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BUONA SCIENZA/ PER FUTILI MOTIVI

30 SETTEMBRE 2010

 

Vi invio nuovi testi fuoriusciti dalla penna sempre ispirata del nostro impareggiabile gruppo.

Naturalmente attendo, al solito, copiosi e competenti commenti. Dritte: “Buona scienza" può essere inquadrata nell’ambito delle storiacce che intrecciano droga e sport (o meglio degli interessi intorno allo stesso) in un connubio devastante. “Per futili motivi” è un excursus sugli orgogli e le incomunicabilità che amareggiano le nostre giornate.

O no?

Ditemi voi!


 

 

buona scienza


 

celle vi seguono nei viaggi

trucchi a portata di mano

macchine manipolano il sangue

espansori di plasma

 

corpi estranei all’organismo

assunti indiscriminatamente

sudi fatiche artificiali

nulla, per il nulla che avrai

 

raccontami le storie che avevi inventato

per dire non sapevo, credevo, di essere sicuro,

troppi illusi qui, sotto un cielo infinito

ascolta il silenzio del vuoto

 

anni di vita normale

e a un tratto il filo si spezza

destini irreversibili sorti ineluttabili

solo, col male che hai

 

dimmi le vite che avete trasformato

dimmi non volevo, pensavo, non è così lo giuro

troppi presi qui sotto il cielo infinito

ascolta il silenzio del vuoto

raccontami le vite che avete rovinato

troppe poi per dire non c’ero, non avrei immaginato

troppi stesi qui sotto il cielo infinito

ascolta il silenzio del vuoto

 


 

per futili motivi


 

non mi chiederai mai scusa

né mi interessa ciò che hai dentro

tu giochi senza una logica costruttiva

io rimuovo senza passabile ragione

tutto passa, per futili motivi

tutto a zero, senza più ricordi

tutto è nullo, vago e senza senso

come non avessimo già, dormito un’eternità

 

ogni bene rinchiuso dietro serre d’acciaio

sentimenti di anni come un abito liso

vite traviate da un orgoglio immaturo

occhi che cercano soltanto di ferire

niente torna, per futili motivi

niente merita neanche più un pensiero

niente sembra poterci avvicinare

come non capissi che, già il tempo ruba da sé

 

aspettare pazienti il momento migliore

un pretesto qualsiasi per poter rinfacciare

e non mettersi mai in discussione

Voci isteriche prive di ritegno

muri nuovi, per futili motivi

cementati da presunzioni assurde

non mi sono chiesto se era vero

non mi sono chiesto se lo stesso vale per me

famiglie divise da inezie irreali

l’egoismo dilata su distanze impensate

solitudini aizzate da un progresso alienante

essere soli e persi, per futili motivi

 

CHINA CRISIS

27 SETTEMBRE 2010

La band di cui ci occupiamo questa settimana è la liverpooliana China Crisis, gruppo di buona fama durante gli anni ottanta e che concluse di fatto la propria carriera poco dopo l’inzio degli anni ’90. A causa di un’offerta in quel periodo enorme ma non necessariamente di qualità, sono un po’ finiti nel “calderone”, e il loro momento di successo non è durato quanto avrebbe meritato. Dopo alcuni anni di silenzio, hanno ripreso una sporadica attività live nel 2002, che prosegue tutt’ora, senza però la produzione di nuovo materiale.

L’album sotto i riflettori è “What price paradise”, datato 1986, che racchiude per intero le peculiarità artistiche dei ragazzi. Per saperne di più, il rimando è il solito: su www.amamusic.it , di questa settimana, sezione recensioni

 

 

