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TRE TENORI A RHO

13 FEBBRAIO 2017


Venerdì 17 febbraio 2017 alle ore 21.00, presso la sala rossa dell'auditorium comunale Padre Reina, di via Meda a Rho, parte la rassegna di musica classica con  I tre  tenori del Teatro alla Scala di Milano. Luigi Albani, Corrado Cappitta e Giovanni Manfrin, tenori  - Samuele Pala, pianoforte.
Uno spettacolo lirico dal titolo ispirato al celebre trio Domingo - Carreras – Pavarotti, I Tre Tenori mette in scena lo stesso repertorio:  famose arie d’opera, operetta, canzone italiana e napoletana del repertorio classico e di tradizione. Sul palco tenori del Teatro alla Scala di Milano coordinati da Giorgio Valerio, ideatore della proposta e a sua volta artista del coro presso il celebre teatro milanese. Un concerto che alterna acuti, ariosi raffinati, belcanto, struggenti melodie e allegri duetti/terzetti.

Per i concerti sono previste le stesse tariffe relative ai biglietti del teatro:

  • abbonamenti interi 36,00 euro
  • abbonamenti ridotti 30,00 euro
  • biglietti singoli 12,00 euro
  • biglietti ridotti 10,00 euro
  • rassegna bambini posto unico 5,00 euro
  • biglietto combinato 3 eventi intero 30,00 euro
  • biglietto combinato 3 eventi ridotto 25,00 euro

Informazioni ed orari prevendita abbonamenti e biglietti

CentRho, piazza San Vittore 22, Rho
16.30 / 19.30 dal martedì al venerdì
11,00 / 19.00 il sabato
e un’ora prima degli spettacoli
al botteghino dell’Auditorium di Via Meda nelle serate e pomeriggi di spettacolo
Per acquisti biglietti on line:
www.vivaticket.it

 

MAGENTA JAZZ 2016

21 NOVEMBRE 2016

 


26-27-28 NOVEMBRE AL TEATRO LIRICO

Il Teatro Lirico ospita nell´ultimo weekend di novembre il Festival Jazz ‘Città di Magenta´ che quest´anno giunge alla 13ma edizione.


PROGRAMMA

Magenta Jazz Festival

Venerdì 26 Novembre ­ Teatro Lirico ore 21.00

Maxentia Big Band
" L´era dello Swing " ­ Concerto

Sabato 27 Novembre - Piazza Liberazione ore 16.00
Belle Epoque Street Band ­ Street Parade

Sabato 27 Novembre - Teatro Lirico ore 21.00
Francesco D´Auria e Maurizio Aliffi Sestetto
Special Guest da Parigi: Michel Godard ­ Concerto

Domenica 28 Novembre - Piazza Liberazione ore 16.00
Maxentia Brass Band ­ Street Parade

Domenica 28 Novembre - Teatro Lirico ore 21.00
Manomanouche Quintetto - Concerto
Django Memorial Concert

PREZZI: Abbonamento ai 3 concerti del 26,27 e 28 novembre 15 euro
Ingresso concerto singolo 8 euro

Per informazioni: Teatro Lirico, Via Cavallari 2 ­ 20013 Magenta (Mi) Tel. 02 97003255 Orari biglietteria- martedì e giovedì 10-12 e 17-19, sabato 10-12 www.teatrolirico.it

 

EBOOK

18 NOVEMBRE 2016


in uno dei post precedenti avevo ricordato l'uscita su ebook del mio terzo romanzo "un sogno marginale" (euro 5,99 - case editrici varie) Su richiesta di un amico, riporto una breve nota riassuntiva del libro:

Il nostro protagonista è una persona straordinariamente normale, talmente qualunque che, pur narrando in prima persona l’intera storia, non cita mai il proprio nome. E’ un guidatore di corriere, abituato a percorrere una strada nel corso della quale viene a contatto con l’umanità più svariata, capta situazioni, avverte umori e sentimenti. Non giudica ma paragona, non s’intromette ma elucubra.

