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SONATA IN LA MAGGIORE OPERA 26

23 LUGLIO 2017



Dissipata anche l’eco degli ultimi brusii, finalmente nella sala il buio era completo. L’artista abbracciò ancora una volta l’audience con lo sguardo, poi posò gli occhi sullo spartito accomodato sul leggio e diede carta bianca alle proprie mani e al proprio talento. Favorita dall’acustica avvolgente del teatro, la musica impiegò davvero poco tempo ad ammaliare la mente ed i sensi degli spettatori.
Il concerto era seguito da un pubblico decisamente disciplinato. Non si segnalavano disturbi all’esibizione, e ci fu chi soffiò il naso in modo tanto discreto che il rumore ne risultò soffocato dalla potenza del suono. Sporadico lo scavallare di gambe, solo tra le file più arretrate. Nessun innaturale dilatamento di mascelle, il che significava la rinuncia alle caramelle o chewing gum di sorta. Solo brevi, occasionali, svolazzi di ventagli in madreperla, che venivano generalmente tenuti in vista, al di sopra gli abiti da sera. A vegliare sul sacrosanto diritto alla quiete, quattro uscieri alle estremità del teatro, pronti a rilevare e accomodare ogni trasgressione al cerimoniale.
Tra la folla, una signora di una certa età, ma dal portamento tuttora giovanile e dignitoso, seguiva rapita la melodia, un sorriso etereo a modellarle l’espressione, immobile, estraniata dal mondo esterno.
Da piccola, portava sempre bellissimi vestitini di seta e i capelli raccolti nella treccia, e tutte le volte che il papà tornava a casa, gli chiedeva di suonare per lei. Il babbo, anche se era stanco e non rientrava da molti giorni, le sorrideva, la issava sul piano ed iniziava ad eseguire un motivo, la sonata in la bemolle maggiore, opera 26, di Ludwig Van Beethoven. La preferita dalla bimba.
E la piccola ascoltava, e sognava che il babbo potesse sempre restare a casa con lei a suonare quella musica celestiale. Invece lui ripartiva ogni volta, e lei non capiva perché. La mamma le diceva che il papà faceva un lavoro di grande responsabilità e che da lui dipendeva la vita di tante persone. Certo, lui doveva essere davvero una persona molto importante, rifletteva la piccola. Tutte le volte che partiva, infatti, indossava un’elegante divisa verde scuro, piena di stelline sul petto. Ed a ogni partenza la abbracciava tanto forte che pensava la volesse stritolare. Un giorno, il padre non tornò. La bimba, stupita, ne chiese la ragione alla madre, la quale le spiegò che il babbo era diventato tanto coraggioso ed importante, che adesso avevano bisogno di lui anche in cielo. La piccola era fiera di avere un papà così. Qualche settimana prima, per il suo compleanno, il babbo le aveva regalato un mangiadischi, e lei adesso ascoltava sempre la sua sonata preferita da quel grande apparecchio che lui le aveva installato in cameretta, di fianco al lettino. Quando scendeva la notte, ascoltava piano quella melodia e guardava fuori dalla finestra, cercando d’indovinare dietro quale stella stesse riposando il babbo, dopo la sua giornata di lavoro.
E anche stasera quella bambina è presente, tra il pubblico attento e rispettoso, ad ascoltare la sonata. Guarda il pianista e vede il padre, nella sua uniforme così elegante. Non ha più la treccia, né il vecchio giradischi regalatole dal babbo. Ma a casa, dopo lo spettacolo, guarderà fuori dalla sua finestra, cercando la stella dalla quale il babbo l’avrebbe vegliata e protetta anche per quella notte.

 

TRE POESIE

19 LUGLIO 2017

 

 

il colore della carità

 

 

per ogni atto di carità

un nuovo tono di colore

abbellirà la mia tela bianca

 

pregiudizio, superbia

annacquano il pennello

 

toni ancora stinti,

opaco, effimero il dipinto

 

 

 

 

 

 

lala del gabbiano

 

 

plana sfinito, un gabbiano

su un angolo riparato del mio balcone

lo sguardo avvilito,

unala pesta,

macchiata di petrolio,

 

forse sa

che ho amato il mare

 

 

 

 

qualcuno ha scritto il mio nome

 

qualcuno ha scritto il mio nome

su un foglio volante

sopra uno svago effimero

su un risvolto marginale

sull’acqua di una cascata

sotto una tremula luce

 

