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AGAMUS: CONCERTO!

21 APRILE 2017

 

L'immagine può contenere: 4 persone, persone che sorridono, sMS

 

 

 

 

IL CUCU' DELLE CINQUE

20 APRILE 2017


Al centro della piazzetta, l'edificio è tipicamente agghindato, in perfetto stile del piccolo paesino abbarbicato sul declivio del monte.
Non altissimo ma squadrato e robusto, rigorosamente in legno, possiede un’attrattiva: ospita il particolarissimo cucù che ogni giorno alle cinque raduna sulla piazzetta una variopinta folla di turisti.
In cima alla casa, dove le travi che formano il tetto s'incontrano, un'enorme aquila reale squadra sovrana il cielo di montagna. Poco più sotto, ecco due finestrelle decentrate, congiunte da una mensola in legno intarsiato sulla quale scorrono due piccoli binari. Ancora più in basso, sotto la mensola, un cacciatore tende lo sguardo verso l'aquila reale quasi con fare intimidito, pare renderle omaggio, pur stringendo la doppietta tra le mani. Alla destra della figura umana, ecco uno stambecco, immortalato nell'atto di scorrazzare libero, tra i boschi. Alle cinque precise, le finestrelle si aprono, e da ognuna di esse escono due coppie di ballerini, che raggiungono danzando sui binari la finestrella opposta.
S'incrociano in perfetta sincronia ed al termine di alcuni giri di valzer, rientrano per la finestra dalla quale sono usciti. Sotto gli sguardi dell'aquila reale, che china il proprio orgoglio alla danza, dello stambecco, che si ferma ammirato, del cacciatore, che ha deposto il proprio fucile. E della folla che immancabilmente applaude contenta.
Anche oggi mi sono recato nella piazzetta per godermi lo spettacolo, non solo del cucù delle cinque, ma anche della gente che si raduna a guardare e che le nubi basse e concentrate sul centro del paesello non scoraggiano di certo. Il bimbo ha indicato la scena con l'indice per tutto il tempo, incapace di levarvi gli occhi da dosso, mentre la nonna, retta forte al bastone, sorride al di fuori delle lenti spesse, un attimo di pace anche per lei.
Sergio e i suoi tre amici hanno ascoltato il valzer ed ancora esitano prima di recuperare le moto potenti e i caschi ultimo grido e riprendere la strada verso il lago; soffermati ad osservare gli intagli ricercati delle finestrelle, sembrano pensare a qualcosa di molto, molto lontano da loro, magari alle corse degli stambecchi che scorazzano per valli e fiumi senza motori rumorosi ed inquinanti.
Pietro e Sabrina transitavano distratti dentro e fuori da una pizzeria take-away e una sala giochi e lo spettacolo al centro della piazzetta li coglie di sorpresa: quasi s'infastidiscono. Poi, senza ragione razionale, lei si ferma ad ascoltare la danza dei ballerini e si trova ad immaginare eleganti saloni da ballo, ricevimenti, corse di cavalli...lui guarda senza capire ed automaticamente stacca il filo variopinto dell'MP3, forse invidia le ali brillanti dell'aquila che domina il cucù.
Vincenzo ed Emilio, dal balcone della pensione situata dalla parte opposta della piazzetta, hanno interrotto l'eterna partita a briscola, il primo ha deposto il calice di rosso, l'altro rimette nel pacchetto la nazionale senza filtro. "Se quel cacciatore fosse vero e sparasse coriandoli e caramelle, i bambini sarebbero più contenti", dice Emilio, ma Vincenzo non lo ascolta, aspetta che i ballerini tornino a riposare al di là delle finestrelle che si richiudono piano, sono le cinque e cinque minuti, per permettere alla lacrima titubante sul ciglio del suo occhio semi chiuso di scendere e rinfrescare finalmente la guancia perennemente arrossata da freddi inverni di lavoro. Anche le nubi si sono ritirate verso la cima del monte ed hanno concesso al sole di riscaldare la scena. Prima di ritirarsi, i ballerini sembrano guardare la folla, quasi a rapirla e condurla con loro dietro il buio delle finestrelle, mentre un silenzio irreale s'impadronisce della piazzetta.

 

I BIANCHI CAMPI DELLA LUNA

17 APRILE 2017

Guardando attraverso l'acqua vedo scorrere una piccola foglia, tenue, sparisce presto, nei meandri più oscuri. Poi l'acqua si intorpidiva, lasciandomi poco spazio per vedere, ma riesco comunque a scorgere quella che mi sembrava l'immagine di due ragazzi, fratelli o amici, che ridendo si scambiavano trepidanti le sensazioni più sincere: che bello quel telefonino nuovo...ah, avessi il coraggio di fermarla, di parlarle...subito dopo però, il flusso d'acqua appare un pò più chiaro, il quadro leggermente più nitido. I personaggi che vedo adesso non sono più due giovani, ma adulti, avranno avuto una cinquantina d'anni o giù di lì. Parlano piano, pacati, forse anche un po' imbarazzati: era probabile che non si vedessero da qualche tempo, e d'altronde cosa avrebbero potuto raccontarsi d'un passato risaputo e invidiato, e d'un futuro già mezzo scritto. Non suoniamo più, da qualche anno ormai, si, un po' di esercizio fisico ci vorrebbe, sai, ho controllato anch 'io e può darsi che tra una quindicina d'anni, se non cambiano le leggi, qui non si sa mai bene come andrà..