Ogni giorno, alimenta il proprio sogno, marginale in quanto distaccato dalla vita reale che conduce, ma vivo, caldo, confortante.

La moglie del nostro, infermiera, è tanto dinamica e pratica quanto il marito è riflessivo e « tenue ». La loro vita è contornata da personaggi colorati, in grado di stimolare la tenera, irrinunciabile dimensione parallela del protagonista. Il figlio Simone, forte, spavaldo, ma sostanzialmente buono, dotato di un notevole, prematuro senso di discernimento. Il padre, saggio e permeato da urticanti ironie, i colleghi, specialmente uno di questi, che prende il protagonista sotto la propria ala protettrice, (e non è detto sia sempre un bene). Lui ricambia tutti con una mansuetudine sorridente, un ponderare acuto, magari fintamente cosmico ma comunque sorprendente.

Il rapporto fondamentale che il nostro autista tiene in piedi è però quello, epistolare, con un’entità che non viene svelata, ma che il lettore più attento non faticherà a riconoscere. Lettere appassionate, spesso commoventi, umili ma anche trasudanti, in certune occasioni, rabbia e rimpianto, appena soffuso ma non diminuito dal tempo, sempre permeato di dolci nostalgie.

Sarà proprio quest’entità a condurre per mano il nostro protagonista al passo fondamentale per la realizzazione del proprio sogno “marginale”.

Sono pagine pressoché prive di tensione, tranne per brevi paragrafi; eppure l’irripetibile filosofia del protagonista si dimostra accattivante, spinge il lettore a continui raffronti, a porsi domande che potrebbero riservare risposte sorprendenti.

Il finale potrebbe sembrare stravagante, ma a chi abbia preso realmente “a cuore” le vicende del nostro protagonista, cercando d’immedesimarsi con esso, e di adeguarsi al modo di pensare dello stesso, magari eccessivamente “old fashioned”, un po’ naif, ma sempre, testardamente genuino, non potrà che trovarlo logico e perfettamente in linea col personaggio.

Ossia sorridente, vitale, così estraneo al mondo odierno (cruento, meschino, pazzoide), d’apparire per certi versi irresistibile

 

ANGELI DI SPERANZA

15 NOVEMBRE 2016


Una volta era solo per le feste. Adesso ogni giorno, uno o più bollettini di speranza ti invadono la casella della posta. E ogni sospetto diventa scandalosa vergogna....

ogni giorno una lettera

la missione quotidiana

sono un angelo di speranza

mi scrivete già ottimisti

spiegando per filo e per segno

le motivazioni del mio gesto

corredando ogni missiva

cogli auguri di Natale

ovviamente devo diventare

molto migliore di quel che sono

ed emettere il mio contributo

spegnere il fuoco del bisogno

per voi che da queste foto

mi state già ringraziando

dai vostri pancini enormi

e non sapete il resto

così ancora adesso

quando arriva una richiesta

io mi macero nel dubbio

restando sempre confuso

tra bocche da sfamare

e tasche da riempire

ed è meglio che tu ed io

non sapremo mai il resto

compila angelo della speranza

compila lapposito bollettino

 

IL GIARDINIERE ITINERANTE

27 OTTOBRE 2016

Il giardiniere itinerante proseguì il suo cammino. Si trovava ad alcune centinaia di metri da un paesino i cui comignoli s’intravedevano oltre le asperità della montagna. La vista lo rinfrancò, dato che si sentiva proprio stanco ed aveva deciso di fermarsi a pernottare prima che facesse buio. Appena entrato nel villaggio, s’imbatté in una signora che portava un cesto di frutta ed insalata e dei panni. Accennò ad un gesto di saluto ma la donna non sembrò cogliere il suo sguardo e tirò dritto per la via. Lui non pensò più a quell’incontro e cercò un locale per ristorarsi. Dopo alcune abitazioni, ecco una locanda. Prima di entrare s’arrestò a contemplare lo spettacolo della notte che impercettibilmente calava nella valle rendendo di un unico colore le maestose betulle bianche, gli aceri infarinati di grigio ed i pini con i loro aghi bicolori, verdi e marroni. Il locale era piuttosto raccolto, ma dignitoso: quadri di paesaggi montani e fluviali ne addobbavano le parete e di fianco al bancone una statua della Madonna intagliata vegliava sugli avventori.

