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TRE FRATELLI 1)

15 MAGGIO 2017


Presentazione di Claudia, Giuseppe e Ivano, i protagonisti del nuovo romanzo "Tre fratelli", di cui inserirò adesso e nei prossimi post le prime pagine.

 

 

 

Prima scena

Domenica, 27 marzo –

Il coraggio di una scelta di vita

(Giuseppe)

Ripensandoci a poche ore di distanza, realizzo che la fotografia più rappresentativa del mio malessere è quella che mi vede intorno alle cinque di oggi pomeriggio, uscir fuori improvvisamente, sul ponte, nel disperato tentativo di rimettere in ordine le idee.

Non riuscivo a capire se restarmene lì, sorridente in mezzo al gruppo rintanato in coperta per un inaspettato levarsi del vento, avesse ancora senso per me, ormai. Non sentivo di aver granchè da spartire con mia moglie, mia figlia e i miei amici, in quel momento. Anzi: sentivo le risa chiare, squillanti di Cristina, e il mio disagio aumentava.

Tuttavia sono sempre stato in gamba a dissimulare.

Mi sono appoggiato per un momento coi gomiti sulla fiancata del motoscafo, in completa solitudine ad osservare il lago improvvisamente mosso, incurante dei piccoli brividi di freddo. Ma dopo pochi istanti, mi sono sentito in colpa per aver abbandonato il bel quadretto e così sono rientrato, reindossando il sorriso. Accoglievo i gridolini di gioia di Lisetta, mi chinavo ad abbracciarla, mi lasciavo, come sempre, trascinare nel vortice.

Pensare che avrei voluto mettere tutto in chiaro proprio al ritorno di questa bella gita al lago di Viverone, la prima domenica di primavera.

Come avrei potuto ora farlo?

Non l'avrei fatto, semplicemente.

Ho riposto mestamente i propositi bellicosi, e ho trascorso il resto della traversata seduto all'interno, con Lisetta sulle ginocchia che ogni tanto mi ricordavo di far ballare, stancamente, mentre i miei occhi guardavano dritto davanti a me, senza peraltro vedere più di tanto. La mobilità delle onde gocciolanti di sole rubava talvolta la scena alle risa di Cristina, che scambiava pettegolezzi a bassa voce con Vittoria, inutilmente strattonata dal piccolo Liam, che ha sempre voglia di giocare, non si stanca mai.

Liam, figlio di Vittoria e Adriano, nostri amici da sempre, è un moccioso di nove anni o forse dieci, non ricordo mai, anche se Vittoria non perde occasione per menzionarne l'età ogni volta che apre bocca. Ragazzino noioso e scocciatore all'estremo, si rivolge ora ad Adriano, con lo stesso insuccesso, visto che il padre non stacca gli occhi dalla Gazzetta, e per lui trovarsi su un motoscafo in mezzo al lago o comodamente sdraiato in poltrona non cambia molto. L'importante era stringere perennemente la rosea tra le mani.

Liam non è che guardi molto Lisetta, come forse è logico, visto che ha cinque, sei anni più di lei. Quindi, stante l'indifferenza dei suoi genitori, eccolo che si accuccia in un angolo, estrae un apparecchio portatile di tasca, e si mette a smanettare sul display con velocità ossessiva, ricordandosi di mantenere sempre la medesima espressione imbronciata. Vorrei imprimergli un possente calcio sul fondoschiena e lanciare lui e il suo stupido gioco in mezzo al lago, questo si che sarebbe un lieto e gaudente intermezzo, ma purtroppo non lo posso fare. Invece, continuo a sorridere a lui e a Vittoria, a far giocare Lisetta, a fingere interesse per le blaterazioni di mia moglie, cui persino Adriano ora pare tendere l'orecchio, a sperare che questa tortura abbia presto fine.

Arriva sera ed eccoci rientrare felici e contenti per la piacevole domenica al lago, a Porta Nuova ci siamo salutati con Vittoria e Adriano, ripromettendoci di risentirci quanto prima. Mezz’ora dopo la bella famigliola rientrava alla palazzina liberty del 44 di Corso Trento, stanca e soddisfatta.

La sera, a casa, ho cercato di contattare il Pazzi per sapere se ci fossero novità, ma come fa spesso ha rifiutato la chiamata. Mi sa che devo togliermela di mente, l'idea della mostra personale. Tutti uguali 'sti assessori, buoni a sciorinarti sorrisi in serie, se han bisogno di voti, poi se ne fregano delle promesse. A parte che io voto a Torino e non ad Avigliana, dove sta lui. Comunque, ho gettato il cellulare nel cassetto, dopo averlo spento. Cristina aveva appena messo a nanna Lisetta.

Ci siamo seduti al tavolo, dovevamo mettere a posto due conti, mi sentivo talmente a terra che avrei preferito accasciarmi sul divano davanti al telegiornale e alla quotidiana enunciazione di disgrazie. Cristina mi guardava di soppiatto, ma non mi ha chiesto chi stessi cercando al telefono. Forse aveva timore di chiedere conferma ai suoi sospetti.

Ed io avevo paura di confermarglieli.

A salvarci dall'impasse, mentre ci districavamo tra le scadenze, è stata una telefonata di mia sorella Claudia.

