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EQUIVOCI MUSICALI

18 OTTOBRE 2018

 

MONZA | Deaf Kaki Chumpy in concerto

SABATO 20 OTTOBRE 2018, ore 21.00. Ingresso € 12 
Teatro Binario 7 di Monza, via Turati 8.

Diciotto musicisti sul palco, un nuovo disco di pezzi originali per una grande serata di musica dal vivo con i Deaf Kaki Chumpy, collettivo di musicisti straordinario con una identità sonora attraversata da jazz, funk, r'n'b, latin, sino ad arrivare ad elettronica e progressive rock. Un'esperienza live assolutamente unica che apre la stagione 2018/2019 di Terra con la direzione artistica di Rachel O'Brien.

Biglietteria: 039 2027002 |  Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.

ABBONATI ORA : 10 CONCERTI PER 80 EURO!!!!

 

LE CONVINZIONI INCROLLABILI

16 OTTOBRE 2018

 

Le convinzioni incrollabili



In una rosea serata di fine maggio, due amici sedevano all’ombra fuori da un bar dopo una lunga, accaldata giornata di lavoro. Uno di essi sfogliava distrattamente un giornale, quando la sua attenzione si focalizza su una notizia. Aggrotta le ciglia, l’espressione si inasprisce.
“Che stai leggendo?”
“Guarda qui, guarda che schifo.”
In terza pagina, veniva riportata la vicenda di un sacerdote che era stato arrestato con accuse vergognose. Pedofilia, spaccio di droga. Erano state effettuate intercettazioni telefoniche da cui emergeva che il sacerdote chiedeva a qualcuno di “procurargli dei minori”. Da indagini ulteriori, il prete sarebbe anche risultato cocainomane.
Una cosa vomitevole, concordò subito l’amico.
Quello che leggeva il giornale commentò: “Speriamo che lo lascino dentro e gettino via la chiave…anche se non ci spero troppo, in quest’Italia qua, i poveri cristi che rubano per fame restano in galera a vita, e i mascalzoni come questo li fanno uscire subito…”
L’altro concordava pensieroso, e pensava alla malvagità del demonio, che annidava il male nei pertugi più impensabili dell’umanità. Certo, condannava quel prete, ci mancherebbe altro. “Se queste accuse fossero provate, è logico che quell’uomo sarebbe indifendibile. Però..”
“Però?!?”
“Però, che tristezza, povera Chiesa, sopportare un dolore del genere, proprio in un periodo come questo, d’intolleranze, di persecuzioni contro i cristiani, di smobilitazione, quasi, della Fede nel nostro Paese…”
L’altro lo interruppe con veemenza:
“Povera Chiesa?!? Ma se lo sanno tutti, che chi va in chiesa è peggio degli altri. Lo fanno solo per farsi vedere, si mettono tutti belli, eleganti nelle prime file e ruffianano i preti..i preti poi, pensa te, disgustosi, tutti in galera dovrebbero metterli, o ai lavori forzati..ma poi le chiese, a cosa servono? Chiuderle, chiuderle tutte, altrochè, è lì il male vero, altro che!!”
S’infervorava a tal punto che dovette fermarsi a riprendere fiato. Al termine dell’esaltazione, evidentemente soddisfatto con sé stesso e della propria illuminata esposizione, si accese una sigaretta ed effuse ampie boccate di fumo.
Trangugiò con aria compiaciuta una generosa sorsata di birra.
Poi parlò ancora il suo collega. E l’altro si aspettava manforte.
Invece: “Io conosco persone che vanno in chiesa, e non mi sembrano né peggio né meglio delle altre”.
Il collega lo guardò male. Ma l’altro continuava. “Però mi complimento con te. Quando dici che tutti quelli che vanno in chiesa sono peggio degli altri, vuol dire che conosci, e bene, tutte le persone che frequentano una o più determinate chiese.”
L’altro adesso sembrava non capire. E il suo amico, che prendeva una pausa nel dialogo per assaporare una bibita rinfrescante, non ci badava e proseguiva, pacato. “Tuttavia può darsi che tu abbia ragione, e cioè che esistano persone che vanno in chiesa, e che sono peggiori di quelle che non la frequentano. Ma si potrebbe anche pensare che, magari, loro vanno in chiesa proprio per cercare di correggersi, per pregare di diventare migliori. Può essere che accostandosi all’altare, o alla statua della Vergine, chiedano perdono, cerchino di rianimare una fede sbiadita, chi lo sa?”
L’amico ora accennava ad annuire, mantenendo comunque una maschera diffidente sul viso.
“E’ chiaro che il male c’è sempre, in agguato, e quel prete ha commesso mancanze gravissime. Ma non si può negare che per uno o più sacerdoti che sbagliano, ce ne sono altri che vivono il loro mandato con umiltà, con sincerità. Anche restando ogni giorno in mezzo a realtà difficili, a contatto con persone già segnate da destini amari. Conosco preti che, ad esempio, passano tra le corsie degli ospedali, a dare conforto a chi non può muoversi dal letto, a somministrare la Comunione, a pregare con e per gli ammalati. Oppure I preti delle Missioni. Ma lo sai, non sono loro a fare notizia, tranne quando li ammazzano.”
Il primo collega aveva finito la birra nel momento in cui l’altro aveva smesso di parlare. Il suo furore s’era parzialmente chetato, ma non pareva convinto.
Venne l’ora di cena, i due amici si salutarono, dandosi appuntamento al giorno dopo. Presero ognuno la propria strada verso casa.
Il primo collega non cambiò mai idea, non perdendo occasione per parlar male della Chiesa, della fede e della religione in genere. Il secondo collega continuò a contrastare il pregiudizio e la generalizzazione, e spesso lo pigliavano in giro. Ma le sue convinzioni non vacillarono.

