concorrente), che espongono i dettagli dell’orrore “frame by frame” alla morbosa, italica curiosità.

Ed ecco così la sfilata incessante di colpevoli, pseudo-colpevoli, famigliari, parenti, amici, conoscenti, avvocati, che espongono opinioni, accuse, impressioni, davanti all’occhio lungo dei media, collezionando ospitate a pacchetti. Un reality. Di un omicidio vero. E cos è la vergogna, il dolore, il pudore, il bisogno di soffrire in intimità? Sentimenti sacrificati all’altare dell’esposizione. Perché i quindici minuti di celebrità che Warhol assicurava ad ogni essere umano si conquistano anche così.

Per qual motivo allora stupirsi del fenomeno più trendy del momento, ossia il dilagante turismo dell’orrore? Gli scenari degli ammazzamenti sono la nuova meta dello svago popolare. La gente accorre in massa, e le forze dell’ordine devono ammattire ad allontanarli, come non avessero di meglio da fare: “Che fai domenica?” “Mah…carico la famiglia in auto e ci facciamo un giro a X, alla casa dove hanno ammazzato quell’adolescente, e tu?” “Beh, io ci son già stato la settimana scorsa, noi andiamo alla palazzina di Y, sai dove quel tipo ha scannato la convivente che voleva separarsi..”

Intanto, dal loro limbo ovattato, le Vittime ci guardano perplesse, scambiandosi interrogativi senza risposta.

“Era questo, il mondo in cui vivevamo?”

 

LE AVVENTURE DI PALOMA - 2) PALOMA AL GRANDE MAGAZZINO "PIANTE E FIORI"

17 OTTOBRE 2010

 

Approfittando della bellissima giornata, questo sabato 9 ottobre Paloma s’è fatta accompagnare dalla mamma al grande magazzino: “Piante e fiori”. Erano le due del pomeriggio e il vasto piazzale era gremito all’inverosimile di macchine, moto, biciclette e quant’altro. La signora dovette posteggiare lontanissimo, praticamente su un campo arido e stepposo che lambiva la statale. La bimba camminava a fianco della madre ed osservava stupita l’esercito di mezzi parcheggiati infittirsi man mano che s’avvicinavano all’ingresso. Ad ogni passo le si allargava il cuore. “Quanta gente che ama i fiori e le piante, che bello!. E tutto il mondo di colpo le parve migliore.

Ciò che vide da quel momento in poi le piacque sempre meno.

Perché entrando nel grande magazzino, uno stretto cunicolo conduceva lei e la mamma per un percorso obbligato ed oscuro chiamato “Vintage clothes”. Era costituito da una serie di stand nei quali stavano esposte vecchie sedie impagliate, miniature di carri da fieno, rastrelli, badili, forche, carriole. In un altro grandi, grandissimi apparecchi stereo- radiofonici. Oppure orologi a pendolo, riproduzioni di antichi clavicembali. Ancora stampe di mitiche battaglie, spartiti stinti, manoscritti ingialliti. Jukebox, manifesti di concerti. Ritratti in bianco e nero di personaggi celebri. Mangiadischi in vinile. Modellini di mongolfiere, aeroplanini, i primi treni. Il tutto con ghirlande e festoni che la seguono, l’avvolgono, quasi le fanno paura. Paloma ha il torcicollo, la gente intorno a lei scorre, sbircia famelica e prosegue. Oppure arretra, s’arresta, guarda, commenta a versi, se ne va. A un certo punto gli stand cambiano. Il transito di Paloma, della mamma e del resto della folla è accompagnato adesso da maschere di ogni tipo, forma, dimensione. In genere boccacce che fan ribrezzo, colorate quasi tutte di nero con digressioni viola o rosso pomodoro marcio, con espressioni davvero vomitevoli e strani liquidi e sostanze in plastica che fuoriescono dalla bocca e dalle mani. Sta per rimettere, ma la mamma la spinge via oltre il cartello: Viva Halloween. Sono entrate ormai da mezz’oretta e Paloma e sconvolta. I fiori non arrivano, la gente è sempre più eccitata e schizofrenica, se la mamma non la tenesse forte la stritolerebbero. Vorrebbe tornare a casa, la mamma la rassicura. Ma i fiori non arrivano. Entrano nel salone adiacente e stavolta, per la piccola, la sorpresa è davvero grande.

