Home Notizie

News

PALAZZO MARINO IN MUSICA

4 OTTOBRE 2018

Palazzo Marino in Musica, con l’edizione Sentieri d’Oriente, propone un palinsesto di forte originalità che si apre a culture musicali lontane, raccontando il lungo percorso di avvicinamento e scambio tra Europa e Asia. Una stagione innovativa che è anche un percorso di ricerca musicologica dei differenti linguaggi nati, nel corso del tempo, dalle contaminazioni e dalle influenze reciproche. La stagione 2018 presenta repertori particolarmente rari e ricercati e chiama a esibirsi per la prima volta in Sala Alessi interpreti internazionali.

Domenica  7 Ottobre 2018, ore 11.00

Sogni d'Oriente

Quartetto Indaco

Il rinomato Quartetto Indaco propone un programma che accosta il Quartetto per archi in sol minore op.10 di Claude Debussy,  al Quartetto per archi n.3 “Mishima” di Philip Glass. A completare il programma le sette Miniature di Padre Komitas, religioso e compositore armeno, ispirate alle musiche popolari della propria terra.

 

Ingresso gratuito con prenotazione

80 biglietti potranno essere riservati online a questo link a partire dalle 14.00 del giovedì precedente ogni concerto.

40 biglietti saranno disponibili presso InfoMilano – Ufficio Informazioni Turistiche a partire dalle ore 14.00 del giovedì precedente ogni concerto. Sarà possibile ritirare fino a due biglietti a persona.

Per motivi di sicurezza, al momento dell’ingresso a Palazzo Marino, è obbligatorio mostrare un documento di riconoscimento.

 

EQUIVOCI MUSICALI: TORNA IL CONCORSO SALVATORE LICITRA

1 OTTOBRE 2018

 

Ricevo e pubblico con piacere dagli amici di EQUIVOCI MUSICALI

IX edizione con una giuria internazionale

19-21 Ottobre 2018
Villa Ghirlanda Silva - Cinisello Balsamo (MILANO)

Torna il celebre Concorso Lirico Salvatore Licitra che si è affermato negli ultimi anni per la qualità della sua giuria e per la reale possibilità data ai giovani talenti di farsi ascoltare da teatri, enti lirici e agenzie del settore. Quest'anno Presidente di Giuria sarà Suat Arıkan direttore generale dell’Istanbul State Opera and Ballet.

Scopri la giuria 2018 qui

Iscriviti al concorso online qui

We are pleased to announce the ninth edition of the Salvatore Licitra singing competition which will be held in Milan on the 19th -20th -21th of October 2018. A high profile International Jury is headed up by Suat Arıkan, general director of the Istanbul State Opera and Ballet.

Applications are open until the 12th October 2018.

Application form online here

Read more

 

ALESSIA E L'UFFICIALE

28 SETTEMBRE 2018

 

 

Nel corso dell’occupazione tedesca, col marito al fronte, la signora Luisa Baragiotti, di Boffalora sopra Ticino, a pochi chilometri da Milano, si trovò un giorno nella necessità di procurarsi la legna per casa, in vista dell’inverno. Ma per prendere la legna serviva un permesso speciale, visto che era necessario passare attraverso una zona off-limits, sorvegliata dalle truppe nemiche. Così prese la bambina, Alessia, di sette anni, per mano e si recò presso il presidio logistico, per ottenere l’autorizzazione al transito. C’era una lunga fila in attesa, per fortuna Alessia trovò qualche amichetta per giocare insieme, mentre la coda, lentamente, si sfoltiva sotto l’occhio vigile dei soldati armati. Quando arrivò il suo turno, Luisa fu condotta davanti a una porta chiusa. Un’intimazione in tedesco proveniente dall’interno fece tremare le pareti. Un soldato la spinse brutalmente in avanti e richiuse la porta. Luisa s’avvicinò, mezza tremante, all’ufficiale che la osservava da una scrivania, tenendo la bimba per mano.