Domenica, 27 marzo –

Piacevoli turni domenicali in cassa

(Claudia)

"Claudia! Come va? Si, siamo andati, sapessi che bella gita! Giornata, meravigliosa, un caldo, un sole!! Solo un filino di vento, verso sera...E tu, com'è andata la domen...no! Peccato, il turno di pomeriggio...e i ragazzi, come stanno??"

Niente di meglio dopo un massacrante turno in cassa di domenica pomeriggio, sia detto senza ironia, che raffrontarsi coi calorosi entusiasmi di mia cognata Cristina. Così mi sono facilmente adeguata, agli acuti e ai gridolini, alle esclamazioni, agli stupori, insomma, alla granitica semplicità della moglie di quel testone di mio fratello Giuseppe. Santa donna.

Mi è sembrato che il clima fosse disteso, piacevole, così non ho indagato oltre il lecito, come direbbe Beppe, ha sempre questa sensazione come se lo volessimo controllare, e forse un pò ha ragione.

Non me lo sono fatto passare. Troppo stanca, ero. Duro, il pomeriggio di primavera a passar prodotti sulla banda magnetica della cassa, sempre lo stesso plin metallico che alla fine ti rimbomba nelle orecchie come un gong, e non potersi permettere nemmeno per un secondo di distrarsi, che gli ammanchi di cassa poi sono affari nostri.

Meno male che Niccolò s’è portato Chiara ai giardini, e Ale ovviamente a scorazzare in scooter con gli altri. Almeno loro se la son goduta.

Ora però sono contenta. Si, perché sono le dieci di sera, i piccoli (E quando smetterò di chiamarli così, visto che Ale ha sedici anni ed è già più alto di me da un pezzo e Chiara, che ne ha tredici e mezzo continua a salire...) sono crollati davanti alla tivù e adesso mi preparo una bella tisana.

Domani ho giornata libera e la santificherò ad una lunga, riposante sessione di mestieri in casa, in completa solitudine. Perché lamentarsi, dunque? Non cambierei mai questa vita, e certamente non mi farò mai le paturnie di Beppino.

Sono tranquilla, ma mica tanto, in fondo. Speriamo non faccia stronzate. Non è mai riuscito ad accontentarsi di quello che ha raggiunto, che è tutt'altro che poco. Sempre inquieto, comunque insoddisfatto. La realizzazione, cerca, vuole realizzarsi, sono anni che me lo confida. Ma che vuol dire, realizzarsi? Non basta la famiglia, il lavoro, la salute, la sicurezza economica...più realizzato di così!

Ha sempre avuto questa fissa della pittura, che non l'ha mai portato da nessuna parte. E anche adesso, a quarant'anni suonati, mica riesce a levarsela dalla testa.

Forse non ci prova nemmeno.

Ma sempre meglio di quell'altro sfigato di Ivano.

Poveretto.

Lui si, che è messo davvero male.

Martedì 29 marzo -

Rientri silenziosi

(Ivano)

E’ sempre così. Ci imponiamo il divieto di sforare oltre mezzanotte, tassativo, a meno che non si facciano le prove il venerdì, il che è assai raro. Poi invece, spegniamo gli amplificatori, stacchiamo gli strumenti (o meglio, il contrario), e c’è sempre qualcuno che tira fuori una bottiglia o due di birra. Così i buoni propositi salgono al soffitto insieme al fumo delle sigarette che impestano la sala prove e come il fumo si dissolvono. Stanotte, o meglio stamattina erano le due e mezzo. Ecco il bello e il brutto di avere una sala prove privata (non io, ovviamente; il nostro batterista, nel suo villone di figlio di papà): gli orari non sono imposti dall'esterno ma autoimposti, e dunque irrispettati.

Quando poi arrivo a casa, prendo un’infinità di precauzioni. Salgo in ascensore soltanto i primi tre piani, perché l’apparecchio inchioda sempre con un boato assordante, e mi faccio a piedi le ultime due rampe di scale, sino al quinto, dove abito. Il sonno di mia madre è quasi al sicuro. Prima devo ancora aprire con infinita cautela la porta blindata, entrare e richiuderla senza troppo rumore, per il momento non cigola ancora, per fortuna. Entro e noto che la porta che separa la zona giorno dalla notte è aperta. Le dico sempre di chiuderla, ma niente. Mi metto in ascolto e, il più delle volte, avverto il suo flebile russare, il che è sempre rassicurante. Chiudo la porta di mezzo e un quarto d’ora più tardi sono a nanna, pronto a mentire la mattina dopo circa l’ora del mio rientro.

La dichiarazione standard: “erano le dodici e un quarto, e venti massimo". So che lei non resta mai sveglia oltre mezzanotte.

A questo punto direte: hai sedici, diciassette anni e devi rendere conto. No, invece. Ne ho trentuno e non devo, bensì voglio, rendere conto a mia madre, dell’ora in cui rientro e di tante altre cose, anche se i miei fratelli mi considerano, per questo e non solo, un povero sfigato.

