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VICINA A GESU'

31 AGOSTO 2017

 

 

Il vassoio era stato appoggiato di fretta ma con cura sopra il tavolino, e lì era rimasto, ormai già da una decina di minuti. Dall’altra parte della stanza, la signora smise di parlare con il marito e distolse il gomito dal suo gambone ingessato, frutto di un’avventurosa discesa fuori pista. Si alzò. La porta della camera era aperta. Avrebbe voluto chiuderla, ma non sapeva se poteva farlo. Uscì in corsia. Fu investita dal formicolio d’attività in corso: telefoni che squillano, richiami, carrellini di medicinali trasportati avanti e indietro. Malati che passeggiano, o tentano di farlo, su carrozzine od appoggiati a stampelle. Familiari più o meno agitati, bisognosi di informazioni. Personale affannato, che entra ed esce dalle camere, così come aveva fatto anche nella loro, per portare ad esempio i vassoi della colazione. Traumatologia, venerdì mattina, ora 9.00 passate da poco. Aveva chiesto alle infermiere come avrebbe mai potuto mangiare quell’uomo anziano, immobilizzato al letto, completamente fasciato, e loro, trafelate, rispondevano che l’avrebbero imboccato, appena possibile. Capirai. In tre per trentasei malati, che in molti casi dovevano essere puliti e lavati. Poi controllare temperature e pressione, distribuire pillole, valori da verificare, tabelle da riempire. Poverette, pensava. Si sentiva quasi in colpa, a stare lì senza poter far nulla. Prese così una strana decisione. Ignorò la richiesta del marito che preoccupato le chiese cosa avesse in mente. Si diresse verso il secondo ospite della camerata. Il vassoio conteneva una tazza riempita a metà di caffellatte, all’interno della quale era stato sbriciolato un paio di fette biscottate, in modo da creare un pastone. L’uomo disteso nel letto teneva gli occhi semiaperti con espressione impassibile. La donna rifletté ancora per qualche istante, ferma davanti alla figura del malato che pareva non accorgersi di lei né del vassoio. Ma nel frattempo, senza il minimo rumore, un’infermiera s’era infilata nella stanza, diretta proprio verso quel degente. Gli infilò un tubetto nell’orecchio, collegato ad un apparecchio che teneva in mano; era per la pressione, intuì la signora. Borbottò qualcosa all’indirizzo del vecchietto mentre segnava il valore raccolto su di una tabella, dopo di che girò i tacchi e se ne uscì più velocemente di com’era entrata. La donna aveva appena fatto in tempo a scostarsi. Il marito, dal basso del proprio giaciglio, smise di rimirare il gambone. Ripartì all’attacco con la moglie, stavolta più decisamente: “Perché te ne stai lì davanti a questo vecchio, a vegliarlo come fosse un parente? Lo conosci per caso? Non è bello continuare ad osservare la gente ammalata manco fosse un fenomeno da baraccone, e poi..” Non terminò la frase. Due addetti alle pulizie entrarono con impeto. Una ragazza guidava un grosso panno scopa a forma di forbice con il quale asportò con precisione la polvere. La signora fu abile a scansarsi con destrezza, dato che l’inserviente parve non accorgersi della sua presenza. Eliminò con coscienza lo sporco accumulatosi sotto i tre letti. Poi entrò in scena il collega, il quale passò con cura lo straccio bagnato per tutto il pavimento. La signora stavolta non si fece cogliere impreparata e stette seduta, alzando i piedi al passaggio dello straccio. Senza proferire verbo, i due uscirono per recarsi nella camerata adiacente. La donna attese pazientemente che la superficie asciugasse, poi riposizionò i piedi per terra. Il marito, incurante del traffico, si era addormentato.“Finalmente una buona notizia” pensò. Tese l’orecchio per alcuni minuti e le rispose solo un inatteso silenzio. Si avventurò per qualche passo in corsia, il movimento sembrava essersi calmato. Soltanto le infermiere proseguivano senza sosta nelle loro affannate mansioni. All’interno delle stanze, i degenti avevano terminato di fare colazione; chi ne era impossibilitato, era stato aiutato da un visitatore, presente al suo fianco. Rientrò. Uno sguardo all’orologio: nove e trenta. Il consorte continuava nel suo sonno velato da un leggero russare. Il degente a fianco teneva invece gli occhi sempre fissi davanti a sé. La signora si avvicinò. La colazione ormai era solamente tiepida. Lei prese coraggio ed intinse il cucchiaio di plastica nella tazza, preparando il primo boccone. L’uomo corrugò impercettibilmente la fronte, e dopo pochi attimi di esitazione aprì la bocca il più possibile. La donna l’imboccò con delicatezza, stando ben attenta a non caricare troppo il cucchiaio. Le operazioni erano piuttosto lunghe, dato che l’anziano masticava molto lentamente, trascorreva anche un minuto tra una “portata” e l’altra. Ad un tratto avvertì rumore dietro a sé. Stava entrando il medico di turno, coadiuvato da una delle tre infermiere per la visita delle 10. Chiese gentilmente ma con fermezza alla signora di interrompere l’operazione e mettersi un momento da parte. Pochi minuti più tardi il dottore passò al marito della signora e questa poté riprendere. Quando il medico ebbe finito ed uscì, l’infermiera si trattenne un momento a ringraziare la donna. Disse che senza di lei, il vecchietto sarebbe stato alimentato solo verso le 11, al termine delle visite. La signora non riuscì a trattenersi dal chiedere: “Ma quest’uomo non ha figli, parenti, nipoti, chi si possa prendere cura di lui?” “E’ vedovo. Ha due figli. Abitano lontano, chi li ha visti?”. Sparì di corsa dietro al carrello e al dottore che attendeva impaziente. La signora e il marito restarono senza parole. Lui ora non le chiedeva più di lasciar in pace quella persona. Lei aveva ancora metà colazione da dare. Riprese di buona lena, ma alcuni minuti più tardi s’arrestò per raccogliere alcuni tovaglioli dal cassettino del marito, coi quali deterse delicatamente la bocca dell’anziano. Non mancava molto ormai, ed anche se le attese tra un boccone e l’altro erano lunghe, parevano non pesarle più. La fragile tranquillità di quei momenti fu interrotta dall’ingresso delle due altre indaffaratissime infermiere, che portavano un nuovo ospite su un lettino, appena trasferito dal pronto soccorso. Fu sistemato a fianco del marito della signora, ove era uno spazio vacante. Furono momenti caotici, al nuovo paziente fu applicata subito una flebo, ed il medico rientrò di corsa dal giro delle visite per impartire i primi ordini. Le infermiere lavorarono per alcuni minuti intorno all’uomo dopodiché si dispersero veloci per la corsia. Ancora una volta la donna riprese volonterosa a nutrire il vecchio. Aveva quasi finito. L’ultimo boccone, parve volerselo assaporare a lungo. Finalmente lei depose il cucchiaio nella tazza vuota. Pulì definitivamente la bocca e il viso dell’uomo e fu allora, che lui cambiò espressione. Un sibilo, più che una parola, eppure lei l’udì distintamente. “Grazie.” Poi, più nessun suono, ma il sorriso che aveva accompagnato quel sussurro permaneva. Lei faticava a staccarsi da quella persona. Si accorse di provare qualcosa che non aveva mai sentito prima. Un vivo senso d’amore si fece strada nell’anima, permeandola intensamente. Una dimensione di bontà infinita, che non riusciva a definire e le aveva causato un turbamento bellissimo, sconosciuto. Trascorse l’intera giornata in una specie di estasi ed ancora molto, molto tempo dopo non riusciva a spiegare cosa le fosse successo. Avrebbe tanto voluto rivivere quei momenti, quelle sensazioni ma si sarebbe rivelata un’esperienza irripetibile.