Non era la prima volta che lo vedeva. Ogni tanto lo sentiva passare per strada, circondato da un gruppo di scagnozzi armati; urlava  in un italiano imperfetto, ma comunque minaccioso, impartendo comandi, sibilando minacce: lo sbirciava scostando le tendine della cucina, mentre la piccola Alessia le si accovacciava accanto.

Solo quando era ben certa che la truppa se ne fosse andata, lasciava l’angolino della cucina ed abbracciava la bimba, rincuorandola. Ora, trovandosi a un metro appena dall’ufficiale, era paralizzata dalla paura. Fu proprio Alessia a darle la carica, stringendo forte la mano con cui la mamma la teneva. Luisa si scosse e buttò fuori in un momento, come una lezione imparata a memoria, la sua richiesta, senza smettere di guardarlo. Aggiunse anche, dopo una breve pausa che il marito era partito da mesi e non aveva più notizie di lui, e doveva badare sola a quella figlia, non poteva permettere che morisse di freddo, come se questo potesse indurre l’ufficiale a una miglior predisposizione nei suoi confronti.

L’ufficiale la guardò attentamente in viso, poi girò gli occhi sulla figlia, che lo osservava apparentemente senza paura, forse incuriosita dalla situazione in cui si trovava. Ma ora che si trovava a pochi centimetri da quell’omaccione cattivo, dal quale la mamma la nascondeva sempre quando marciava per strada, non mostrava segni di terrore. E lui dovette accorgersene, visto che mantenne piuttosto a lungo lo sguardo sulla piccola. Luisa era paralizzata, pregava che quel momento passasse in fretta. Nel suo cuore non sperava più che gli venisse rilasciato il permesso, anzi, nemmeno più ci pensava, né alla legna né all’anelato foglio di carta. Voleva solo andarsene, al più presto, soprattutto la struggeva il pensiero di Alessia, che subiva quell’insopportabile tortura psicologica.

Ma l’ufficiale non pareva aver fretta. Nel silenzio plumbeo del locale, aggravato dalle espressioni glaciali delle due gigantesche sentinelle ai lati dello stesso, continuava a tacere in modo inquietante, privo d’espressione. Finalmente si mosse, in maniera impercettibile, sempre guardando Alessia. Luisa ebbe un fremito. L’ufficiale arretrò leggermente con la sedia e fece la mossa d’aprire un cassetto della propria scrivania. E la povera signora fu pervasa da un brivido.

Il tedesco recuperò in effetti qualcosa, dal cassetto, e lo mise sulla scrivania. Ma non era una rivoltella, bensì un piccolo scrigno in argento. Lo aprì con una chiavetta, e vi estrasse alcune fotografie. Luisa credeva di vivere in un sogno e ora anche Alessia appariva disorientata. L’ufficiale scelse una sola tra le foto e la mise sul tavolo, a favore di mamma e figlia. Ed entrambe non seppero trattenere un moto di meraviglia, nell’accorgersi che l’immagine raffigurava una giovane donna e una bimba, presumibilmente la figlia, abbracciate all’uomo. Il quale confermò l’impressione.

“Mia moglie e la mia bambina”, sussurrò a Luisa e Alessia. “Non le vedo da sei mesi, voi me le avete ricordate.” Con circospezione, le due allungarono il collo ad osservare.

Ma staccarono presto gli occhi dalle foto per rivolgerle, timorose, verso l’ufficiale.

Il quale però, senza aggiungere altro, stava iniziando a firmare i documenti relativi al permesso richiesto, mentre la signora Baragiotti tratteneva il respiro. Ad Alessia parve di vedere una lacrima, in quel preciso istante, sul volto dell’uomo. Il tedesco firmò con cura, una bella scrittura chiara e tonda, poi allungò le carte a Luisa. La povera donna, ancora spaventata, teneva le carte in mano senza decidersi a compiere alcun gesto, finchè un soldato le fece segno d’uscire, intimazione che Luisa non si fece ripetere due volte.