Mi rendo conto che è necessario, a questo punto, un chiarimento, per il nostro perplesso lettore. Mi chiamo Ivano Tempesta, ho (quasi) trentun anni, faccio il geometra e abito con mia madre a Torino, zona Regio Parco, via Modena, per l'esattezza. Papà è morto che avevo quindici anni, dopo aver perso una battaglia triennale col cancro alla prostata. Claudia, all’epoca ventisei, era già sposata con Niccolò ma stavano ancora in via Cavour, nel monolocale, da pochi anni si sono trasferiti in via Santa Giulia, angolo Largo Montebello, neanche lontanissimo da noi. Giuseppe, all’epoca ventiquattro, s'era appena messo con Cristina, si sarebbero sposati due anni dopo. Naturalmente mamma pensava che anch'io me ne sarei andato presto, seguendo quello che si sarebbe potuto definire un percorso naturale. E in effetti, l'intenzione era davvero quella.

Senonchè...

Senonchè qualcuno ha stabilito che nelle famiglie normali, come potrebbe essere definita la nostra, si nasce, si cresce, ci si sposa (oppure, secondo le più recenti tendenze, si convive).

Sulle prime due tappe non ho avuto nessun problema particolare, sulla terza invece il discorso è tutt’altro che definito. Beh, non preoccupatevi. Non ho nessuna intenzione di tediarvi con la cronaca dei fallimenti sistematici, non voglio deprimervi anche perchè io sono tutt’altro che depresso, ma anche di questo parleremo più tardi. Fatto sta che, come tutti gli umani mediamente comuni, ho avuto un comune numero di storie, un comune numero di delusioni e rivincite e via banalizzando, ma tirando le somme son rimasto solo. Ho però avuto la fortuna di farlo senza coltivare rimpianti, nè odi o paturnie, insomma, con la coscienza a posto. Come dice il poeta, era stato fatto tutto ciò che si poteva. Solo che è difficile convincerne gli altri, e da qui, giù botte.

Ti fai mettere i piedi in testa. (mio fratello).

Non hai voglia di impegnarti per un rapporto serio (mia sorella).

Comodo, eh, restare in casa con la mamma e trovare tutto fatto, stirare pulire lavare cucinare.....(chiunque voglia dar fiato alla bocca).

Mi è capitato una volta sola, d'imbestialirmi e reagire a tanta superficialità, nel momento in cui due zabette che venivano a casa nostra a trovare mia mamma (e lei poverina tutte le volte a mettergli giù la tovaglia pulita sul tavolo del salotto e preparargli il thè coi frollini), alla decima volta che ribadivano il concetto osservandomi con sussiego, ho sbottato.

“Si vede che nessuno mi merita! E in ogni caso spero di non incocciare mai in femmine impiccione e ficcanaso come voi due!”.

Non è stato un caso di sindrome da Gian Burrasca, e comunque è stato un caso isolato. Sono una persona mite, e chiunque mi conosce potrà confermarvelo. Ma se qualcosa mi manda in bestia sono le etichette appioppate a caso, le generalizzazioni grossolane, i giudizi approssimativi, tutte cose che hanno il potere di ferire a morte. Mia madre ha perso due amiche, (amiche??) che scioccate dal mio contegno inqualificabile se ne sono alzate tremanti di sdegno, hanno infilato i cappotti e sono uscite (spero per sempre) da casa nostra, ma sotto sotto, ne sono sicuro, era contenta.

 

 

(segue)

 

IL RESTAURO DELLA BASILICA DELLA NATIVITA’ A BETLEMME

12 MAGGIO 2017


IL RESTAURO DELLA BASILICA DELLA NATIVITA’ A BETLEMME


 

Segnalo l’iniziativa che si tiene dal 10 maggio al giorno 16, presso casa Giacobbe, a Magenta:

Una mostra su Betlemme, presentata presso la nostra città


 

INGRESSO LIBERO

CASA GIACOBBE

VIA 4 GIUGNO 80

MAGENTA

ORARI D’APERTURA:      LUN/VEN = 17/19 – 21/22

SAB/DOM =10/12 – 16/19

VISITE GUIDATE SU PRENOTAZIONE ANCHE IN ORARI DIFFERENTI

 

NUOVO ROMANZO: TRE FRATELLI

10 MAGGIO 2017


Ciao a tutti

Solo per informarvi che da oggi è disponibile la versione cartacea del nuovo romanzo, il sesto della serie, denominato “Tre fratelli”.

Ecco i dati salienti:


Titolo: Tre Fratelli

Romanzo di 280 pagine

Brossura - Formato 15x23 - bianco e nero

Terminato l’17 settembre 2015 – stampato il 15 aprile 2017

Cosa conosciamo davvero di chi dovrebbe rappresentare un punto di riferimento immarcescibile della nostra vita?

Per l'acquisto e qualsiasi informazione: Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

Prossimamente, saranno inseriti i primi capitoli sul sito, come per ogni opera stampata.

Grazie a tutti

Alfonso

 

NUOVA STAGIONE - PALAZZO MARINO IN MUSICA

30 APRILE 2017

 

 

 

Palazzo Marino in Musica

VI Edizione 2017

presenta:

 

“Il divino Claudio”

Ai tempi di Monteverdi

 

7 maggio – 5 novembre 2017

Sala Alessi - Palazzo Marino

Piazza della Scala, 2. Milano

 

 

Palazzo Marino in Musica inaugura la nuova stagione a Sala Alessi dedicando la sua sesta Edizione al “divino Claudio Monteverde” (così lo celebra d’Annunzio nel romanzo Il fuoco), di cui ricorrono quest'anno i 450 anni dalla nascita: colui che, ponendo l’accento sul sentimento dell’uomo e facendo espandere le melodie del canto come mai era accaduto prima, apre il cuore di un pubblico sempre più ampio a una nuova sensibilità musicale, destinata a secolare fortuna.