Al banco una giovane chiese gentilmente al nuovo arrivato cosa desiderasse. Ottenuto il suo drink, il giardiniere itinerante voltò le spalle alla ragazza e si guardò in giro. Ad un tavolo vide un bambino, solo, che giocava con delle matite e dei foglietti, laria annoiata. Una coppia di anziani chiacchierava amabilmente davanti a due tazze di the fumanti. Più spostato verso il centro del locale, sedeva un giovane piuttosto elegante, distinto, che non lasciava trasparire nessuna emozione particolare, eccetto per un ghigno che a tratti gli solcava il viso ben curato. Tre ragazzi occupavano un tavolo presso luscita. La loro più saliente peculiarità era la disarmante normalità di giovani davanti a tre bibite, qualcosa da mangiare ed un diatriba sportiva in corso. La ragazza aveva appena terminato di servire un nuovo cliente ed ora squadrava il giardiniere con curiosità.

Si fermerà a lungo?

Dallespressione meravigliata di lui, pensò bene di proseguire:

Si nota subito che è straniero. Non ne passano molti da queste parti, e meno ancora sono quelli che si fermano. Quasi che questa vallata abbia il potere dinquietare chi è di passaggio.

Resterò un giorno o due, poi ripartirò. Il tono leggermente brusco sembrò intimidire la giovane, che saffrettò a precisare: Non intendevo essere inopportuna, ma vediamo così raramente gente nuova che ho pensato di…” Ha fatto benissimo, anche a me piace parlare con le persone la rassicurò. A proposito, avete una camera per stanotte?
Certamente, purché lasciate in ordine ribatté lei allusivamente. La locanda chiude alle 10 ogni sera, dopodiché non entra più nessuno. Potete anche pagare domattina oppure un attimo prima che leviate le tende! Vedo che abbiamo fatto amicizia! chiosò lui con una risata che coinvolse anche la ragazza. Sinformò poi sullorario previsto per la cena e vedendo che aveva ancora del tempo a disposizione, uscì per un ultimo giro prima delloscurità.

Gli ultimi raggi del sole venivano filtrati da uno stormo di nuvole irregolari. Il tramonto stava già colorando di un rosso intenso la valle intera. Abbracciò con lo sguardo il piccolo paese, costituito da un gruppo di casupole piuttosto antiche raccolte intorno alla piazza della chiesa e poche altre costruzioni più recenti disseminate per le viette che si inerpicavano lungo le alture.

Alcune decine di metri più in basso, la strada statale e la presenza dei negozi tra cui modernissimi outlet testimoniava che il progresso aveva raggiunto anche queste zone immacolate.

Osservò la coppia di anziani uscire dal bar a braccetto. Dietro loro scodinzolava una cagnetta nera che prima non aveva notato, e si chinò per accarezzarla. “E’ davvero un paesino incantevole, questo!” Fu la donna a rispondergli. “Avreste dovuto vederlo quarant’anni fa. C’era solo una fila di case tra cui la nostra, era un rifugio di natura ancora inviolato.” “Siamo nati e cresciuti qui, non potremmo immaginare di vivere in nessun altro posto al mondo” le fece eco con giovialità il marito. “Io ho fatto il guardaparco per tutta la vita e non ho mai chiesto di più che trascorrere le giornate in questa natura meravigliosa!”. Sorridevano. La

