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HAYA JANE

11 OTTOBRE 2010

Posto oggi la testimonianza di una giornata tipo di una ventenne residente in Italia, ma originaria di un altro Paese. Lei è ancora una di quelle fortunate. Sa già come funziona il suo destino e ne paga ogni giorno il prezzo. Poi, il giorno dopo, “copre in un sorriso i segni neri” e ricomincia.

Haya Jane si trucca appena un pò

sopra gli occhi solo un po’ di blu

il resto del suo viso non si può

e da poco che non lo nasconde più

Haya ha capelli lunghi neri

che nessuno ha mai visto

e una foto chiusa dentro sé

d’un amore invivibile

E apre la finestra incerta se affacciarsi

ma c’è un’ombra che la spinge a rimanere lì

così il ragazzo passa guarda in alto poi va via

e lei sa non ritornerà

Haya Jane ha paura del papà

e di tutti quelli come lui

tante altre han pagato sangue

un anelito di vita

Chiude la finestra un po’ confusa

lei non piange e sa che succederà

le percosse sfumano col sonno nell’oblio,

non parlerà, lei non lo dirà

Haya Jane si veste come può

copre in un sorriso i segni neri

sole mare e luna dentro sé

d’una vita invivibile

 

 

PERCHE' CELEBRARE I 70 ANNI DI JOHN LENNON?

 

8 OTTOBRE 2010

Ci sono persone per le quali la data di domani, sabato 9 ottobre, settant’anni dalla nascita di John Lennon, è una questione d’affari particolarmente lucrativa: sono appena stati pubblicati ben tre dischi nuovi di canzoni vecchie con cui sfruttare il mito, ma di questo ho già parlato.

E c’è poi un numero spropositato di persone che forse non sanno quando John Lennon sia nato; ma per loro questo nome assume sempre la stessa peculiarità in ogni giorno dell’anno: riaccende scenari di sfrenata spensieratezza, di musica come toccasana, di un viaggio nel passato appena velato da latente malinconia.

Il mio suggerimento per questa giornata è molto semplice. Ignorate i servizi in televisione che certamente non perderanno occasione per beatificare il “cervello della nuova sinistra americana degli anni settanta”, bestialità che mi è toccato di leggere anni fa in occasione del ventesimo della morte, oppure trasmetteranno l’ennesima, insopportabile intervista alla vedova inconsolabile, che se per qualcosa dovrà passare alla storia, è per essere stata la causa scatenante lo scioglimento del gruppo. Adesso canta con Lady Gaga ed è riuscita in una nuova impresa, quella di vendere immagine e parole di John alla pubblicità di un’automobile, niente in questo momento la contraddistingue meglio.

Tralasciate di leggere la selva di articoli e di pubblicazioni che saluteranno il grande evento (anche il mio sostanzialmente è inutile, ma ormai l’avete quasi finito).

Non c’è niente di nuovo della vita ed arte di John che possiate imparare a tanti anni di distanza, tutto ciò che vi serve l’avete già: prendete un vinile, una musicassetta, un cd, un mp3 o che diavolo vi pare e selezionate tre/quattro canzoni a scelta, coi beatles o da solista fa lo stesso.

Se al termine dell’ascolto vi sentirete meglio, tutte le altre chiacchiere dette o scritte stanno a zero. Naturalmente consiglio di ripetere l’esercizio in qualsiasi giorno dell’anno.

 

LE AVVENTURE DI PALOMA - 1) LA PASSEGGIATA DI PALOMA

4 OTTOBRE 2010


Il due ottobre, Paloma ha compiuto undici anni, ed è rimasta a casa tranquilla. Il giorno dopo è uscita a passeggiare, e così oggi. Vi riporto le sue impressioni.


1) La passeggiata di Paloma.

Il giorno che compì undici anni, Paloma ottenne come regalo il permesso di poter uscire il pomeriggio e fare una passeggiata, ovviamente dopo aver fatto i compiti e riordinato camera sua. Lei attese il giorno successivo al compleanno, poi uscì.

Durante quella prima camminata, non notò nulla di strano. Uscì di nuovo il pomeriggio successivo.

Quel giorno d’ottobre passeggiando per le vie alberate della propria città assurse a una condizione specifica ed illuminante: non solo ciò che vedeva le era strano ed insoddisfacente, ma anche ciò che desiderava più ardentemente sembrava non rientrare più nella sua concezione di felicità.

In questi giorni, guardando dall'interno della propria casa, squadrata, ordinata e silenziosa, lei credeva di possedere ogni possibile umana elaborazione di pensiero e la certezza della Serenità Assoluta. Appena usciva di casa veniva contraddetta.

I vicini di casa la guardavano per strada per farle i complimenti, e lei ha visto il telegiornale e se qualcuno s’avvicina sorridendo non sa più se fidarsi. Li conosce o non li conosce? Così non risponde e cambia strada. E’ maleducata?

I fiori, le piante, la guardano e lei sembra contenta. Ma non sai, non lo sai, le sembrano dire. Tu ci guardi e sorridi, e già domani forse non ci saremo più. Ce ne saranno altri, ma tu era a questi che avevi voluto bene. Già la sua Perfetta Felicità subiva un primo scossone, ma lei supera la piazza, dove le piante non si vedono e per un po’ non ci pensa più.

