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IL CROCIFISSO

10 DICEMBRE 2010


Pochi giorni fa in treno mi sono imbattuto nel personaggio che vi descrivo qui sotto.
Per tutta la durata del mio viaggio mi sono sentito in un modo indescrivibile, non ho avuto il coraggio di avvicinarlo, ma è bastata la sua presenza a rendermi sicuro.


Il Crocifisso

Sono da poco trascorse le tre del pomeriggio, quando l’uomo entra in stazione intabarrato nell’ampio cappotto, le mani in tasca, lo sguardo fisso.
Avverte cantilene di realtà reiterate: i riverberi dei negozi e la breve eco degli altoparlanti, le corse e le soste, gli alterchi e i sorrisi. Disseminati irregolarmente intorno a lui, s’affannano cumuli di viaggiatori.
Dagli angoli più nascosti, occhi pesti e deboli intravedono sotto cartoni e giornali la vita del mondo che hanno smarrito, mentre dividono fondi di scatolette con altri randagi, a quattro zampe. Sono gli unici a prestare attenzione all’uomo, che procede lungo il binario con andatura regolare, senza intralci di sorta.
Non ha bagaglio, né ventiquattrore; non maneggia cellulari, o note book di qualsivoglia generazione.
Si ferma solo davanti ad un’aiuola, oasi ricavata tra la ruggine dei binari, che ospita una bellissima varietà di edera, con numerose tonalità di verde, impermeabile al gelo circostante. Vi sosta per brevi istanti, come ad imprimersi la figura nella mente, poi riprende il cammino. Poco prima della fine del treno, eccolo salire su di una carrozza.
Lo scompartimento che sceglie per il viaggio è semivuoto. Toglie il cappotto e sciarpa e li accomoda su un sedile. Indossa un maglione girocollo di lana grigia, che dava l’impressione di tener molto caldo. Rimasto in piedi presso il proprio posto, si mette a guardar fuori dal finestrino, nel momento esatto in cui il treno inizia la propria corsa.
Dal collo, pende un Crocifisso.
Fuori, solo lo spettacolo silenzioso della vasta e spoglia pianura invernale, immutabile, in totale assenza di vento.
E mentre il pallido chiarore del pomeriggio inoltrato viene sopraffatto dall’oscurità incombente, il paesaggio assume, nella sua smisurata uniformità, un che di spettrale e misterioso, come un unico contenitore di domande, sofferenze, speranze.
All’interno della carrozza, l’uomo resta in piedi.
Più la luce naturale del giorno sfiorisce, più il Crocifisso che porta al collo risplende d’un bagliore intenso e carezzevole, che basterà ad illuminare la carrozza ed il treno intero, fino alla fine del viaggio.
Quando di nuovo sorge il mattino.

 

IMAGINE LOVE - WALLS AND BRIDGES

7 DICEMBRE 2010

Al di là di tutti i discorsi, spesso gonfi di retorica, delle celebrazioni, magari strumentalizzate a livello politico-sociale, ritengo che l’unica utilità di ricordare i trent’anni della morte di John sia il coglierne l’occasione per riascoltarne la musica e le parole.

E allora mi permetto di segnalare un’interessante manifestazione che si svolgerà domani sera al Teatro Lirico di Via Cavallari a Magenta:

Mercoledì 8 Dicembre 2010 ore 21.00

TOTEM presenta: IMAGINE LOVE

SPETTACOLO MUSICALE DEDICATO A JOHN LENNON
a cura dell’Orchestra Giovanile Totem
Serata a favore dell´Associazione ASSUR e dell´Unità Operativa di Urologia e Unità Spinale dell´Ospedale "G.Fornaroli" di Magenta.
INGRESSO CON INVITO GRATUITO DA RITIRARE PRESSO LA BIGLIETTERIA

 

Rivolgo poi un secondo invito, stavolta all’ascolto di una delle opere dell’ex-baronetto; un disco che passa spesso in secondo piano e contiene invece alcune tra le soluzioni musicali e poetiche più illuminate dell’intera produzione lennoniana, “Walls and bridges”.

Un parto che nasce dalla sofferenza della separazione da Ono e dai fumi del celebre “long lost weekend” di John in L.A. Per ogni altro dettaglio, il riferimento è sempre lo stesso: www.amamusic.it, sezione recensioni.