 

POVERO ME

 

25 AGOSTO 2017

 

cani abbandonati

incendi in campagna

prati bruciati dal sole

vecchi soli come me

ma io almeno solo un mese

caro scuola e mamme in rivolta

presto il caldo picchierà anche me

allora è meglio in diecimila su una spiaggia

scogliere comprese

e tutti quanti siamo soli più di me

povero me

città vuota nemmeno un amico che rida con me

povero me

ma che deserto di afa che arida estate che è

 

tappeto di foglie

sotto tronchi spogliati

cappelli calcati su pastrani chiusi

doppiette per il cannibalismo di stagione

genti senza viso né espressione

come le giornate

fine anno il dovuto spreco

allora è meglio in centomila in uno stadio

a sbraitare insulti

e tutti quanti siamo soli più di me

povero me

in più dovrei passare un altro natale solo con te

povero me

ma che tempesta di gelo che misero inverno che è

 

PRESENTAZIONE DEL 09/09

28 AGOSTO 2017


Nell’ambito dell’edizione 2017 della FESTA DELLA SUCIA a Boffalora sopra Ticino, la serata di sabato 9 settembre sarà dedicata ai 40 anni della Biblioteca Comunale. In particolare, dalle 18 alle 22, i bar di Boffalora proporranno degli aperitivi/apericena a tema sui vari generi letterari.

Tra le varie proposte, segnalo quella del River's Cafe (piazza mercato)  che si occuparsi del tema legato all'Italia e, quindi, alla narrativa italiana. Mi hanno invitato per presentare il quinto romanzo, “Il giardino cinese”, da poco terminato.

Vi aspetto numerosi

(Preparate le domande, non abbiamo mediatori!)

A presto

Alfonso

 

PRESENTAZIONE DE: "IL GIARDINO CINESE"

4 AGOSTO 2017


Il quinto romanzo "Il giardino cinese" sarà ufficialmente presentato presso la manifestazione annuale "Festa della sucia" che si terrà a Boffalora Sopra Ticino, la data è già stabilita, è sabato 9 settembre, nell'ambito di un apericena letterario che si svolgerà presso il noto locale "River's cafè".

Ho ancora qualche copia disponibile del romanzo, chi fosse interessato prego contattarmi a: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Ulteriori dettagli saranno forniti prossimamente. Per il momento, vado in vacanza e riprenderò i post intorno al 25 di questo mese

Buone ferie a tutti!

 

DHEGRADO LIVE

26 LUGLIO 2017


La mitica band anni ottanta e novanta torna ad illuminare la scena meneghina!

L'appuntamento è per domenica sera 30 luglio a Boffalora sopra Ticino, nell'ambito delle celebrazioni dedicate a Don Marco Longhi, recentemente scomparso.

Spettacolo imperdibile...vecchi panzoni, ma dannatamente in gamba ancora, altro che le tristissime boy band di cui ci si abbevera oggi!

 

 

 
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