Il locale è uno stanzone enorme, completamente addobbato da Natale.

Tutto quello da venticinque dicembre che vi venga in mente, c’era. E con esso, carrelli pieni, gente che assedia, tasta, acquista, lascia giù, soppesa, discute, commenta, prende e porta via. A un certo momento anche la mamma la molla e s’attacca ai ninnoli. Lei resta sola in centro al locale, con la folla che la sfiora ma non può più urtarla ormai né farle del male. Sono in un'altra dimensione, sono avanti di settantacinque giorni, pensa la piccola. Un subitaneo, irrefrenabile senso d’angoscia l’assale. Gonfi lacrimoni le scendono dalle guance. Corre, corre oltre quell’enorme, invasata, stanza quadrata piena di cose di Natale, adesso ha paura. Di essere in ritardo, non ha ancora fatto albero né presepe, non ha preparato la lista dei buoni propositi, né quella dei regali. Ha paura che il Natale passi senza di lei, in quel falso inizio di ottobre che l’ha così vilmente ingannata. Esce fuori, dall’altra parte, a malapena s’accorge dei lunghi, squadrati viali di piante e fiori che, finalmente, si palesano agli occhi dei visitatori, proprio prima delle casse e dell’uscita. Lei non li può ammirare, ancora scossa da quel presentimento, dal timore di perdere la Festa più bella dell’anno. Finalmente la mamma la raggiunge, la stringe tra le braccia, le asciuga le lacrime, piano la calma, le spiega. Paloma sembra rasserenata, ma oppone un fermo rifiuto alla richiesta della mamma.

“Torniamo dentro, cara?

 

FRANCESCO BACCINI: CINQUANT'ANNI E UNA CELEBRAZIONE

13 OTTOBRE 2010

Questa settimana ci focalizziamo sui cinquant’anni, festeggiati qualche giorno fa, di un cantautore originale e dissacrante, il quale, dopo una folgorante prima parte di carriera negli anni ’80 e ’90, ha visto con il nuovo millennio indebolirsi la propria posizione all’interno dei grandi giri del music business, riciclandosi poi tra l’altro come attore teatrale e cinematografico.

Non ha fortunatamente mai smesso di incidere e di raccogliere comunque ampi consensi di critica, ripercorrendo in questo la parabola di un altro cantautore di talento cristallino, Alberto Fortis.

Potete trovare la recensione di uno dei suoi dischi più riusciti, "Il pianoforte non è il mio forte", sul ns.magazine di musica per intenditori:

www.amamusic.it, sezione recensioni.

Buona lettura & buon ascolto!

 

HAYA JANE

11 OTTOBRE 2010

Posto oggi la testimonianza di una giornata tipo di una ventenne residente in Italia, ma originaria di un altro Paese. Lei è ancora una di quelle fortunate. Sa già come funziona il suo destino e ne paga ogni giorno il prezzo. Poi, il giorno dopo, “copre in un sorriso i segni neri” e ricomincia.

Haya Jane si trucca appena un pò

sopra gli occhi solo un po’ di blu

il resto del suo viso non si può

e da poco che non lo nasconde più

Haya ha capelli lunghi neri

che nessuno ha mai visto

e una foto chiusa dentro sé

d’un amore invivibile

E apre la finestra incerta se affacciarsi

ma c’è un’ombra che la spinge a rimanere lì

così il ragazzo passa guarda in alto poi va via

e lei sa non ritornerà

Haya Jane ha paura del papà

e di tutti quelli come lui

tante altre han pagato sangue

un anelito di vita

Chiude la finestra un po’ confusa

lei non piange e sa che succederà

le percosse sfumano col sonno nell’oblio,

non parlerà, lei non lo dirà

Haya Jane si veste come può

copre in un sorriso i segni neri

sole mare e luna dentro sé

d’una vita invivibile

 

 
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