donna aveva occhi scuri e miti, ed una luce indescrivibile sul suo viso le donava una serenità misteriosa e coinvolgente. “Io ero una maestra laggiù, nell’unica scuola del paese. Mi è spiaciuto lasciare l’insegnamento, ma capisco che è giusto lasciare spazio ai giovani...” “Così ha più tempo per me!” s’intromise il marito con una risata squillante. Il giardiniere non poté fare a meno di notare come l’allegria contagiante dell’uomo e la riflessiva malinconia della moglie s’integrassero alla perfezione; inconsciamente gli parve di provare invidia per la coppietta. “Eccoci a casa, grazie di averci accompagnato, volete entrare un momento da noi?” Lui li ringraziò ma rifiutò cortesemente, e tornò sui suoi passi. Percorse veloce il breve tratto centrale sormontato dalle casupole e si sedette poi a riposare su una panca. Guardò verso est, oltre il limite del villaggio. Praterie sconfinate, interrotte solo a tratti da macchie di pioppi neri, si stendevano davanti, scortate da rilievi aspri ed irregolari. Pensò che forse esistevano davvero luoghi affrancati dal male, dove la natura irradiava tutta la sua forza positiva e l’uomo cresceva libero e felice, come era stato per i due vecchietti. Era immerso in queste meditazioni quando la sua attenzione fu attratta da una figura che stava passando rapida davanti a lui. Ancora la donna che aveva incontrato al suo ingresso nel villaggio. Portava un cesto vuoto e si dirigeva verso l’esterno. La vide sparire nel bosco circostante e si trovò a chiedersi cosa rappresentasse quella figura sfuggente. Si diresse poi verso la locanda, ove trovò ancora i tre ragazzi al tavolo. Uno di essi nel vederlo s’alzò e gli si fece incontro. Il giardiniere fu invitato ad una partita a bigliardino e lui accettò la proposta con piacere. Poi si sedette con loro al tavolo, mancava ancora una mezz’oretta alla cena. I ragazzi discorrevano amabilmente, dissero che abitavano in un paesino poco distante e frequentavano il locale abbastanza assiduamente, specie negli ultimi tempi. Due di loro si scambiarono un’occhiata d’intesa mentre il terzo abbassò lo sguardo. Tutto ciò non sfuggì al giardiniere il quale però non chiese spiegazioni.

Pochi minuti dopo i ragazzi uscirono ed la locandiera servì la cena. “Come è stata la gita turistica?”

Lui bofonchiò qualcosa distrattamente. Guardandosi attorno, aveva notato che nonostante il bimbo solitario non fosse più presente, le matite ed i foglietti erano rimasti sparpagliati intorno al tavolo, il che gli fece pensare che la presenza del piccolo non dovesse essere solo occasionale. Si rivolse alla ragazza: “Chi era il bambino che prima sedeva a quel tavolo?!?” “Ah, Tommy? Un povero orfanello. Ha una zia che abita piuttosto distante. I servizi sociali devono ancora pronunciarsi sull’affidamento e..” Non terminò la frase. La porta si era aperta fragorosamente ed un gruppetto di avventori locali si era avvicinato al bancone. Finito di mangiare, lui si avviò pensieroso verso la camera assegnatagli per la notte. La stanza era ordinatissima. Di fianco al letto, un comodino era ornato da un vaso di fiori finti e un’immaginetta religiosa. L’ampia finestra regalava un suggestivo panorama notturno, impreziosito dal brillare argenteo della volta celeste. Affascinato, restò affacciato a lungo prima di spogliarsi e mettersi a letto. Non si destò che a mattino inoltrato. Il locale era semideserto, non c’era nessuno di coloro che aveva conosciuto la sera precedente. Sul viso della locandiera notò subito un’espressione diversa, più scura. Lei si limitò infatti ad un breve cenno di saluto e non gli parlò durante la colazione. Il giardiniere non diede un gran peso a quell’atteggiamento ed uscì. Si sentì ritemprato nel ricevere l’abbraccio forte del sole estivo di montagna.