 

Traghettando la musica polifonica rinascimentale verso un raffinato intreccio di voci e strumenti, Monteverdi fonde poesia e musica in una simbiosi perfetta; con una fantasia senza eguali e, muovendosi attraverso una grande varietà di generi, ha consacrato la sua vita all’esplorazione in musica degli “affetti” e delle emozioni dell’animo umano. La sua musica ha conservato, intatta, la straordinaria capacità di commuovere e con L’Orfeo, ha compiuto quel passaggio epocale verso l’opera, in cui “tutti li interlocutori parleranno musicalmente”.

 

Attorno alla sua rivoluzionaria figura, che nasce a Cremona nel 1567, la stagione 2017 di Palazzo Marino in Musica si snoderà attraverso l’intricato gioco di stili musicali dei compositori a lui contemporanei: dalla ricchissima produzione del bresciano Biagio Marini, alle armonie cromatiche di Giovanni Gabrieli, ai virtuosismi dei Fiori musicali di Girolamo Frescobaldi, alla raffinatezza delle canzoni di Tarquinio Merula, delle sonate di Dario Castello e di molti altri compositori.

Sarà dunque l'estro radioso della musica dei Seicento ad accompagnare quest'anno il pubblico in sei splendidi concerti, da maggio a novembre.

A dare avvio alla stagione, domenica 7 maggio alle ore 11,00, sarà l’Ensemble Consonanze Stravaganti, con la delicatezza primaverile dei versi delle canzonette, villanelle e madrigali che raggiunsero all’inizio del XVII secolo la loro estrema eleganza. La rassegna prosegue a giugno con un concerto proposto dall’Istituto di Musica Antica della Civica Scuola di Musica Claudio Abbado – Fondazione Milano che celebra la maestosità della scuola veneziana, sovrana indiscussa d’Europa, madre del melodramma, alla quale approdarono i più grandi compositori italiani.

 

Un appuntamento di grande originalità sarà il concerto di luglio, nel quale la Toccata dell’Orfeo, insieme a composizioni di Scarlatti, Frescobaldi, Malipiero, Gabrieli e Gesualdo Da Venosa, saranno interpretate dai bravissimi sassofonisti del Milano Saxophone Quartet, in trascrizioni sorprendenti e insolite.

 

Il 3 settembre gli Allievi della Scuola Musicale di Milano dipingeranno un affresco della musica europea ai tempi di Monteverdi, in particolare di quelle nuove forme della musica da ballo che stavano facendo il loro festoso ingresso in tutte le corti d’Europa.

 

L’evento di punta della stagione 2017 sarà il concerto di domenica 1 ottobre, quando giungerà da Cremona uno dei più antichi violini al mondo: il Carlo IX realizzato da Andrea Amati tra il 1566 e il 1570 per le nozze reali francesi. A suonarlo uno dei più importanti violinisti italiani, Federico Guglielmo, accompagnato da Diego Cantalupi alla tiorba e chitarra. A cura del Museo del Violino, il concerto sarà introdotto dal Maestro Fausto Cacciatori, che presenterà il preziosissimo strumento e racconterà la storia di Andrea Amati, fondatore di una delle prime e più importanti famiglie di liutai italiani.

 

La concomitanza del concerto di eccezionale valore con l’inaugurazione, il 28 settembre, della mostra “Dentro Caravaggio” allestita a Palazzo Reale fino al 29 gennaio, è anche occasione per mettere in evidenza il legame simbolico e artistico tra la figura di Claudio Monteverdi e il più importante pittore del suo tempo: Michelangelo Merisi. Grande è infatti l’affinità tra i due artisti, che più di ogni altri hanno segnato la storia dell’arte italiana del Seicento. Lo stile concertato monteverdiano trasporta in musica quei chiaroscuri che rendono le opere di Caravaggio uniche al mondo. Entrambi, ricercando nella pittura e nella musica la profondità dei sentimenti, hanno “umanizzato la religiosità e santificato il quotidiano” (John Eliot Gardiner).

 

Una stretta relazione quella della musica con l’arte, che la rassegna Palazzo Marino in Musica ha da sempre messo in risalto: la raffinatezza e la luminosa eleganza di Sala Alessi quest’anno accoglie proprio quella musica nata nello straordinario momento di fioritura dell’arte, nel quale vennero realizzati anche Palazzo Marino e i suoi splendidi affreschi. Pochi anni infatti separano la nascita di Claudio Monteverdi e Andrea Amati dalla costruzione del Palazzo, oggi sede del Comune di Milano.

 

Questa edizione di Palazzo Marino in Musica si concluderà a novembre ritornando pienamente a Monteverdi con alcune delle sue più belle arie eseguite, insieme ad alcune preziose musiche di compositori del suo tempo, dal raffinato soprano tedesco Anna Kellnhofer accompagnato dal liutista Massimo Lonardi.