Oltre la piazza vide una signora, avrà avuto cinquant’anni, che spingeva un handicappato in una carrozzina. La signora appariva proprio sofferente, affaticata da una fatica che le pareva troppa, solo per dover spingere la carrozzina. E il ragazzo avrà avuto venticinque anni, sarà suo figlio? L’espressione sempre incantata, tranne quando piange, in quella maniera tanto incomprensibile. Perché dovevano soffrire? L’Ordine Incondizionato ricevette un nuovo scossone. Passò oltre ripensando alle partenze. Capisci adesso, la teoria delle partenze, si disse. Se la vita è una corsa, una passeggiata o una fuga, non importa, ma tutti dovrebbero partire dalla stessa linea, pensava, come in quelle belle gare dei cento metri, dove non ti puoi nascondere, allora si, che si vede quanto vali.

Così proseguiva la sua lunga passeggiata autunnale senza amare particolarmente quei fiori appena nati e già pronti a lasciare lo spazio ad altro. Ma il mondo corre in quei momenti, azzurri ma non per questo eterni e anche oggi la discesa del sole era arrivata veloce e come sempre ecco il momento dei bilanci, dei conti.

Rinunciò ad altre riflessioni e corse a casa, le avevano insegnato che non avrebbe sempre avuto undici anni e che doveva imparare ogni giorno a perdere meno tempo del giorno precedente.

Ed ecco finalmente a casa e la resa dei conti è andata bene, guadagnati 5 secondi da ieri, 5 secondi in totale da impiegare come, con cosa? Aveva guadagnato 5 secondi ma non sapeva cosa farne, forse era meglio che arrivasse subito domani pensò.

 

BUONA SCIENZA/ PER FUTILI MOTIVI

30 SETTEMBRE 2010

 

Vi invio nuovi testi fuoriusciti dalla penna sempre ispirata del nostro impareggiabile gruppo.

Naturalmente attendo, al solito, copiosi e competenti commenti. Dritte: “Buona scienza" può essere inquadrata nell’ambito delle storiacce che intrecciano droga e sport (o meglio degli interessi intorno allo stesso) in un connubio devastante. “Per futili motivi” è un excursus sugli orgogli e le incomunicabilità che amareggiano le nostre giornate.

O no?

Ditemi voi!


 

 

buona scienza


 

celle vi seguono nei viaggi

trucchi a portata di mano

macchine manipolano il sangue

espansori di plasma

 

corpi estranei all’organismo

assunti indiscriminatamente

sudi fatiche artificiali

nulla, per il nulla che avrai

 

raccontami le storie che avevi inventato

per dire non sapevo, credevo, di essere sicuro,

troppi illusi qui, sotto un cielo infinito

ascolta il silenzio del vuoto

 

anni di vita normale

e a un tratto il filo si spezza

destini irreversibili sorti ineluttabili

solo, col male che hai

 

dimmi le vite che avete trasformato

dimmi non volevo, pensavo, non è così lo giuro

troppi presi qui sotto il cielo infinito

ascolta il silenzio del vuoto

raccontami le vite che avete rovinato

troppe poi per dire non c’ero, non avrei immaginato

troppi stesi qui sotto il cielo infinito

ascolta il silenzio del vuoto

 


 

per futili motivi


 

non mi chiederai mai scusa

né mi interessa ciò che hai dentro

tu giochi senza una logica costruttiva

io rimuovo senza passabile ragione

tutto passa, per futili motivi

tutto a zero, senza più ricordi

tutto è nullo, vago e senza senso

come non avessimo già, dormito un’eternità

 

ogni bene rinchiuso dietro serre d’acciaio

sentimenti di anni come un abito liso

vite traviate da un orgoglio immaturo

occhi che cercano soltanto di ferire

niente torna, per futili motivi

niente merita neanche più un pensiero

niente sembra poterci avvicinare

come non capissi che, già il tempo ruba da sé

 

aspettare pazienti il momento migliore

un pretesto qualsiasi per poter rinfacciare

e non mettersi mai in discussione

Voci isteriche prive di ritegno

muri nuovi, per futili motivi

cementati da presunzioni assurde

non mi sono chiesto se era vero

non mi sono chiesto se lo stesso vale per me

famiglie divise da inezie irreali

l’egoismo dilata su distanze impensate

solitudini aizzate da un progresso alienante

essere soli e persi, per futili motivi

 

CHINA CRISIS

27 SETTEMBRE 2010

La band di cui ci occupiamo questa settimana è la liverpooliana China Crisis, gruppo di buona fama durante gli anni ottanta e che concluse di fatto la propria carriera poco dopo l’inzio degli anni ’90. A causa di un’offerta in quel periodo enorme ma non necessariamente di qualità, sono un po’ finiti nel “calderone”, e il loro momento di successo non è durato quanto avrebbe meritato. Dopo alcuni anni di silenzio, hanno ripreso una sporadica attività live nel 2002, che prosegue tutt’ora, senza però la produzione di nuovo materiale.

L’album sotto i riflettori è “What price paradise”, datato 1986, che racchiude per intero le peculiarità artistiche dei ragazzi. Per saperne di più, il rimando è il solito: su www.amamusic.it , di questa settimana, sezione recensioni

 

 
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