Una voce da dietro lo fece trasalire. “Ben svegliato!” Era uno dei ragazzi con cui aveva condiviso l’appassionante sfida a calcetto. “Che ci fai qui? Non dovresti essere al lavoro? Ho capito, le ferie sono in vigore anche in queste lande sperdute! E i tuoi amici?” Lo sguardo del ragazzo si fece inesplicabilmente più confuso. “No, loro oggi non verranno…quando ci sono, lo fanno per farmi un favore, cerco di non dare nell’occhio, ecco..” “Significa che…” “…si, altre volte vengo solo ma.. non vorrei, ecco, farmi capire..” Il giardiniere itinerante era uomo di mondo e comprese al volo. Senza volersi mostrare eccessivamente indiscreto, non poté impedire che un risolino allusivo gli segnasse il volto. Il ragazzo però sentiva che poteva confidargli il suo segreto.

Ne sono innamorato da un anno ormai, e credo che lei qualcosa abbia capito, ma non so davvero da che parte cominciare…l’ho sempre vista da sola, nei brevi dialoghi tra noi non ha mai accennato ad un marito od anche solo ad un compagno. Ma la nostra confidenza non è mai andata oltre il normale rapporto tra gestore e cliente.” “E i tuoi amici, che ne pensano?” “No, beh…loro, magari mi deridono qualche volta, ma non mancano mai di spronarmi, non mi tradirebbero assolutamente. Peccato che poi l‘emozione mi blocchi e io finisca sempre per rinunciare, rimandare…” “Ma torni comunque, no?!? Non perderti d’animo, vieni che ci facciamo una birra.” Dentro, il giardiniere salutò con piacere i due vecchietti conosciuti il giorno precedente e si recò al banco col ragazzo. Ma la barista aveva ancora l’aria incupita di poco prima, il che non contribuì certo ad incoraggiare le flebili velleità del suo discreto corteggiatore. Infatti il drink fu consumato senza particolari giovialità, dopodiché il giovanotto abbandonò il locale. Restato solo, l’itinerante rivolse con tatto la parola all’esercente, affidandosi ad una battuta: “Speriamo che qui il tempo non sia mutevole come gli umori degli abitanti…avevo in programma una bella passeggiata…” Un timido sorriso abbellì finalmente il volto della ragazza. “Oggi è proprio quella che si definirebbe una giornataccia” esordì. “Le va di parlarmene?” Presto lei svelò al suo interlocutore la causa del suo malumore. Quella mattina si era ripresentato il giovane distinto e un po’ scostante che lui aveva notato al centro della locanda. Anche oggi aveva ordinato una consumazione con freddezza, sedendosi poi allo stesso tavolo. Il solito ghigno inquietante gli rigava ad intermittenza il viso, interrompendo per pochi attimi la sua espressione glaciale. Mi sono recata da lui per scambiare poche parole: non intendevo importunarlo. Mi ha gelata con un orribile: Non do confidenza agli inservienti, grazie. La sua voce era metallica, arida. Sono corsa via e sono scoppiata a piangere. Mai avevo subito una simile umiliazione. La poveretta era talmente costernata che il giardiniere non trovò modo di consolarla. Blaterò poche parole di circostanza per poi uscire nuovamente dalla locanda. Girovagò senza meta apparente su e giù per i pendii. Visitò boschi che parevano infiniti, tendendo lorecchio per coglierne i suoni più suggestivi. In lontananza due cervi lattraversavano silenziosi. Solo il rumore dei rametti spezzati ne rivelò il passaggio. Li osservò quasi rapito, poi transitò per vari meleti in fiore ed orientandosi alla meglio tra sentieri e ruscelletti ritrovò la via del paese proprio allo scoccare del mezzodì. Partendo per quella breve escursione si era sentito lievemente oppresso, ma il contatto con la natura laveva ancora una volta rigenerato. Gustò il pranzo con appetito. Non gli sfuggì poco dopo lingresso nel locale della misteriosa signora del cesto. Ma non si fermò al banco come lui si era immaginato. Salì invece le scale senza alzare lo sguardo né rivolgere la parola ad alcuno. Stavolta portava un paio di borse della spesa ed aveva laspetto ancora più affannato della volta scorsa. Lui rimase alcuni minuti in attesa, come se si aspettasse di vederla ridiscendere ma così non avvenne. Fu la locandiera al termine del pranzo ad andare a trovarlo. Vedo che sta meglio. Si, sto cercando di convincermi che un cafone maleducato non deve avere il potere di farmi star male. Nel mio lavoro sono abituata ad avere a che fare con ogni tipo di avventori, solo che qualche volta…” Qualche volta è dura, vero?!?. Bevvero due caffè insieme. Dimprovviso litinerante se ne uscì con un: Chi è la signora che ho visto salire poco fa con le borse? Lei assunse unaria stralunata. Trova sempre la maniera di stupirmi. Perché dovrei risponderle? E perché no? la disarmante replica. Pochi istanti dopo, i due salivano la scalinata. Il momento della giornata appena successivo al pranzo aveva fatto scendere un silenzio assoluto nel locale. Passarono oltre la stanza delluomo, proseguendo per il corridoio stretto ma adornato da graziosi quadretti bucolici e nei suoi angoli perimetrali persino da un paio di piccole mensole sulle quali facevano bella mostra di sé statuette e soprammobili tipici del luogo. Si arrestarono davanti allultima camera in fondo. La barista batté discretamente qualche colpo alla porta. Una voce flebile intimò lavanti. La scena che si mostrò agli occhi del giardiniere lo lasciò senza fiato. In un lettuccio allangolo sonnecchiava il bimbo che aveva visto il giorno prima.