 

 

La rassegna Palazzo Marino in Musica, patrocinata dal Comune di Milano e giunta alla sua sesta edizione, è sostenuta da Intesa Sanpaolo con il contributo di Suez Degremont. Il progetto è stato promosso nel 2012 dal consigliere comunale Filippo Barberis e con l’idea di aprire Sala Alessi a nuovo palco per la musica classica, arricchendo così il patrimonio culturale della città. La direzione artistica è curata da Ettore Napoli e Davide Santi all’interno di una produzione affidata a Rachel O’Brien.

 

Media partner della stagione 2017 sono la rivista musicale Amadeus e il canale Sky Classica.

 

 

 

 

 

 

 

Domenica 7 maggio, ore 11.00

La primavera dei dolci e languidi sospiri

Ensemble Consonanze Stravaganti

Dall’incontro della musica con la poesia sbocciarono nelle fiorenti corti italiane composizioni delicate e raffinate: ispirandosi alla freschezza e alla leggerezza dei canti pastorali del Cinquecento, le canzonette e villanelle dipingono, attraverso commoventi versi poetici, sentimenti, affetti, amori e passioni. La primavera del canto in cui musica e parola si fondono in nuove forme di altissima armonia.

 

Linda Przybiernow, violino

Graziana Palazzo, soprano

Andrea Antonel, theorbo

 

Programma:

Claudio Monteverdi - Ohimè ch'io cado

Biagio Marini - La Gardana

Biagio Marini – Novello cupido (Donna che loda il canto di bellissimo giovanetto)

Biagio Marini – Sonata Variata

Kapsberger – O fronte serena (Secondo Libro di Villanelle)

Biagio Marini – Romanesca

Claudio Monteverdi - Voglio di vita uscir

Bellerofonte Castaldi – La Follia

Biagio Marini – Ite ho mai (Invito a l'Allegrezza)

Biagio Marini - La Vetrestain corrente

Giovanni Girolamo Kapsberger – Che fai tu (Secondo Libro di Villanelle)

Giovanni Girolamo Kapsberger - Passacaglia in la

Claudio Monteverdi - Quel sguardo sdegnosetto

Biagio Marini – La Caotorta, (Gagliarda a 2)

Giovanni Girolamo Kapsberger – Sonino, scherzino (Quarto Libro di Villanelle)

 

 

Domenica 4 giugno ore 11.00

Fioriture musicali

Civica Scuola di Milano Claudio Abbado – Fondazione Milano

Un vento maestoso soffiava nella Venezia del Seicento, melodie di fine bellezza risuonavano in calli e canali con i loro splendenti saloni e palazzi nobiliari, percorrevano il Canal Grande fino a inondare di una musica nuova la radiosa cappella di San Marco. Qui approdarono i compositori che resero la Serenissima lo splendore e il centro della vita musicale europea.

 

Eleonora Bellini, soprano

Ariadna Quappe, flauto

Andrea Vassalle, violino

Anaïs Lauwaert, Iris Fistarollo, viole da gamba

Tommaso Fiorini, violone

Margherita Burattini, arpa

Mattia Marelli, clavicembalo

 

Programma:

Biagio Marini - Sinfonia del quinto tuono (Sonate da Chiesa e da Camera, Op. XXII, Venezia, 1655)

Giovanni Gabrieli - Canzon seconda a 4

Biagio Marini - Balletto quarto Allemano

Biagio Marini - Zarabanda quarta

Biagio Marini - Corrente seconda (Sonate da Chiesa e da Camera, Op. XXII, Venezia, 1655)

Dario Castello - Sonata seconda a Soprano solo (Sonate Concertate in Stil Moderno, Libro II, Venezia, 1644)

Claudio Monteverdi - Dolcissimo uscignolo (Madrigali Guerrieri et Amorosi, Libro VIII, Venezia, 1638)

Tarquinio Merula - La Cattarina(Canzoni overo sonate concertate per chiesa e camera, Op.XII, Venezia, 1637)

Tarquinio Merula - La Monteverde (Il Quarto Libro delle Canzoni da sonare a doi et a tre, Op XVII, Venezia, 1551)

Claudio Monteverdi - Si dolce e’l tormento (Quarto scherzo delle Ariose Vaghezze, Venezia, 1624)

Giovanni Pierluigi da Palestrina - Tota pulchra es, amica mea (Mottettorum Liber Quartus, Diminuzioni di Giovanni Bassano)

Dario Castello - Sonata XVI (Sonate Concertate in Stil Moderno, Libro II, Venezia, 1644)

Claudio Monteverdi - Lamento d’Arianna (Venezia, 1623)

 

 

Domenica 2 luglio ore 11.00

Original Monteverdi

Milano Saxophone Quartet

 

Un sorprendente Monteverdi che attraversa il tempo e la storia per ritornare da noi in un’originalissima trascrizione per quartetto di sassofoni. Un’interpretazione che ci riporta all’antica prassi veneziana di tenere concerti all’aria aperta, nelle piazze e nei campi in occasione di festività e che ripropone in chiave moderna la ricca produzione barocca di “Canzoni da sonar”, destinate a strumenti brillanti come gli ottoni.