 

PALAZZO MARINO IN MUSICA

4 OTTOBRE 2018

Palazzo Marino in Musica, con l’edizione Sentieri d’Oriente, propone un palinsesto di forte originalità che si apre a culture musicali lontane, raccontando il lungo percorso di avvicinamento e scambio tra Europa e Asia. Una stagione innovativa che è anche un percorso di ricerca musicologica dei differenti linguaggi nati, nel corso del tempo, dalle contaminazioni e dalle influenze reciproche. La stagione 2018 presenta repertori particolarmente rari e ricercati e chiama a esibirsi per la prima volta in Sala Alessi interpreti internazionali.

Domenica  7 Ottobre 2018, ore 11.00

Sogni d'Oriente

Quartetto Indaco

Il rinomato Quartetto Indaco propone un programma che accosta il Quartetto per archi in sol minore op.10 di Claude Debussy,  al Quartetto per archi n.3 “Mishima” di Philip Glass. A completare il programma le sette Miniature di Padre Komitas, religioso e compositore armeno, ispirate alle musiche popolari della propria terra.

 

Ingresso gratuito con prenotazione

80 biglietti potranno essere riservati online a questo link a partire dalle 14.00 del giovedì precedente ogni concerto.

40 biglietti saranno disponibili presso InfoMilano – Ufficio Informazioni Turistiche a partire dalle ore 14.00 del giovedì precedente ogni concerto. Sarà possibile ritirare fino a due biglietti a persona.

Per motivi di sicurezza, al momento dell’ingresso a Palazzo Marino, è obbligatorio mostrare un documento di riconoscimento.

 

EQUIVOCI MUSICALI: TORNA IL CONCORSO SALVATORE LICITRA

1 OTTOBRE 2018

 

Ricevo e pubblico con piacere dagli amici di EQUIVOCI MUSICALI

IX edizione con una giuria internazionale

19-21 Ottobre 2018
Villa Ghirlanda Silva - Cinisello Balsamo (MILANO)

Torna il celebre Concorso Lirico Salvatore Licitra che si è affermato negli ultimi anni per la qualità della sua giuria e per la reale possibilità data ai giovani talenti di farsi ascoltare da teatri, enti lirici e agenzie del settore. Quest'anno Presidente di Giuria sarà Suat Arıkan direttore generale dell’Istanbul State Opera and Ballet.

Scopri la giuria 2018 qui

Iscriviti al concorso online qui

We are pleased to announce the ninth edition of the Salvatore Licitra singing competition which will be held in Milan on the 19th -20th -21th of October 2018. A high profile International Jury is headed up by Suat Arıkan, general director of the Istanbul State Opera and Ballet.

Applications are open until the 12th October 2018.

Application form online here

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ALESSIA E L'UFFICIALE

28 SETTEMBRE 2018

 

 

Nel corso dell’occupazione tedesca, col marito al fronte, la signora Luisa Baragiotti, di Boffalora sopra Ticino, a pochi chilometri da Milano, si trovò un giorno nella necessità di procurarsi la legna per casa, in vista dell’inverno. Ma per prendere la legna serviva un permesso speciale, visto che era necessario passare attraverso una zona off-limits, sorvegliata dalle truppe nemiche. Così prese la bambina, Alessia, di sette anni, per mano e si recò presso il presidio logistico, per ottenere l’autorizzazione al transito. C’era una lunga fila in attesa, per fortuna Alessia trovò qualche amichetta per giocare insieme, mentre la coda, lentamente, si sfoltiva sotto l’occhio vigile dei soldati armati. Quando arrivò il suo turno, Luisa fu condotta davanti a una porta chiusa. Un’intimazione in tedesco proveniente dall’interno fece tremare le pareti. Un soldato la spinse brutalmente in avanti e richiuse la porta. Luisa s’avvicinò, mezza tremante, all’ufficiale che la osservava da una scrivania, tenendo la bimba per mano.