Poco altro addobbava la cameretta. Il servizio dalla parte opposta al letto, un armadietto con pochi cassettini. La donna era sul balcone intenta a stendere dei vestitini; ingiunse ai due di fare piano e li chiamò fuori. Ieri mi ha chiesto chi si occupava dellorfanello in attesa del risveglio burocratico della nostra regione. E lei. Con la sua pensione mantiene sé stessa, il bambino e questa cameretta. Lei lha definita signora, ma in paese è considerata da molti una pazza svitata che si fa in quattro per chi nemmeno conosce. Ma su queste montagne ha perso un figlio e forse lei meglio di altri la può comprendere. Non si faccia influenzare dai suoi modi. La sua scorbutica esteriorità nasconde un cuore davvero sensibile. La donna aveva frattanto proseguito il suo lavoro, impassibile. Il giardiniere itinerante rimase in silenzio ancora per qualche secondo poi si rivolse nuovamente alla ragazza: Bene. Il mio compito qui è finito. La prego, scenda a prepararmi il conto, verrò a saldarlo tra breve. La locandiera, sorpresa, lì per lì non seppe replicare e s’allontanò per fare come aveva chiesto luomo. Poi il giardiniere si voltò verso la donna che era sempre intenta alle sue occupazioni. Un istante dopo, tra le sue mani apparvero dei rami dedera ed un meraviglioso mazzo di camelie. Questi fiori rappresentano la fedeltà e la dedizione con le quali accudisce quotidianamente a quel povero bambino. Li accetti, la prego, in riconoscimento del suo sacrificio.