 

Damiano Grandesso - sax soprano

Stefano Papa - sax contralto

Massimiliano Girardi - sax tenore

Livia Ferrara - sax baritono

 

Programma:

Claudio Monteverdi  - “Toccata” da Orfeo

Gesualdo Da Venosa – “2 madrigali: Tu m’uccidi o crudele / Itene miei sospiri”

Domenico Scarlatti /Salvator Sciarrino – “Canzoniere da Scarlatti”

Girolamo Frescobaldi – “2 canzoni da sonare a quattro”

Gian Francesco Malipiero – “Vivaldiana”

Giovanni Gabrieli – “Canzona a quattro”

 

 

 

Domenica 3 settembre ore 11.00

Danze e fantasie europee

Scuola Musicale di Milano

Dalla seconda metà del Cinquecento la musica da ballo fa il suo sfarzoso ingresso in tutte le corti d’Europa. Il secolo successivo è un germogliare di fantasie, capricci e composizioni destinate alla danza, figurata e di gruppo: dalle Fiandre (Sweelinck) all’Inghilterra (Byrd e Gibbons), dalla Francia (Susato) alla Germania (Melchior) e, naturalmente, all’Italia.

Allievi della Scuola Musicale di Milano

Programma:

Girolamo Frescobaldi - Capriccio sopra la Battaglia

William Byrd - Sixth Pavan and Galliard

Jan Peterszoon Sweelinck - Il Ballo del Granduca

Claudio Monteverdi - Entrata da Il ballo delle ingrate

Franck. Melchior - Pavana III à quattro

TylmanSusato - La Mourisque

Eustache Du Caurroy - Trentedeuxième Fantaisie à quatre sur “Une jeune fillette”

Biagio Marini - Passacalio à trè& à quattro

Orlando Gibbons - Fantasia a tre

Claudio Monteverdi - Sinfonia da l’Orfeo – primo atto

 

 

Domenica 1 ottobre 2017, ore 11.00

La prima voce del violino

Museo del Violino

 

Un violino di inestimabile valore, tra i più antichi al mondo, il Carlo IX realizzato da Andrea Amati per le nozze reali francesi nel 1570, sarà il protagonista di un concerto che ripercorre la storia della nascita del violino attraverso alcuni dei primi e più rari brani composti per questo strumento.

Il capolavoro creato dal fondatore della prima famiglia di liutai cremonesi, sarà presentato dal Maestro Fausto Cacciatori, conservatore delle collezioni del Museo del Violino di Cremona.

 

Federico Guglielmo, violino Andrea Amati, Carlo IX, 1570 ca.

Collezioni Civiche Liutarie del Comune di Cremona, Museo del Violino

Diego Cantalupi, tiorba & chitarra

 

Programma:

Francesco Carubelli - Brando, Spagnoletta, Corrente & Gagliarda

Giovanni Amigoni - Sinfonia a violino solo

Niccolò Corradini - Sonata a due, violino e basso, "La Sfrondata"

Bellerofonte Castaldi - Un bocconcino di fantasia

InnocentioVivarino - Sonata per il violino (c.1575-1626)

Biagio Marini - Variata per il violino

Michel Farinel - Faronell Divisions upon a Ground

John Playford - The Duke of Norfolk or Paul’s Steeple

Nicola Matteis - Diverse Bizzarrie sopra la vecchia Sarabanda

Giulio Banfi Milanese - Villan di Spagna

Arcangelo Corelli - Sonata op. V n. 10

 

 

Domenica 5 novembre ore 11.00

Di dolcissimo amor inebriato

Duo Kellnhofer – Lonardi

 

Alcune fra le più preziose arie e melodie di Monteverdi eseguite da voce e liuto, accostate a rare perle musicali di compositori italiani meno noti e inaspettati: raffinati gioielli di quella “musica reservata” che veniva suonata in ambienti raccolti di fini intenditori. Il connubio di poesia e melodia che rende senza tempo l’estetica e l’estro del “Divino Claudio”.

 

Anna Kellnhofer – soprano

Massimo Lonardi - arciliuto

 

Programma:

Claudio Monteverdi - Prologo (da “L’Orfeo”)

Girolamo Frescobaldi – Toccata per liuto

Claudio Monteverdi - Dolci miei sospiri

Michelangelo Galilei - Toccata

Claudio Monteverdi - Perché se m’odiavi giuravi d’amarmi?

Cesare Negri - Bianco Fiore

Girolamo Frescobaldi - Aria di Passacaglia

Anonimo (sec. XVII) - La Bertoncina

Claudio Monteverdi - Eri già tutta mia

Bernardo Gianoncelli - Toccata

Claudio Monteverdi - Ecco di dolci raggi il sol armato

Andrea Falconieri - La Suave melodia

Claudio  Monteverdi - Hoimè ch’io cado

Anonimo (sec. XVII) - Toccata

Claudio Monteverdi - Sì dolce è il tormento

 

 

 

 

 

Ingresso gratuito

100 biglietti potranno essere riservati online sul sito

www.palazzomarinoinmusica.it a partire dal giovedì precedente ogni concerto.

 

50 biglietti saranno disponibili presso InfoMilano - Ufficio Informazioni

Turistiche a partire dalle ore 14.00 del giovedì precedente ogni concerto.

Sarà possibile ritirare fino a due biglietti a persona.

 

InfoMilano - Ufficio Informazioni Turistiche

Galleria Vittorio Emanuele angolo Piazza della Scala

Tel. 02 88 45 55 55

Orari d’apertura: lunedì - venerdì 9.00-19.00; sabato: 9.00-18.00.