RIVERFLOW

16 LUGLIO 2017


Continuavo a camminare. Ancora una volta tornavo al paese dove avevo vissuto per così tanti anni, ed ancora una volta avevo lasciato la macchina da qualche parte e mi aggiravo nella zona più caratteristica, lontano dalla cintura industriale periferica che inesorabilmente andava sviluppandosi anche qui. Sceso lungo la strettoia che conduce alla piazza del comune, arriva il momento che contemporaneamente più aspetto e più temo. In un attimo, e per un attimo, l’inconfondibile aroma che proviene dal corso d’acqua che taglia in due il borgo m’inebria pervadendomi completamente. Quando sono di cattivo umore questa amatissima ritualità diventa per me quasi sgradevole, perché mi riporta indietro di troppi anni, risbattendomi in faccia l’adolescenza coi suoi sorrisi flebili ed altri retaggi banali ma fastidiosi come un mal di schiena. Ecco arrivarti addosso la sensazione tipica dell’uomo inutile, che nel proprio tempo ha concluso poco ed imparato meno, se basta un effluvio stagionale a fargli fare conti inopportuni con sé stesso ed a scoprirli più in rosso di un bancomat smagnetizzato. Se non mi sento bene quel profumo meraviglioso diventa manifesto di un’occasione perduta, di un sentimento non svelato o mal interpretato, di un perché al quale è sempre mancata una risposta. Allora attraverso il ponticello che cavalca il naviglio silenzioso, imbocco veloce la discesa che apre la strada alla cosiddetta vallata del paese. Mi riporto speditamente verso la realtà che per quanto cruda possa essere non ti espone alle incognite del flashback. Ma questa sera ho incontrato una persona che ricordo di aver visto qualche volta, nello stesso passato che tanto mi tormenta quando non so restare lontano da qui. Mi vede e mi sorride, forse si ricorda di me. Sembra anche lui attaccato a questo luogo, vorrei parlargli ma poi proseguo pensieroso. E mentre costeggio la riva e mi accingo ad attraversare il ponte, mi accorgo che nessuno dei pensieri amari che mi accompagnano solitamente riesce stavolta a scalfirmi. Questa è una serata in cui il profumo dell’acqua non svela nessun retrogusto amaro. Mi sento privo di inquietudini di alcun tipo, riesco finalmente a gustare l‘essenza del mio viaggio. Ignoro perché mi succeda questo, ma è una vera liberazione. E’ una sera in cui mi perdono e mi dispenso da raffronti e bilanci, dal continuo confrontare ciò che poteva essere e ciò che è effettivamente accaduto. Con coraggio e paura, continuo a camminare senza allontanarmi da questo luogo ammaliatore, capisco che non voglio guastare il momento. Da questa sera ogni volta che attraverserò il ponte proverò solo sensazioni bellissime senza lasciarmi amareggiare dal sapore agrodolce del passato.

 

CARA CULTURA, MA NON CARO CULTURA

7 LUGLIO 2017

 

Luglio 2017, l’ingresso dello shop di una celebre casa editrice, in una grande città. Prima ancora delle lunghe ed ordinate file di scaffali che compongono il negozio, ecco comparire tre/quattro low -price points, pieni di volumi di vario genere divisi per…sconto. Si va dal 15%, al 30%, talvolta persino al 50%, sul prezzo di copertina.

La stessa scena si ripete nei reparti libri dei centri commerciali, persino nelle edicole, e si verifica capillarmente lungo l’intera penisola. Il falso mito del caro cultura si sta dunque sgretolando. Non parlo, ovviamente, del caro libri di scuola, argomento sul quale le proteste di genitori e alunni sono sacrosante, ma del fatto che oggi le opere di letterati, romanzieri, poeti e saggisti, contemporanei o meno, siano veramente alla portata d’ogni portafoglio, sia esso più o meno capace.

Nonostante le agevolazioni e le offerte di cui sopra, tuttavia, le casse dei book shops non registrano certo code o affollamenti di sorta. E allora sorge una problematica dal doppio risvolto, culturale e formativo. Quando vedi allegri trentenni, o anche oltre, affollare gli scaffali e le vetrine per assicurarsi videogiochi d’ultima e prossima generazione anche a 40/50 euro, e viceversa opere quali “Uno nessuno centomila“ o “Il fu Mattia Pascal” esposte tra le 3 e le 5 euro e restarsene bellamente ignorate, il dubbio circa la nostra inadeguata dimensione culturale odierna sorge eccome.

Nel momento in cui ci si affaccia alle vetrine delle librerie e se ne leggono le classifiche dei libri più venduti, in cima alle stesse troviamo raccolte di battute di comici, biografie di starlette, manuali per vincere al superenalotto, oltre che ovviamente ai soliti manuali di cucina firmati dalle star. Questo è un tipo di proposta che non ha bisogno di sconti particolari per vendere, e anche bene.

