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OLD ENGLAND: HOUSEMARTINS & BLISS

22 NOVEMBRE 2010

Le due proposte di questa settimana provengono dall’amata Inghilterra, e nello specifico da due gruppi dalla vita effimera ma intrigante. L’opera seconda (e ultima) di uno sfrontato gruppo di venticinquenni, gli Housemartins di “The people who grinned themselves to death”, 1987, fautori di un rock goliardico, veloce e caustico, sotto la guida del vocalist Paul Heaton e del chitarrista Stan Cullimore. E i toni soul dell’album di debutto dei “Bliss”, “Love Prayer”, 1989, governati dall’elegante vocalità di Rachel Morrison. Ryhthm’n’blues di classe e toni ad alta tensione emotiva le prerogative dei suoni della band.

Opere che valgono certamente un acquisto, o almeno un ascolto; per saperne di più il rimando è www.amamusic.it, sezione recensioni.

Attendo graditi commenti!

 

PAPERBACK NEWS

19 NOVEMBRE 2010

Per la collana “Superpocket bestseller” sono due le uscite interessanti di questa prima metà di mese:“Quello che non ci siamo detti” dello scrittore francese Marc Levy e “La città invincibile” dell’irlandese Joseph o’Neill. Il primo è la vicenda di due giovani che vedono le proprie nozze differite da una triste vicenda di famiglia che capita alla giovane sposa. Non mancheranno sorprese e toccante introspezione psicologica.

Per quanto concerne il pluripremiato romanzo di O’Neill, parla di un olandese a New York abbandonato dalla moglie all’indomani degli attentati alle Twin Towers, storia di coraggio e realismo.

Due romanzi davvero meritevoli, per i quali seguirà appena possibile recensione su apposita sezione. Nel frattempo, è evidente, procurarsi queste opere (a cinque euro l’una) è semplicemente necessario.

Fatemi sapere cosa ne pensate!

 

SCRITTORI DI SUCCESSO

16 NOVEMBRE 2010

Invio alla sempre cortese attenzione dei miei lettori una breve novellina che non è in realtà altro che un fatto di cronaca, già successo a me e ad altri come me che ogni tanto si dilettano a pensare che ciò che si scrive potrebbe anche oltrepassare gli angusti argini del proprio computer (o del proprio sito, come nel mio caso)!

 

 

Scrittori di successo



Ottenuto il prezioso lasciapassare, il giovane si fece avanti piuttosto timidamente.
Il direttore sedeva all’elegante scrivania, nell’atto di firmare alcune carte, gli occhiali sporgenti almeno un paio di centimetri dalla base del naso. Continuò senza alzare gli occhi per almeno un paio di minuti. Finalmente si rivolse all’intruso. “Mi dica”, bofonchiò, senza per altro alzare lo sguardo su di lui.
Il ragazzo non sapeva se sedersi, su una delle due poltrone
poste davanti alla scrivania, o esporre in piedi le motivazioni della sua presenza. Optò infine per quest’ultima soluzione. Cercando di non tradire apprensione, prese dunque a sgranare il discorso che s’era ripetuto più volte nell’ultima mezz’ora. Sulle prime, il dirigente lo lasciò procedere senza interrompere, nonostante fin da subito avesse già afferrato dove sarebbe andato a parare. Ragione per cui, non appena l’altro iniziò a lambire il campo minato, lo stoppò con un cortese ma fermo gesto della mano. “Basta così.” L’altro tacque di colpo, deglutendo.
“Potrei dirti, adesso, che la cosa mi interessa. Potrei chiederti di lasciarmi il manoscritto. Potrei dirti che forse lo leggerò, ventilare una possibile pubblicazione, magari in cambio di un corposo aiuto economico per sostenere le spese, tipo il ritiro da parte tua di tot copie.” Gli occhi dell’aspirante scrittore furono attraversati da un bagliore, effimero.
“Non te lo dirò”, soggiunse il manager, spegnendo sul nascere il sorriso che già andava adornando l’espressione del giovane. “Seguimi”.
Il ragazzo non capiva, ma trotterellò docile alle calcagna del direttore. Si infilarono in una specie di sgabuzzino, che conteneva svariate ceste, riempite sino all’orlo di libri, libretti, libriccini, ciclostilati ed una miriade di fogli singoli, il tutto stipato nei contenitori apparentemente senza criterio. Il giovane guardava intorno esterrefatto.
Dopo qualche secondo, il dirigente gli lanciò uno sguardo malinconico, poi gli si rivolse con tono bonario.
“Questi sono solo quelli degli ultimi mesi. Arrivano per posta, li accantoniamo qui. Li portano direttamente gli
autori e li accantoniamo qui. Non riusciremo mai a leggerli tutti, e visto che non possiamo certo prenderci la briga di restituirli, ora abbiamo deciso di non accettare più niente.
Poi, lasciatelo dire, oggi scrivono proprio tutti. Una volta lo scrittore era l’artista eletto, il libro rappresentava l’avvenimento, l’evento. Oggi tutti si sentono autorizzati a “fare” un libro, senza necessariamente essere dei letterati o almeno ferrati in italiano…e non è tutto, purtroppo”.
Il ragazzo ascoltava sempre più incredulo. “Fosse soltanto che gli argomenti si ripetono, le tematiche si rincorrono, la fantasia latita. Il vero problema sono le scempiaggini che si scrivono, le terrificanti scemenze che vengono trattate.”
Si scagliò contro una cesta qualsiasi e iniziò ad estrarre degli scritti a caso. “Guarda qui. Il kamasutra dei gatti soriani. I misteri della reincarnazione delle unghie. Innamorati con le stelle! Amore adolescenziale e congiuntura astrale. Certo, ci sarà qualcosa di buono in mezzo a ‘sto letame, ma quando guardi le classifiche dei best sellers e vedi in cima i soliti campionari di battute orribili del nuovo comico di turno, o le biografie piccanti di calciatori ricchi e viziati poco più che ventenni, capisci bene che abbiamo le mani legate.
Questo dobbiamo pubblicare.”
Il giovane aveva ascoltato in silenzio, allibito. L’uomo proseguì. “Anche tu, oggi, mi porti un manoscritto. Bello, ben stampato, illustrato. Magari hai realizzato l’opera del secolo. Perché dovrei leggerlo, giudicarlo con attenzione, pubblicarlo o bocciarlo coscientemente? Oggi la mia funzione non è più questa. Da quanto ho capito il tuo è un romanzo anche avvincente, con incursioni storico-politiche ed una trama non banale. Non va bene. Scrivi una cazzata, poi ripassa di qui, ok?. Ora scusami, ho molto da fare”.
Voltò i tacchi e tornò nel suo ufficio. Al giovane non rimase che riprendere la via delle scale e riscendere in negozio, con il suo inutile manoscritto in mano. Salutò la commessa che cortesemente l’aveva inoltrato in direzione con un sorriso, non sembrava giù di morale. Per prima cosa poi recuperò un cestino, che avrebbe ospitato l’inutile manoscritto sino al ritiro della spazzatura, e se l’avrebbero differenziata o meno non era un problema suo. Poi scorse la lista dei 10 top sellers e acquistò senza la minima esitazione il volume
“I millequattrocento modi di sbancare il superenalotto e sparire per sempre gabbando il fisco”, che stazionava da venti mesi in seconda posizione. Insormontabile era la cima, occupata da decenni da: “L’unico frutto de l’amor è la banana”, alla quarantesima ristampa, ma per il momento ne rinviò l’acquisto. Fu però tentato dalla terza posizione, “L’arte dello sputo del nocciolo di ciliegia”, e dopo una breve esitazione s’assicurò anche quell’opera.
Uscendo, si diede avidamente alla lettura, cercando di carpire i segreti per diventare uno scrittore di successo.