 

 

Palazzo Marino in Musica

Stagione 2017, VI Edizione– “Il divino Claudio” Ai tempi di Monteverdi

 

Sala Alessi - Palazzo Marino

Piazza della Scala, 2. Milano

 

Direzione Artistica: Ettore Napoli, Davide Santi

Direttore di Produzione: Rachel O’Brien

Assistente di produzione: Francesca Napoli

Organizzazione: EquiVoci Musicali

 

Ufficio Stampa: Giulia Castelnovo

Tel. 349 09 96 481 Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

 

www.palazzomarinoinmusica.it

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Facebook, Youtube: Palazzo Marino in Musica

Twitter: InMusica

 

 

 

Con il contributo di Intesa San Paolo e Suez Degremont

 

IL MARE DELLA SIGNORA ADELMA

26 APRILE 2017

 

Il secondo giorno, la massa informe e stratificata di nubi che aveva occupato la fascia del litorale, oscurando totalmente la volta sino a quel momento celeste del cielo, era arretrata di un paio di centinaia di metri, liberando giusto la striscia di spiaggia, asciugando la rena e riaprendo gli ombrelloni, quasi come atto di cortesia per i turisti, che se ne stavano incupiti bighellonando tra sale giochi, negozi e birrerie. Quel giorno, lunedì 25 luglio, Adelma Novedrati compiva 81 anni, anche se più di qualcuno che l'avesse incrociata sul bagnasciuga, col prendisole e lo scialle svolazzante all'unisono con una massa ancora gonfia di capelli biondo tinti, l'avrebbe classificata come una sessantacinquenne senza compagnia, dignitosa ed inavvicinabile, dal passo deciso, veloce e leggero. Era arrivata il giorno prima sulla sua Focus verde, intirizzita dal temporale che l'aveva scortata sin dal casello d'uscita dell'autostrada, per una decina di giorni da trascorrere presso il “Sollevante”, che era la meta delle sue vacanze oramai da anni. Ma quell'anno era stata in dubbio sino all'ultimo se confermare o meno la prenotazione. E quei nuvoloni neri, la pioggia sferzante che lanciavano sulle stradine del paese, le foglie volanti tra i rami e l'asfalto che tappezzavano di marroncino l’ampio lungomare deserto, le maturavano la convinzione che avrebbe fatto meglio a rinunciare.
Aveva ringraziato Ruggero, l'inserviente dell'hotel, che come ogni anno gli aveva posteggiato l'auto e scaricato i bagagli in camera, poi s'era data una sistemata attendendo l'ora di pranzo. Aveva guardato distrattamente fuori mormorando un'amarezza. “Basta. Non tornerò più.”
Ora invece, il sole che vedeva rischiarare la spiaggia aveva risollevato anche il suo morale. La mattina del suo compleanno, aveva fatto un breve giro per il paesino, contenta di trovarvi tutto come sempre. Anche la tappa alla Chiesetta dell'Immacolata era un classico, bene augurante d'inizio vacanza. Era entrata in chiesa e, dopo qualche minuto di raccoglimento, la sua attenzione era stata catturata da un urletto. Un bimbo, piccolo e biondissimo, avrà avuto quattro/cinque anni. La nonna lo accompagnava a guardare i dipinti, a farsi il segno della croce davanti
all'altare, e lui rideva, rideva contento. Entusiasta di accendere il cielo alla Madonnina, di sedersi al fianco della nonna sulla panca. Risi e sorrisi, che rivolgeva al nulla, girando tra le colonne e i corridoi, e che infine aveva mostrato anche a Adelma, che ricambiava intenerita. Poco dopo, il piccolo s'era scottato leggermente nell'accendere un cero, e per reazione aveva lanciato un piccolo grido senza lacrime, illuminandosi invece dell'allegro stupore dei bimbi che non piangono mai, vivaci e coinvolgenti nel voler sperimentare ogni novità senza paura. Adelma lo salutava con la mano mentre lui la guardava ancora ridendo, mentre usciva con la nonna dalla chiesa. Poi, finalmente, la spiaggia. Adelma aveva un posto fisso, ormai da anni, verso le ultime
file, piuttosto appartato, dal quale si dedicava alle sue letture, a qualche ora di tintarella nei momenti meno afosi, alla musica classica che sentiva in cuffia tramite quell'aggeggio che gli aveva regalato il nipote, quello che si chiama non con un nome ma con una sigla che lei non ricorda mai. Da lì, arrivavano più ovattate le grida e i canti dei giovani, la loro estate giustamente frenetica, rumorosa. Nelle ore più quiete faceva, con l'ausilio di frequenti soste, lunghe passeggiate sul bagnasciuga. Qualche volta si fermava a parlare con l'anziano bagnino di tre stabilimenti più in là, il vecchio Tiberio. Due parole poi ripartiva. Tutti gli anni lo trovava al suo posto, sulla sedia sopraelevata da cui dominava la costa. Ogni volta lui scendeva e la salutava con un inchino o un baciamano, che lei si vergognava come una ladra. E in quegli anni si erano raccontati le loro vite, in un soffio di dialogo che rinasceva giorno dopo giorno, fino a quando lei gli diceva che tornava a casa e, a Dio piacendo, si sarebbero rivisti l'estate successiva. Quell'anno, dopo un inizio uggioso, la vacanza di Adelma si era incanalata lungo i binari confortevoli della consuetudine, e dal pomeriggio di quel lunedì il sole avrebbe benedetto il suo soggiorno e quello degli altri bagnanti.