Noto che le loro voci sfumano in un chiacchiericcio indistinguibile, e nell'intanto l'acqua si fa decisamente limpida, la figura davanti a me ora è chiara, tersa come il cielo che ero abituato ad ammirare quando stavo dall'altra parte. Ed era in questa idilliaca festa di luce e colore che vedo ora transitare altre due persone, anziane, che chiacchierano ininterrottamente, col tono della voce reso stridulo dalla sordità, finchè un lugubre tocco di campana li fa tacere, li mette in ascolto. Ecco due donne, anziane a loro volta che attraversano la strada reggendo sacchettini di insalata. Uno degli uomini le vede da dietro, urla in dialetto, sapete chi è morto, ma le due donne scuotono la testa e senza voltarsi proseguono per la propria strada. I due uomini si siedono su una panchina, vi appoggiano i bastoni, tacciono, mentre contemporaneamente cessa anche il rintocco.

Anche quest'ultima scena si dissolve poi davanti ai miei occhi, e l'acqua ora luccica di chiarore, avrei potuto abbeverarmene, fossi stato ancora dall'altra parte. Il candido riverbero mi riportava senza traumi alla dimensione che ormai m'ospitava da qualche tempo, era bello tornare dolcemente sui bianchi campi della una dove vago docile ed appagato, col solo sfizio di riguardare giù ogni tanto, all'acqua antica, per sorridere di tutto ciò che ero stato.

 

IL SENSO DELLA VITA CHE PASSA

14 APRILE 2017

 

Sergio camminava spedito sul bagnasciuga, gli auricolari ficcati saldamente nelle orecchie, con la ferma intenzione di smaltire i postumi dell'abbondante colazione.
Un'attività che ripeteva due volte, in spiaggia, al mattino e al pomeriggio, e gli era stata tramandata dal padre.
Proprio quell'anno Sergio compiva quarantacinque anni. Non s'era mai sposato e questo rappresentava un mistero. Il fisico ancora relativamente asciutto, la bella presenza, la parlantina sciolta, non gli avevano fruttato granchè al di là di brevi, innocui flirt senza seguito. Così, dopo la prematura morte della madre, già da molti anni Sergio trascorreva le settimane estive di vacanza al mare. Ma quell'anno, le cose parevano non seguire l'iter consolidato, ossia lunghe giornate sulla sabbia col genitore, a camminare e nuotare, a leggere, giocare a carte. In quattro giorni di soggiorno, solo in un'occasione, il padre era sceso in spiaggia col figlio. Ormai ultrasettantenne, l'uomo arrivava da un'annata difficile in città, alle spalle un ricovero e un paio di allarmi, per fortuna rientrati, al pronto soccorso. E anche durante quei primi giorni di ferie s'era sentito poco bene, tanto dal preferire la quiete dell'albergo alla vita di spiaggia.
Era il terzo giorno che Sergio camminava di buona lena, solo col ritmo della musica e la voglia di rispettare la tabella di marcia che s'era imposto, Verso le sei e trenta, stanco, aveva deciso di riprendere la strada verso il proprio bagno, che non era breve. Aveva percorso tanta strada, eppure non era del tutto soddisfatto, si sentiva come se gli mancasse qualcosa dentro. Proprio come i due giorni precedenti. Mentre calcava insistentemente le ultime centinaia di metri, Sergio capì che gli mancava a fianco la figura del padre, che gli aveva istillato quella passione che ora lui perpetrava in solitudine. Cercò di non pensarci ma proprio in quel momento la canzone che stava ascoltando passava una frase che lo colpì nel profondo: .."For we lived so well so long..." (Abbiamo vissuto così bene per così a lungo...). Mentre stava per recuperare la propria postazione, alzò gli occhi e osservò immalinconito l'alone rosso vivo del sole che illuminava di verde acceso la cima della montagna, dietro la quale stava tramontando. E il vedere altri bagnanti che uscivano quietamente dall'acqua, appagati, tranquilli, sorridenti, gli innestava il doloroso senso della vita che passa.

 

CHOPIN E LEOPARDI

5 APRILE 2017


Nova Milanese | Sabato 8 Aprile 2017 ore 21

CHOPIN E LEOPARDI

A Nova Milanese un concerto emozionante

che mette in scena l’opera

di due geniali artisti

che hanno saputo commuoversi

di fronte al destino umano

cercando di trasformare in parole e musica

i cangianti sentimenti del cuore e dell’anima.

Sul palco due artisti straordinari:

Alice Baccalini al pianoforte

e la voce di Corrado Accordino.

Serata imperdibile per chi ama la poesia

la musica, la meraviglia

lo stupore, il sogno

la vita.



Informazioni e biglietti

Teatro Comunale di Nova Milanese

via Giovanni Giussani, 9

tel. 039 2027002

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