Lo stupore invase la maschera affaticata della donna, ma prima che potesse spiaccicare parola, lui era già scomparso. Al bancone la giovane aveva appena terminato il conto. Proprio deciso a partire? Si. E tempo che io visiti un altro paese. Sono un itinerante, ed ancora lunga è la strada che voglio percorrere. Peccato, finalmente iniziavo a trovarla simpatico. E per lasciare un ricordo ancora migliore, ho un omaggio per lei. Dal nulla estrasse due splendidi mazzi di margherite e violette. Illustrano la semplicità, lumiltà ma anche la dignità che ho colto in lei, le auguro davvero ogni bene. Se prima era stupita, la ragazza ora era stupefatta. Quando poi vide che litinerante stava avvicinandosi al giovinastro che laveva maltrattata quella mattina, non credé ai propri occhi. Allapprossimarsi del giardiniere, laltro non alzò neppure lo sguardo. Scusi, ha un secondo? Dica, ma si sbrighi! Aveva lo stesso tono col quale un monarca si sarebbe rivolto ad un vassallo. Lei è di passaggio, vero? Qui per lavoro? E evidente fu la risposta piccata, con un fare sdegnoso che per un attimo fece ribollire al sangue allitinerante, che però mantenne il controllo. Sono del comune, desideriamo solo lasciare un souvenir a chi transita da queste parte, tenga. Laltro si trovò in men che non si dica a rimirare compiaciuto un affascinante mazzo di narcisi, e fu a loro che riservò la più benevoli attenzioni della sua giornata. Non si accorse nemmeno che il giardiniere laveva abbandonato ed era uscito dalla locanda. Fece pochi passi ed ecco sopraggiungere i tre ragazzi, che lui apostrofò sorridendo come i ragazzi del calcetto. Essi si accorsero subito che il giardiniere stava partendo. Sono contento di avervi conosciuto, vi do appuntamento per una nuova partita appena ripasserò da queste parti. I tre risero a quelle parole, gratificandolo di amichevoli e solide pacche sulle spalle. Il giovane innamorato pareva tornato di buon umore. Possiamo offrirti ancora qualcosa da bere? Grazie, ma è meglio che io ora parta. Tra qualche ora scenderà la sera e vorrei fermarmi in un nuovo paese prima del buio. Ma ho io qualcosa per voi. Senza che i ragazzi potessero comprenderne la provenienza, si trovarono muniti del loro omaggio floreale.

Linnamorato stringeva tra le mani mazzi di azalee e bucaneve, che il giardiniere gli spiegò essere simbolo rispettivamente della fortuna e della consolazione. Il mio è un augurio sincero per quello che ti sta a cuore, ma non amo illudere il prossimo. So che comunque li conserverai con amore. Ai due suoi amici, regalò due gigli gialli e due rose rosse. La nobile amicizia e la discrezione fedele con cui assistete il vostro compagno meritano una ricompensa. Addio. I tre, esterrefatti, reggevano i regali dellitinerante incapaci di replicare, mentre lui stava già attraversando il paese a passi spediti. Oltrepassò la chiesa e bussò alla porta di una casetta che già conosceva. La vecchina venne ad Aprire e lo salutò affettuosamente. Volete fermarvi a cena con noi? Lui declinò anche questinvito con la consueta cortesia, spiegando alla signora che non voleva rinunciare a salutare due persone gentili come loro prima di partire. La donna gli chiese di entrare un attimo in casa ma, ricevutone un nuovo diniego, chiamò il marito in corridoio. Luomo accolse il giardiniere con una vigorosa stretta di mano e lusuale risata squillante. Mi sono trovato benissimo in questo villaggio e di voi serberò sempre un ricordo piacevolissimo, vi auguro di mantenervi a lungo in gamba e felici come vi ho conosciuti io Su questo può giurarci lo interruppe il vecchio, laspetto per una briscola ed un grappino, ma di nascosto da lei soggiunse a voce più bassa mi misura ancora il vino a tavola! La giovialità di quel momento lasciò poi il posto ad una muta incredulità quando litinerante decise che era evidentemente il momento del congedo. Fece apparire da chissà dove due stupendi mazzi di artemisia, a rappresentare la serenità e la salute, e di nontiscordardimé che esprimono amore eterno e fedeltà perpetua. Nessuno di voi ne è più meritevole, accettandoli mi farete davvero il più bel regalo daddio, anzi di arrivederci! I due anziani, commossi, ringraziarono a lungo luomo, facendosi promettere unaltra volta che sarebbe ripassato a trovarli. Fuori, il tramonto cominciava a ripiegare gli angoli del cielo per addormentarlo nella coltre accogliente delloscurità. A passi veloci il giardiniere itinerante lasciò il paese e proseguì il suo cammino, ma appena fuori dal villaggio fece unultima breve pausa. Bellissimi cespuglietti ricolmi di dalie gialle, bianche e rosse ornarono da quel momento lingresso dellabitato. Il simbolo della riconoscenza e della gratitudine.

 
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