 

MC CARTNEY: MEMORIA INESAURIBILE

11 NOVEMBRE 2010

Il rimando di questa settimana al nostro sito gemello www.amamusic.it è dedicato all’ultima fatica del baronetto mancino J.P.Mc Cartney. “Memory almost full”, del 2007.

Ascoltatelo e vedrete: altro che “memoria quasi piena”. Il miglior disco di Paul da “Band on the run” a oggi. E il nuovo album, in uscita nel 2011, raccoglierà un’eredità davvero pesante.

Alla prossima!

 

CROCE ADDOSSO A CALIFANO? SI, MA...

11 NOVEMBRE 2010

 

La notizia è arcinota. Il celebre cantautore Franco Califano, 72 anni, ha richiesto l’applicazione a suo favore della legge Bacchelli per motivi di necessità. La legge prevede “l’assegnazione di un contributo straordinario a quei cittadini che si sono distinti nel mondo della cultura, dell’arte dello spettacolo e dello sport, ma che versano in condizioni d’indigenza.” A causa di una menomazione, Califano non può più lavorare (leggi = fare serate) e ritiene di avere i diritti per beneficiare della legge suddetta.

Immediato il coro di critiche da parte dell’opinione pubblica.

Per sua stessa ammissione, l’autore de “Tutto il resto è noia” non s’è certo mai distinto come gran risparmiatore, e molti ora si scandalizzano del temerarietà d’una simile richiesta.

Non so se Califano otterrà l’applicazione della Bacchelli e non mi va molto, pur comprendendolo e potendo facilmente entrare a farne parte, d’unirmi al coro di riprovazione.

Gli artisti, in tutti i campi, hanno sempre avuto una patina d’invulnerabilità, oserei dire di impunibilità, e le proteste, legittime e sacrosante, della cosiddetta gente comune si sono (quasi) sempre risolte in parole al vento.

Un esempio su tutti. Maradona è tuttora un idolo per un considerevole numero di nostri connazionali. Pensate che la loro opinione cambi, dopo aver magari letto il seguente articolo?

 

http://www.corriere.it/economia/10_settembre_07/fisco-maradona_fb79c082-ba97-11df-a688-00144f02aabe.shtml

 

Potrei citarne altri. Tornando all’affaire Califano, mi domando piuttosto per quale ragione il cantautore abbia sentito il bisogno di perorare la propria causa pubblicamente, sotto i riflettori. Non era il caso, vista la delicatezza della questione, muovere tutti i passi necessari avvolgendosi nel più totale riserbo? Ho già sentito una spiegazione: sensibilizzare l’opinione pubblica nei riguardi degli artisti in difficoltà. A parte il fatto che il pollice verso dell’opinione pubblica era soltanto prevedibile, ho anch’io una mia interpretazione: parlate bene o male di me, basta che ne parlate. La pubblicità è sempre l'anima del commercio.

 
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