Ecco allora il problema di tipo formativo.

 

IN PISCINA

4 LUGLIO 2017

 

Nonostante il cartello esposto in bella vista lo vieti espressamente, il signor Finning scende in piscina di mattina presto armato di doppio telo mare, sceglie due lettini contigui in una zona ove sa che il sole sarà più clemente e ve li dispone. Apre l'ombrellone e tra i listelli infila un paio di giornali. Delimitato il territorio, può recarsi tranquillo a far colazione. E' il terzo anno che lui e sua moglie sono ospiti di questo grande resort sull'oceano. Sa che, malgrado l'avviso, nessun inserviente passerà a togliere i segni dell'indebita occupazione, anche se talvolta lo minacciano blandamente. Pochi minuti dopo arrivano anche Lola, Jacinto e i loro amici. Si stabiliscono in un angolo della vastissima piscina, in una zona piuttosto appartata rispetto al passaggio ed alle animazioni, ma solo un paio di posti più oltre rispetto all'Area-Finning. Cercano di disporre i loro lettini in cerchio, sono cinque in tutto e non solo per niente rumorosi. Hanno fatto colazione molto presto ed ora si sdraiano al secondo sole del mattino, già un pò più deciso del primo. Nel frattempo la gente inizia a lasciare la mensa: chi torna in camera per la toilette, chi si fionda direttamente in spiaggia, chi butta via il tempo nella hall con playstation delle quali può disporre benissimo anche in città. Chi scende in piscina. I posti ai bordi delle tre ampie vasche multiformi sono i più ambiti e s'esauriscono in un momento. Poi c'è la fila di mezzo, che però è anche quella più soggetta al blando disturbo di chi deve transitare o alle corse incontrollate dei piccoli inseguiti ogni tanto da mamma o papà.
Una bimba trascina un ingombrante materassino gonfiabile che sfiora la schiena della signora De Blauny, in piedi per la tintarella di spalle, che si volta e la incenerisce con lo sguardo. La terza fila, quella di Mr. Finning, si riempie più lentamente, con gli esclusi dalle file più ricercate. Una famiglia tedesca cerca posto disperatamente. Giungono all'Area-Finning, la vedono occupata dai teli mare, ancora orfani di padroni. Proseguono con fare schifato, non capiscono queste furberie da quattro soldi. Trovano due lettini ancora quasi subito dopo, sono appena prima dell'angolo ove Lola, Jacinto e i loro amici hanno preso dimora, ma i teutonici proseguono, dopo breve esitazione.
Non esitano però poi ad occupare due lettini più oltre, sebbene non vicini tra loro ed attigui alla zona wc. La signora De Blauny ha rovesciato il marito dal lettino e s'è precipitata alla reception a denunciare il fatto che gli schizzi d'acqua causati da chi si tuffa lambiscono talvolta la seconda fila, e lì le hanno cortesemente notificato che dopo le ventidue svuoteranno le vasche e l'inconveniente cesserà. Il marito s'è fatta una risata ed ha portato la moglie alla mostra dei rapaci impagliati, che si svolge nella sala studio dell'hotel. Hanno dunque liberato due posti attaccati in seconda fila. Il marito della coppia tedesca se ne rende conto e telefona alla moglie, circa cinque metri a nord-est da
lui, per sfruttare quella rara occasione di riunirsi. Malauguratamente, die Frau non localizza subito l'apparecchio, sepolto in borsetta tra riviste di gossip e libri rosa. Quando risponde, i due letti vicini sono già stati conquistati da due fratelli ungheresi. Il signor tedesco ha un moto di stizza, ripensando all'incivile inglese che dissemina teli mare per riservar lettini. Il suddito di Sua Maestà, intanto, riposa bellamente spaparanzato a fianco della moglie, e si chiede per quale ragione due lettini vuoti continuino a sussistere tra loro ed il gruppetto di Jacinto, Lola ed i loro tre amici. Ora gli animatori inaugurano la giornata con le attività di gruppo: risveglio muscolare, acquagym. Molti partecipano goffamente, allegramente.