LA SECOLARE CARRIERA DEGLI ZOMBIE

23 SETTEMBRE 2010

Il nuovo album dei Queen, “The singles collection, vol.4”, sarà divulgato il prossimo 18 ottobre dalla Parlophone. E’ la 14esima pubblicazione relativa al gruppo, fatta salva la parentesi di "Paul Rodgers + Queen", dalla dipartita di Freddie Mercury, nel novembre del 1991. Con il leader in vita, compreso il postumo ma da lui inciso “Made in heaven”, la band s’era fermata a 19, e non c’è ragione per non pensare che questa quota verrà superata a breve.
Ben tre invece le uscite discografiche per John Lennon in questo suo indaffarato 2010. Tutte il 5 ottobre, tutte per la Capitol: “Gimme some truth”, “Power to the people: the hits”, “John Lennon signature box”. Il prolifico ex-baronetto approda così alle pubblicazioni numero 15, 16 e 17. Dopo la sua morte, s’intende.
Le forme? Le solite: platinum collection, greatest hits, absolute greatest (!), classic, live, legend, unplugged, acustic, very best, box sets con foto, interviste, video, multimedialità.
 

                                                                                                  Questo articolo è una semplice elencazione di numeri e date con l’intento di ribadire un’ovvietà: il mito è una gallina dalle uova d’oro che non va mai in menopausa, un’eterna mucca da latte, una schedina di superenalotto che dà sempre sei. Superfluo forse a questo punto sarebbe il ribadire l’assoluta inopportunità di questi dischi. I Queen di Mercury non ci sono più, prendetevi il Paul Rodgers al limite, ma lasciate stare le “ultime uscite dei Queen con Freddie”. Per non parlare di Lennon, che quest’anno compie i trent’anni di carriera da morto contro i venti scarsi che ha avuto da vivo. E non venitemi a raccontare la solita balla degli inediti e delle rarità, che sono comunque sempre in numero irrilevante rispetto ai soliti mega hits ripresentati all’infinito. Se l’artista aveva deciso di lasciare inediti determinati lavori, ci sarà stato un motivo. Così come c'è un motivo, misero ed indistruttibile, per ingolfare di continuo il mercato con le “nuove” opere dei nostri.

 

QUEL GIORNO SULLA TERRA

20 SETTEMBRE 2010

Vi posto oggi un raccontino allegro in modo da iniziare spensieratamente la settimana…