 

UFFICIALE LA PRESENZA A MAGENTART

4 DICEMBRE 2010

E'ufficiale la mia presenza alla manifestazione "Magentart", che si terrà presso la "Casa Brocca" di Via Mazenta 11 a Magenta (MI) nelle giornate di sabato 11 e domenica 12 dicembre, con orario dalle 10,00 alle 24,00. L'happening comprende mostre di fotografia, pittura, degustazioni varie, danza, musica e letteratura, e sarà inaugurato da un brindisi degustativo la sera di venerdì 10 dicembre a partire dalle 21,00. Per ogni altra informazione, www.ragazzidimagenta.it

Per quanto mi riguarda, sarò presente nel pomeriggio di sabato, 11 dicembre, ed avrò a disposizione uno spazio personale per illustrare le opere già edite, “Trame e disegni” e “Un altro segno di perdono” e, perchè no, il romanzo ormai in stampa, “Suoni che non attendono risposta”. Spero naturalmente di incontrarvi in tanti!

A sabato prossimo dunque!

 

IL COMPLEANNO DI PINK


30 NOVEMBRE 2010

Uno dei personaggi più controversi della musica internazionale compie oggi 31 anni. E’ la celebre rockstar Pink, figlia di Roger Waters e del suo gruppo di cui non ricordo il nome, che ne ha celebrato le gesta in un doppio album, emesso appunto trentun anni oggi, chiamato “The wall”.  Il muro è quello che, fin da giovanissimo, Pink edifica intorno a sé. Pareti altissime, invalicabili, cementate giorno dopo giorno dalle sue esperienze: padre morto in guerra, madre opprimente, scuole come centri di tortura. Il ragazzo cresce con una
devastante incapacità di comunicare e di vedere il bene nel prossimo.
Così Pink, divenuto rockstar, si rinchiude gradualmente dietro pareti
intrise di follia.
Seguiamolo nel suo folle viaggio, che si estende
per le venticinque tracce dell’album.

In the flesh?. Un prologo secco, perentorio. Pink sta per esibirsi in pubblico, ma avverte gli ignari spettatori che, stavolta, lo show potrebbe non essere ciò che loro si aspettano di vedere, e lui non essere l’idolo che tutti credono. Si toglie la maschera ed esibisce, in pasto alla folla, la propria schizofrenica esistenza.

The thin ice. E sotto la maschera troviamo un bimbo. L’infanzia di Pink è tranquilla come molte altre. L’amore dei suoi genitori, l’azzurro di un cielo che pare non tramontare. Ma crescendo, il “ghiaccio sottile della vita moderna” lo porterà ad imbattersi in crepe sempre più pericolose.

Another brick in the wall part.1. Pink conosce presto il primo grande trauma della propria esistenza: la scomparsa del padre in guerra. Bruciata in fretta la propria innocenza, il piccolo, cinico Pink inizia la costruzione: “Dopotutto era solo un mattone nel muro”.

The happiest days of our lives. A scuola, Pink è circondato e terrorizzato da insegnanti oppressivi e repressivi, che a loro volta sfogano le frustrazioni cui le loro mogli “grasse e psicopatiche” li sottopongono.

Another brick in the wall 2. Esplode la protesta di Pink e i suoi compagni contro il sistema scolastico, formato da individui che non sono altro che nuovi mattoni nel muro di Pink.

Mother. Per il ragazzo però, all’orizzonte si staglia la figura maestosa e rassicurante della Madre. Che lo proteggerà in ogni momento, e così facendo lo renderà ancora più insicuro e impreparato ad affrontare la vita. La quale per il giovane porta ogni giorno nuove questioni irrisolte.

Goodbye Blue sky. Qui Pink, ad esempio, si chiede il perché della guerra, della quale comprende solo il fatto che dopo di essa, niente nella sua vita sarebbe rimasto lo stesso.

Empty spaces/Young lust. In essa infatti, l’incomunicabilità e le incomprensioni cominciano ad essere un problema serio, per un Pink che cresce ma resta fragile psicologicamente. “Come riempiremo gli spazi vuoti in cui eravamo soliti parlare?”, si chiede sconsolato. Un riempitivo, leggero e indolore, potrebbe essere il sesso. La figura femminile, nell’alienata mentalità del nostro protagonista, dev’essere sporcacciona e anonima, deve farlo diventare un vero uomo senza implicazioni affettive e personali. Non c'è spazio per l'amore.

One of my turns. A ciò s’aggiungano le paranoie e le crisi di follia che attanagliano un ormai adulto Pink, che spaventano e mettono in fuga chi gli sta vicino.

Don’t leave me now. Nei brevi attimi di lucidità, Pink supplica l’altra di restare, in modo quanto meno imbarazzante: “..per salvare la faccia di fronte agli amici e riempirti di botte il sabato sera…”. E' la fine del rapporto, Pink viene abbandonato.

Another brick in the wall 3. In un impeto d’orgoglio, Pink dichiara di non aver
bisogno di niente e nessuno. Nè donne, né droghe, ricchezza o pubblico;
tutto rappresenta nient’altro che nuovi mattoni nel muro.

Goodbye Cruel World. Ed è qui che tocca il fondo, l’incubo dell’anelito suicida ne tormenta le notti.