Il segnalibro del giallo di Mr. Finning non è stato più spostato da un pò. Il suo sguardo ha continuato ad uscire alla sinistra degli occhiali da sole. Ha visto che Lola e Jacinto hanno ballato, cantato, imitato le mosse degli animatori per i loro amici, incitandoli ed inducendoli a fare altrettanto; gli altri, però, non hanno dimostrato entusiasmo e sono rimasti zitti e fermi, sdraiati nella loro ombra d'angolo. Il signor Finning lascia passare cinque minuti, poi si alza e prende a passeggiare lungo la piscina. Torna alla propria postazione, ma nulla è cambiato. Confabula qualche istante colla moglie, poi riparte. In seconda fila, un uomo telefona in tedesco. Cinque metri a nord-est, una signora in topless e batida ghiacciata replica a monosillabi, bruciata dal sole, mentre si smalta le unghie dei piedi di giallonero. Finning fa cenno al tedesco di seguirlo. Incuriosito, quello chiude il cellulare in faccia alla moglie e ubbidisce. Detta consorte, imbufalita, scatta dal lettino avventandosi sul marito, che la zittisce a schiaffi. Ora entrambi seguono Finning, il quale scorge procedendo i coniugi De Blauny. La signora è irritata, perchè i rapaci imbalsamati non han risposto ai suoi saluti ed alle sue offerte di cibo, ed era tornata in piscina ad attendere le ventidue perché svuotassero l'acqua. Finning invita anche loro ad unirsi. Nel frattempo, come concertato, la signora Finning era passata in camera a prendere giochi con le carte, dama, scacchi e quant'altro, e sta raggiungendo il marito e gli altri.
Ma il piccolo corteo non si ferma presso Casa Finning. Sorpassa anche i due lettini a sinistra, tuttora vuoti, ed arrivato alla loro altezza, Lola e Jacinto lo scorgono senza espressione, sono stanchi e un pò delusi, hanno un'ombra di tristezza sul viso. I loro amici, inerti, sembrano dormire.
E' giunto il momento in cui il sole adesso ha invaso l'intera area della piscina, è il massimo divertimento per tutti. S'improvvisano sfide a tuffi, nuoto. palla. La vasca bimbi vibra di urla gioiose e genitori spesso vigili. Tonfi e allegria, corse sulle sponde inseguimenti che si concludono in acqua, musica e letture, chiacchiericci e risate.
E, pian piano, anche nell'angolo più nascosto della piscina, la vita riprende. La strana delegazione guidata da Finning s'è arrestata proprio lì, nello stupore dei ragazzi. La signora De Blauny la giovane Matilda hanno intrapreso un'appassionante gara di scala quaranta, sotto lo sguardo divertito del signor De Blauny, che peraltro è sempre contento. Il tedesco ed il piccolo Juan si battono a scacchi,
e gli urlettini del giovane, compressi ma esultanti, mostrano evidenti le difficoltà del teutonico, tanto che la moglie cerca d'incitarlo addirittura senza usare il telefonino. Per la signora Finning, coadiuvata dai consigli del marito, la sfida si svolge un paio di metri più in là, al tavolino del ping pong, contro la coriacea Lourdes, che s'è già aggiudicata il primo set e non ha alcuna intenzione di concedere il secondo all'avversaria. Poi tutti si scambiano giochi e ruoli, fino a ché il gruppo si unisce per un bagno refrigerante, persino la signora De Blauny si concede alcuni tuffi prima che l'acqua venga tolta. Breve, brevissimo lo spazio dedicato al pranzo. L'appuntamento è per le due, e tutti ricominciano le attività da dove le avevano lasciate, non disdegnando incursioni al bigliardino e persino al minigolf, adiacente alla piscina. Sono le sei e un quarto del pomeriggio quando tutti si buttano in branda, distrutti, persino i due tedeschi e i due francesi, che dividono da buoni alleati i due lettini alla sinistra dell'area Finning, che sono rimasti ignorati tutto il santo giorno. Jacinto e Lola guardano i loro amici, stanchi e contenti, hanno ancora voglia di parlare e scambiarsi opinioni e retroscena sulle attività svolte. Poi sorridono e ringraziano Dio di quell'aiuto insperato, vera manna dal cielo. Anche oggi sembrava una giornata difficile per loro e gli altri: difficile da pensare, da organizzare, da ingranare. Forse avevano bisogno di sapere che c'è anche altra gente che non volta la faccia, che non isola quelli come Matilda, Juan e Lourdes. La sindrome che ne offende le membra per una giornata è stata lavata via dall'acqua, irrisa dallo scacco matto con cui Juan sconfigge il germanico, buggerata dal servizio con cui la signora Finning raggiunge un'insperata parità contro Lourdes.
"Faremo la bella domani", ha detto il signor Finning.
E il gruppo si sfalda nei vari sottogruppi che l'hanno costituito. Per oggi basta: a domani, appunto. Meno male, pensano Jacinto e Lola.

 
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