Col prezioso documento nella borsetta e la bimba stretta forte per mano, Luisa uscì e s’avviò verso la zona off-limits, per prendere la legna. L’ufficiale la guardò andare via, mentre sentiva salire un groppo in gola. Ma fu un attimo. Il suo volto riprese l’usuale espressione granitica ed intimò urlando al piantone di far entrare il prossimo in coda. Il soldato s’affrettò ad eseguire l’ordine. Nessuno dei militari presenti nella sala aveva notato, nei brevi minuti di presenza di Luisa e Alessia, nulla di strano.

 

L'UOMO DEL SAX

23 SETTEMBRE 2018

 

“Per oggi basta, ragazzi. Ci vediamo domani, stesso posto, stessa ora.” Come gli altri colleghi, l’uomo del sax ripose lo strumento nella custodia, dopo averlo spolverato con un piccolo panno di stoffa rossa. Salutò affabilmente l’assemblea che andava disperdendosi. Indossò l’impermeabile ed il cappello che attendevano appesi al servo muto ed uscì. Lo sguardo all’orologio,quasi un ticchio oramai, era il primo gesto che compiva fuori dalla sala: le sei e due minuti. Come tutte le sere, scese le scale con calma, evitava di servirsi dell’ascensore. Usufruì della uscita secondaria, preferendone al solito la confortante discrezione rispetto al bailamme che circondava l’ingresso artisti, e si trovò fuori dal teatro. Per rientrare sceglieva strade marginali, sempre un po’ ignorate e nascoste alla luce del giorno, allungando di qualche minuto il tragitto, ma preferiva così. Arrivava a casa quasi sempre senza incontrare nessuno, depositava con cura il sassofono sul mobile in salotto e preparava la cena. Questo mercoledì andava attraversando una viuzza semideserta allorchè la sua attenzione fu destata da un bagliore sottile ma acuto, un lampo di luce che gli pareva di cogliere sullo sfondo, ballerino tra un angolo e l’altro della via. D’improvviso decise di seguirlo. Quanto più però gli pareva di avvicinarsi, tanto più il riverbero si sottraeva alla sua vista. Ora balzava su una finestrella malconcia d’un cortile di ringhiera, ora esitava al riparo di una sgangherata insegna di negozietto ormai dismesso, per poi volteggiare e depositarsi sopra le isolate, striminzite foglie d’edera che da chissà quando ornavano i muretti scoloriti e scalcinati della strada. Inseguendolo con tenacia benché senza successo, l’uomo del sax si trovò all’ingresso di un ampio ma deserto giardinetto pubblico. Non appena ne varcò l’accesso, il barlume che aveva rincorso sbiadì, sparendo dalla sua vista. L’uomo del sax si guardò intorno. Scelse un invitante panchina inondata di sole e vi si sedette tranquillo. Allungò le gambe, si divertiva a scavare piccoli solchi tra i sassettini e la ghiaia che ricoprivano il sentiero. Aprile è un mese strano, riflette prima di assopirsi. Al sole sembra quasi estate, si sbottona il pastrano, socchiude gli occhi. Cala il bislacco copricapo a falda larga sul viso. Con le sue lunghe gambe penzoloni pare volersi isolare e difendere dall’ambiente esterno, così singolarmente luminoso per lui. Il sole lo colpisce perpendicolarmente alla sua figura. Lui libera il sax dalla custodia e lo tiene sotto braccio. Cala il bislacco copricapo a falda larga sul viso e s’abbiocca beato. Subito, dal sax si sprigiona un suono vibrante, imperioso, che attraversa i folti rami delle piante fiorite di magnolia, di prunus, di felce che ornano il giardino. Musica lineare, salda, che priva di grinze e compromessi salta agile oltre l’ingresso sbarrato della stazione in rifacimento,irride le carrozze sconsolatamente ammassate su diramazioni di binari morti, supera le transenne arrugginite ed i cartelli sbiaditi