Hey you. A metà del viaggio, però, una flebile luce in lontananza pare riaccendere in Pink speranze di salvezza. “Tu, là fuori…(dal baratro)..puoi aiutarmi?”, chiede rantolando. Ma il muro è già troppo alto, non può liberarsene.

Is there anybody out there. Il suo richiamo resta drammaticamente inascoltato. Il nuovo mattone del muro di Pink è la sua solitudine.

Nobody home. Pink comprende che, chiuso com è in sé stesso, tutto quanto possiede, e che lui stesso quattro tracce prima ha riconosciuto inutile, non lo salverà dal buco nero in cui scivola, se non riuscirà a ricreare almeno un autentico, leale contatto umano.

Vera. Pink è assalito dai ricordi. La sua lei è ormai
sparita per sempre, e con lei le speranze della sua gioventù.

Bring the boys back home. Distrutto dal raggelante peso delle proprie
negatività, Pink ricade in una lucida, metallica follia e ripete,
sconnessamente, una frase: “Riportate a casa i ragazzi!”. Un patetico
riferimento al bimbo che lui vorrebbe tornare a essere?

Confortably numb. Ma Pink non può permettersi di indugiare nel delirio. E’ una rockstar e deve esibirsi. Il suo medico, cui lui narra altre reminiscenze giovanili, non lo ascolta, lo riempie di psicofarmaci e lo ributta in pasto al pubblico.

The show must go on. Lo spettacolo deve continuare, appunto, e il nostro s’esprimerà in tutta la sua devastante paranoia, supplicando addirittura nel vaneggiamento i genitori di riportarlo a casa, "temo di non ricordare le canzoni”.

In the flesh. Pink torna in scena. Nelle sue ininterrotte allucinazioni, immagina una band che lo surroghi, formata da filonazisti che incita il pubblico
alla pulizia etnica, ottenendone un trionfo senza uguali. La cieca
idolatria dell’audience spinge ancor di più Pink verso il baratro.

Run like hell. Nel vortice dello show, Pink ha un ultimo barlume di
lucidità e capisce di dover tentare una fuga, per valicare il muro che
lo sta ormai soffocando. Ma le paure, le visioni, gli incubi lo
sovrastano impietosamente.

Waiting for the worms. Si immagina assalito dai vermi, mentre lui anela a “ripulire la città e accendere forni”. L’ossessione nazista che s’associa, è inevitabile, all’idea della morte.

Stop. Al culmine del furore autodistruttivo, la parola che salva Pink è
“Stop”. “Voglio lasciare lo spettacolo, togliere l’uniforme e andare a
casa”. Un bagliore di razionalità, che significa rinascita? Non è tanto
semplice.

The trial. Prima di risorgere, Pink affronta uno spietato, terrorizzante processo interiore, che ne deciderà le sorti. Vi si riassume ogni passaggio esistenziale di Pink, in pratica tutti i mattoni che hanno contribuito a costituirne il muro e a portarlo a un passo dall’abisso. “Vostro Onore il Verme” lo giudica, e l’accusa è pesante: è quella di “iniziare a mostrare sentimenti umani”. Con il suo
stop alla follia, alle perversioni, al razzismo, alle chiusure, allo show-biz. Chiaro il dilemma del nostro, ossia se questo suo cambiamento
sia giusto o meno. E al termine di questo processo fondamentale, la
decisione è presa. Abbattete il muro!

Outside the wall. La storia di Pink ha così un lieto fine, incitando alla speranza e alla positività, e a non cadere nelle trappole dell’incomunicabilità e dell’egoismo. Non tutti ce la fanno, naturalmente. Ci sarà sempre chi “picchierà il cuore contro il muro di qualche pazzo bastardo!” .


Una storia così non merita un riascolto?

 

WORK IN PROGRESS PER "TRAME" E "SUONI"

29 NOVEMBRE 2010 

Si profila, inconvenienti permettendo, una nuova possibilità di presentazione per la raccolta di racconti “Trame e disegni”. L’incontro dovrebbe (condizionale obbligato..) svolgersi nell’ambito della prossima edizione di “Magentart”,  una manifestazione di tre giorni (10-12 dicembre p.v.) che comprenderà svariati happening in ambito artistico: fotografia, recitazione, pittura, danza, letteratura. Lo spazio per “Trame e disegni” è previsto per il sabato pomeriggio, 11 dicembre, preciserò appena possibile l’ora. Per ulteriori notizie sulla manifestazione, consultate il sito:www.ragazzidimagenta.it.

Ho nel frattempo terminato la revisione di “Suoni che non attendono risposta”, e sto prendendo accordi con la casa stampatrice per formato, copertina ed altre amenità. Appena il tutto si tradurrà (spero entro Natale) in volume pratico e disponibile, ne avrete notizie sul nostro impareggiabile sito...

 
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