Ma era come se un velo di apatia obnubilasse i lucenti occhi grigio perla della signora Novedrati. Tutto le scivolava intorno lasciandole un'inspiegabile senso di fredda, sconosciuta indifferenza. Si limitava a registrare le immagini e i suoni, le voci e i colori che scandivano quel rito vacanziero, colorandolo in maniera costantemente uguale e diversa. I passeggeri in fila sul molo ad attendere
l'imbarco sulla “Nettuno”, per il giro delle coste sino al Delfinario, venti chilometri più a sud. Il loro ritorno, strombazzato insieme agli appuntamenti in quattro lingue per il giorno successivo, avveniva sempre alle 12,30 in punto, e Adelma sapeva di dover rientrare per pranzo. Le urla delle ragazze e ragazzi dello staff, per raccogliere le genti a sbattere le gambette e le flaccide pance su e giù bombardati da una musica altissima fatta solo con la batteria, significava che erano le dieci e iniziava l'acqua gym, così lei si ricordava di prendere la pillola della pressione. I tornei organizzati nello spazio giochi retrostante il bar prendevano il via alle sedici e trenta, e lei si poteva concedere un bel bagno, ora che era trascorso il tempo necessario per la digestione. Erano le diciannove quando il bagnino sguinzagliava i suoi ragazzi a chiudere gli ombrelloni lasciati vuoti e aperti, a rastrellare la sabbia e raccogliere le cartacce, avendo cura di operare il più vicino possibile ai ritardatari della tintarella per indurli ad andarsene, al che anche lei capiva che poteva anche radunare tutte le sue cose e tornare in albergo.
E anche per quella vacanza, i dodici giorni di mare passavano molto più rapidi che qualsiasi altri dodici giorni a caso del resto dell'anno, quando lei ricamava dal balcone di casa sua o dal divano in salotto davanti alla televisione. Quando Nicola e Paoletta, i gestori del “Sollevante” che lei aveva visto fidanzati, poi sposi, poi genitori felici sempre dietro al bancone della reception, le avevano augurato buon viaggio di ritorno ed arrivederci all'anno prossimo, lei aveva opposto un breve ed enigmatico sogghigno che aveva poi riservato anche a Ruggero, mentre gli caricava la Focus. La mattina che era ripartita, era ancora bello il sole che la scortava verso l'autostrada, che lei raggiunse districandosi tra incoerenti arzigogoli di pensiero. La sua mente si era riscossa di colpo quando, ripassando dalla chiesa per un salutino, aveva rivisto il bimbo sorridente del primo giorno, sempre per mano alla nonna. Una frazione di secondo, il tempo necessario per loro di girare l'angolo e sparire dietro il viale alberato. Ad Adelma era rimasto negli occhi il sorriso del bimbo, squillante, puro, immagine d'una entità che non sarebbe mai cresciuta, flashback emozionante e doloroso che l'aveva investita riportandola a quando lei era la mamma e il bimbo il suo vero, unico figlio. Avrà avuto la stessa età, sicuramente aveva la stessa esuberanza, la risata inestinguibile, l'incapacità di piangere, l'allegro stupore.
E lei aveva giurato che non sarebbe mai più tornata in montagna, dopo quell'incidente che glielo aveva portato via, al culmine di un'estate meravigliosa, mentre lei non capiva e riusciva solo a sentire le voci intorno, tutti che ripetevano che era la prima volta che capitava una disgrazia del genere, che la seggiovia aveva appena passato la revisione, ma poi lei non aveva sentito più niente, sapeva solo che non avrebbe più accarezzato la sua testolina bionda, e che tre estati più tardi era scesa al mare, al Sollevante. E lì era tornata ogni anno, anche quando era rimasta sola, che il cuore del suo Vittorio era già malandato di suo e dopo pochi anni l'aveva spedito a raggiungere il figlio, così come lui invocava, sin dal momento della tragedia, piangendo addosso ad una piccola fotografia.
Intanto aveva continuato a guidare, e il mare non si vedeva più, sono le undici e un quarto e stava pensando che Tiberio s'accorgerà con sorpresa un po' amara che anche per quest'anno la vacanza di Adelma era finita. Quello che non sapeva è che lei al mare non ci sarebbe proprio più tornata. Adelma, adesso che prendi il biglietto finalmente l'hai deciso. Tutt'e due, forse, avevate avuto lo stesso pensiero, e forse entrambi ve n'eravate, misteriosamente vergognati. Quello, innocente e impossibile, di unire due solitudini ataviche, affrontare in compagnia l'uno dell'altro l'ultima parte della salita, quella più dura, perchè appesantita dal fardello dei ricordi e dei rimpianti. Scacciando via insieme i fantasmi e le inquietudini che divoravano le stagioni senza resa. Ti eri vergognata persino di pensarlo, ed ora hai deciso di non pensarlo più. Così hai accostato delicatamente in terza corsia, lasciandoti superare dalle auto e persino da certi tir rombanti incoscienza, tra un'oretta pescherai un piccolo autogrill per fermarti a mangiare. O magari un po' più tardi, per lasciar sfogare la ressa della gente.

 
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