Quel giorno sulla terra

Quel giorno sulla terra splendette un sole eccezionalmente caldo ed accecante fin da prima che sorgesse l’alba. In ogni angolo di mondo la tensione era, come sempre, al livello di guardia. Ma con lo sbiadire della notte, un presagio di sventura, un che di malvagio s’era insidiato nell’atmosfera statica e rovente della canicola. Sinistri focolai di male s’accesero in molteplici punti del globo, in numero molto superiore all’usuale. Dapprima trascurabili screzi, irrequietudini di frange estremiste, ma ben presto la loro violenza si decuplicò, coinvolgendo maestranze, studenti, impiegati, politici, artisti e via discorrendo. Nel frattempo la temperatura saliva inesorabile e alle dieci del mattino ogni record d’escursione termica e d’umidità recepita era stato annientato. Era la più bruciante mattinata da sempre. Malgrado questo, i tafferugli non s’esaurirono, al solito, a colpi di fumogeni e manganellate. I disordini trascesero in battaglia. In tutti i Paesi entro mezzogiorno fu dichiarato lo stato di Guerra Civile. Un bimbo lo apprese dal tiggi. Pochi minuti dopo, durante una pubblicità di fucili ad alta precisione, il padre gli chiese: “Sai, piccolo, che vuol dire guerra civile?” Lui replicò: “Cosa c’è di civile in una guerra?” Ma il padre non rispose ed abbassò le tapparelle. S’improvvisarono riunioni di capi e rappresentanti di stato istantanee che non portarono a nulla tranne qualche bagno in piscine miliardarie e abbondanti libagioni. Le gravissime agitazioni s’erano ovviamente assommate alle guerre in servizio permanente effettivo che tra le dodici e le tre triplicarono di intensità. Il pianeta intanto era divenuto una fornace irresistibile, le foreste seccavano a vista d’occhio, ghiacciai si sciolsero e si susseguivano terrificanti inondazioni, chi non moriva in battaglia lo faceva per annegamento o paradossalmente per disidratazione, fu una vera e propria decimazione, a partire come al solito da vecchi e bambini.Erano le quindici in punto quando, rivelatosi impossibile ogni tentativo, comunque tenue, di mediazione per la pace, qualcuno dichiarò la Prima Guerra Planetaria, poi un’insolazione lo stecchì. Da questo momento in poi, il numero della popolazione mondiale prese a diminuire progressivamente, perché alle falcidie causate dalle belligeranze e ai decessi naturali s’aggiunse il fatto che ogni gravidanza in corso venne irrimediabilmente interrotta dall’eccezionale ondata d’afa. Le insopportabili temperature contribuivano quanto le guerre a assottigliare il popolo terrestre, e ne una né l’altra tendevano a placarsi. Fu solo verso le sei del pomeriggio, che il bollore che inceneriva la collettività iniziava leggerissimamente a scemare di veemenza, nel frattempo però gli umanoidi s’erano ridotti del sessanta per cento ed oltre. Le battaglie proseguivano sanguinolente ed incessanti per tutto il pianeta, coinvolgendo ogni essere vivente sopravvissuto alla calura, ossia tra i 15 e i 60 anni. Erano quasi le sette di sera quando, con gli abitanti della terra ormai ridotti a poche centinaia di milioni di esemplari ma sempre più inferociti e decisi ad trucidarsi a vicenda, il sole calò dietro una montagna qualsiasi e crollò in mare. Si verificò uno sbalzo termico di una cinquantina di gradi in pochi minuti, meno di u’ora più tardi il termometro segnava già meno sei. Spesse coltri di ghiaccio iniziarono pigre a ricoprire la terra, come un medicamento che risanava le ferite rosso sangue che la inondavano. La gente non era assolutamente preparata a un trasformazione tanto repentina, una vera e propria glaciazione s’abbattè sul pianeta ben prima che calasse la notte. Crebbe progressivamente di forza e un numero incalcolabile d’umani sopravvissuti al caldo delle ore prima trapassò per congelamento. Alle undici di sera la popolazione terrestre era scesa a poche centinaia d’esemplari gelo resistenti che si fronteggiavano implacabili tra paesaggi esangui, costituiti da un unica, continua, crosta di  macerie, detriti e resti umani, il tutto avviluppato in manti di ghiaccio dai quali traspariva uno spettrale senso d’ibernazione. Già da molte ore, prima ancora della nodale mutazione di clima, gli esseri umani non parlavano più. Non promulgavano dichiarazioni di guerra, non urlavano, non esultavano, non si disperavano. Dominati da un silenzio rigidamente teso al compimento dell’azione di sterminio, non si ricordavano più di provare sensazioni e volerle esprimere. Finalmente, proprio qualche istante prima di mezzanotte, sull’intero pianeta sprofondato ormai in un assideramento irreversibile, si trovarono ad affrontarsi solo due umani, ognuno con un bazooka puntato contro l’altro. Ecco il momento di esitazione. Si guardarono attorno. Non videro nulla, intorno a sé ed avvertirono solo il suono lugubre di dodici gravi battiti, che producevano un riverbero insopportabile. Prima che l’effetto acustico cessasse, fecero fuoco estinguendo infine la razza.


 

L'INGANNO SBIADENTE

16 SETTEMBRE 2010

Riportato alla mente da un sogno convulso che ha caratterizzato una delle mie ultime notti, vi propongo uno scritto di qualche tempo fa che per poche settimane non ha trovato spazio in “Un altro segno di perdono”. Lo metterò in un’ eventuale, possibile, potenziale futura raccolta di scritti. (Per adesso ce ne sono alcuni pronti, ma le spese di autoproduzione sono sventuratamente elevate per rendere la cosa fattibile)


l’inganno sbiadente


nell’indugio, nel silenzio

l’odio si mostra nudo

senza la maschera di paura

soccombe, resta solo


sopra le vite segnate,

al di là di trame e alleanze

sovrastato dal pensiero che cresce

l’odio è una landa selvatica

un inganno sbiadente

 
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