Non era la prima volta che lo vedeva. Ogni tanto lo sentiva passare per strada, circondato da un gruppo di scagnozzi armati; urlava  in un italiano imperfetto, ma comunque minaccioso, impartendo comandi, sibilando minacce: lo sbirciava scostando le tendine della cucina, mentre la piccola Alessia le si accovacciava accanto.

Solo quando era ben certa che la truppa se ne fosse andata, lasciava l’angolino della cucina ed abbracciava la bimba, rincuorandola. Ora, trovandosi a un metro appena dall’ufficiale, era paralizzata dalla paura. Fu proprio Alessia a darle la carica, stringendo forte la mano con cui la mamma la teneva. Luisa si scosse e buttò fuori in un momento, come una lezione imparata a memoria, la sua richiesta, senza smettere di guardarlo. Aggiunse anche, dopo una breve pausa che il marito era partito da mesi e non aveva più notizie di lui, e doveva badare sola a quella figlia, non poteva permettere che morisse di freddo, come se questo potesse indurre l’ufficiale a una miglior predisposizione nei suoi confronti.

L’ufficiale la guardò attentamente in viso, poi girò gli occhi sulla figlia, che lo osservava apparentemente senza paura, forse incuriosita dalla situazione in cui si trovava. Ma ora che si trovava a pochi centimetri da quell’omaccione cattivo, dal quale la mamma la nascondeva sempre quando marciava per strada, non mostrava segni di terrore. E lui dovette accorgersene, visto che mantenne piuttosto a lungo lo sguardo sulla piccola. Luisa era paralizzata, pregava che quel momento passasse in fretta. Nel suo cuore non sperava più che gli venisse rilasciato il permesso, anzi, nemmeno più ci pensava, né alla legna né all’anelato foglio di carta. Voleva solo andarsene, al più presto, soprattutto la struggeva il pensiero di Alessia, che subiva quell’insopportabile tortura psicologica.

Ma l’ufficiale non pareva aver fretta. Nel silenzio plumbeo del locale, aggravato dalle espressioni glaciali delle due gigantesche sentinelle ai lati dello stesso, continuava a tacere in modo inquietante, privo d’espressione. Finalmente si mosse, in maniera impercettibile, sempre guardando Alessia. Luisa ebbe un fremito. L’ufficiale arretrò leggermente con la sedia e fece la mossa d’aprire un cassetto della propria scrivania. E la povera signora fu pervasa da un brivido.

Il tedesco recuperò in effetti qualcosa, dal cassetto, e lo mise sulla scrivania. Ma non era una rivoltella, bensì un piccolo scrigno in argento. Lo aprì con una chiavetta, e vi estrasse alcune fotografie. Luisa credeva di vivere in un sogno e ora anche Alessia appariva disorientata. L’ufficiale scelse una sola tra le foto e la mise sul tavolo, a favore di mamma e figlia. Ed entrambe non seppero trattenere un moto di meraviglia, nell’accorgersi che l’immagine raffigurava una giovane donna e una bimba, presumibilmente la figlia, abbracciate all’uomo. Il quale confermò l’impressione.

“Mia moglie e la mia bambina”, sussurrò a Luisa e Alessia. “Non le vedo da sei mesi, voi me le avete ricordate.” Con circospezione, le due allungarono il collo ad osservare.

Ma staccarono presto gli occhi dalle foto per rivolgerle, timorose, verso l’ufficiale.

Il quale però, senza aggiungere altro, stava iniziando a firmare i documenti relativi al permesso richiesto, mentre la signora Baragiotti tratteneva il respiro. Ad Alessia parve di vedere una lacrima, in quel preciso istante, sul volto dell’uomo. Il tedesco firmò con cura, una bella scrittura chiara e tonda, poi allungò le carte a Luisa. La povera donna, ancora spaventata, teneva le carte in mano senza decidersi a compiere alcun gesto, finchè un soldato le fece segno d’uscire, intimazione che Luisa non si fece ripetere due volte.

Col prezioso documento nella borsetta e la bimba stretta forte per mano, Luisa uscì e s’avviò verso la zona off-limits, per prendere la legna. L’ufficiale la guardò andare via, mentre sentiva salire un groppo in gola. Ma fu un attimo. Il suo volto riprese l’usuale espressione granitica ed intimò urlando al piantone di far entrare il prossimo in coda. Il soldato s’affrettò ad eseguire l’ordine. Nessuno dei militari presenti nella sala aveva notato, nei brevi minuti di presenza di Luisa e Alessia, nulla di strano.

 
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