che da tempo immemore delimitano la zona logistica in ristrutturazione e si libra indisturbata verso l’alto. Un assolo straordinario, esaltante che in un momento inonda valli e pianure, in un battito d’ali raggiunge le risaie, così distanti dalla grande metropoli e che viste dall’alto appaiono come tanti spicchi di mare brillanti nell’azzurro, forse è vero che molti tesori sono qui a portata di mano, ma non li puoi vedere se ci stai troppo vicino. Il suono prosegue potente, incondizionato, ora vira verso nord e scavalca di botto le cime inviolate dei monti. E qualcuno è fermo a guardare, lo sta anche ascoltando, vorrebbe capirlo ma dato che dell’uomo è attendere e del sogno volare, in pochi secondi lo perde di vista e d’udito. Il segnale si specchia nella statura inarrivabile della neve perenne, della quale condivide la maestosità. E’ questo l’istante in cui l’armonia raggiunge il punto più solenne e nobile, testimoniato da un largo e soave sorriso dell’uomo del sax, che dorme pacifico su una panchina qualunque di uno dei tanti giardini pubblici di una città qualsiasi, ad una distanza copribile solo col pensiero. Poi basta un fremito, un soffio di vento. La coda di una nuvola che lambisce ed oscura appena la lancia infuocata del sole. Ed il sorriso prende a sbiadire, la fronte si corruga. Stringe gli occhi come se un mal di capo lacerante lo stia attraversando. La sua maschera si fa truce mentre l’oscurità ha sempre più ragione di quello che ormai non è altro che un tiepido bagliore. Così l’uomo del sax riprende conoscenza, immerso nell’ombra di un pomeriggio di aprile che consegna alla sera un cielo avvolto dalle nubi. Tra poche ore la temperatura subirà un calo vertiginoso. Come trafitta dal pungiglione maligno di qualche errabondo sofferente, l’impressionante melodia che incantava i cieli inizia simultaneamente ad affievolirsi. Perde d’intensità, di forza; anche l’eco si stinge della limpidezza con la quale rispondeva colpo su colpo da ogni cantone alla voce stentorea di quel sound indimenticabile. Così, in pochi secondi, le cime dei monti, le valli, le pianure inondate dalle risaie, i binari morti e le locomotive in disarmo, le stazioni abbandonate, persino il giardino della piazza ove l’uomo del sax s’era beatamente appisolato, tutto ripiomba nel silenzio glaciale d’un tramonto governato da nembi bassi e intimidatori, in una primavera troppo timida per resistere. Il musicista ora è definitivamente desto. Si risolleva il cappello, si alza, si chiude il pastrano. Aprile è un mese strambo, riflette prima di andarsene. Ripose il sax nella custodia, e gli parve quasi più pesante del solito. Il giorno seguente, durante le sue otto ore di sessione da musicista professionista, il sax ebbe una resa impeccabile e dimenticabile, costretto com’era tra rotaie di spartiti ottusi e limitati da paraocchi gonfi di professionale vanagloria. L’uomo del sax non si concesse più alcuna stravaganza extra lavorativa. Quella sera uscì normalmente alle sei, senza dare nell’occhio e rientrò a casa per viottoli cupi, trascurati. Appoggiò il sax sul mobile del soggiorno, ove restò chiuso nella custodia sino al mattino successivo.

 

PRESENTAZIONE "LA VITA IRRAGGIUNGIBILE"

10 SETTEMBRE 2018


Cari amici,
Il settimo romanzo "La vita irraggiungibile" sarà presentato nel corso della corrente edizione della "Festa della Sucia" a Boffalora Ticino. Più precisamente sabato 15 settembre durante la Notte Bianca, in Piazza Italia, nell'ambito dell'esibizione della Old Brigde Acustic Band. Grazie al gruppo per l'opportunità offertami.
A presto!

 
Altri articoli...