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VICINA A GESU'

23 NOVEMBRE 2018

 

Il vassoio era stato appoggiato di fretta ma con cura sopra il tavolino, e lì era rimasto, ormai già da una decina di minuti.
Dall’altra parte della stanza, la signora smise di parlare con il marito e distolse il gomito dal suo gambone ingessato, frutto di un’avventurosa discesa fuori pista. Si alzò. La porta della camera era aperta. Avrebbe voluto chiuderla, ma non sapeva se poteva farlo. Uscì in corsia. Fu investita dal formicolio d’attività in corso: telefoni che squillano, richiami, carrellini di medicinali trasportati avanti e indietro. Malati che passeggiano, o tentano di farlo, su carrozzine o appoggiati a stampelle. Familiari più o meno agitati, bisognosi di informazioni. Personale affannato, che entra ed esce dalle camere, così come aveva fatto anche nella loro, per portare ad esempio i vassoi della colazione.
Traumatologia, venerdì mattina, ora 9.00 passate da poco.
Aveva chiesto alle infermiere come avrebbe mai potuto mangiare quell’uomo anziano, immobilizzato al letto, completamente fasciato, e loro, trafelate, rispondevano che l’avrebbero imboccato, appena possibile. Capirai. In tre per trentasei malati, che in molti casi dovevano essere puliti e lavati. Poi controllare temperature e pressione, distribuire pillole, valori da verificare, tabelle da riempire. Poverette, pensava. Si sentiva quasi in colpa, a stare lì senza poter far nulla. Prese così una strana decisione. Ignorò la richiesta del marito che preoccupato le chiese cosa avesse in mente. Si diresse verso il secondo ospite della camerata. Il vassoio conteneva una tazza riempita a metà di caffellatte, all’interno della quale era stato sbriciolato un paio di fette biscottate, in modo da creare un pastone. L’uomo disteso nel letto teneva gli occhi semiaperti con espressione impassibile. La donna rifletté ancora per qualche istante, ferma davanti alla figura del malato che pareva non accorgersi di lei né del vassoio. Ma nel frattempo, senza il minimo rumore, un’infermiera s’era infilata nella stanza, diretta proprio verso quel degente. Gli infilò un tubetto nell’orecchio, collegato ad un apparecchio che teneva in mano; era per la pressione, intuì la signora. Borbottò qualcosa all’indirizzo del vecchietto mentre segnava il valore raccolto su di una tabella, dopo di che girò i tacchi e se ne uscì più velocemente di com’era entrata. La donna aveva appena fatto in tempo a scostarsi. Il marito, dal basso del proprio giaciglio, smise di rimirare il gambone.
Ripartì all’attacco con la moglie, stavolta più decisamente: “Perché te ne stai lì davanti a questo vecchio, a vegliarlo come fosse un parente? Lo conosci per caso? Non è bello continuare ad osservare la gente ammalata manco fosse un fenomeno da baraccone, e poi..” Non terminò la frase. Due addetti alle pulizie entrarono con impeto. Una ragazza guidava un grosso panno scopa a forma di forbice con il quale asportò con precisione la polvere. La signora fu abile a scansarsi con destrezza, dato che l’inserviente parve non accorgersi della sua presenza. Eliminò con coscienza lo sporco accumulatosi sotto i tre letti. Poi entrò in scena il collega, il quale passò con cura lo straccio bagnato per tutto il pavimento. La signora stavolta non si fece cogliere impreparata e stette seduta, alzando i piedi al passaggio dello straccio. Senza proferire verbo, i due uscirono per recarsi nella camerata adiacente. La donna attese pazientemente che la superficie asciugasse, poi riposizionò i piedi per terra. Il marito, incurante del traffico, si era addormentato.
“Finalmente una buona notizia” pensò.
Tese l’orecchio per alcuni minuti e le rispose solo un inatteso silenzio. Si avventurò per qualche passo in corsia, il movimento sembrava essersi calmato. Soltanto le infermiere proseguivano senza sosta nelle loro affannate mansioni. All’interno delle stanze, i degenti avevano terminato di fare colazione; chi ne era impossibilitato, era stato aiutato da un visitatore, presente al suo fianco. Rientrò. Uno sguardo all’orologio: nove e trenta. Il consorte continuava nel suo sonno velato da un leggero russare. Il degente a fianco teneva invece gli occhi sempre fissi davanti a sé. La signora si avvicinò. La colazione ormai era solamente tiepida. Lei prese coraggio ed intinse il cucchiaio di plastica nella tazza, preparando il primo boccone. L’uomo corrugò impercettibilmente la fronte, e dopo pochi attimi di esitazione aprì la bocca il più possibile. La donna l’imboccò con delicatezza, stando ben attenta a non caricare troppo il cucchiaio. Le operazioni erano piuttosto lunghe, dato che l’anziano masticava molto lentamente, trascorreva anche un minuto tra una “portata” e l’altra. Ad un tratto avvertì rumore dietro a sé. Stava entrando il medico di turno, coadiuvato da una delle tre infermiere per la visita delle 10. Chiese gentilmente ma con fermezza alla signora di
interrompere l’operazione e mettersi un momento da parte. Pochi minuti più tardi il dottore passò al marito della signora e questa poté riprendere. Quando il medico ebbe finito ed uscì, l’infermiera si trattenne un momento a ringraziare la donna. Disse che senza di lei, il vecchietto sarebbe stato alimentato solo verso le 11, al termine delle visite. La signora non riuscì a trattenersi dal chiedere: “Ma quest’uomo non ha figli, parenti, nipoti, chi si possa prendere cura di lui?” “E’ vedovo. Ha due figli. Abitano lontano, chi li ha visti?”. Sparì di corsa dietro al carrello e al dottore che attendeva impaziente. La signora e il marito restarono senza parole. Lui ora non le chiedeva più di lasciar in pace quella persona. Lei aveva ancora metà colazione da dare. Riprese di buona lena, ma alcuni minuti più tardi s’arrestò per raccogliere alcuni tovaglioli dal cassettino del marito, coi quali deterse delicatamente la bocca dell’anziano. Non mancava molto ormai, ed anche se le attese tra un boccone e l’altro erano lunghe, parevano non pesarle più. La fragile tranquillità di quei momenti fu interrotta dall’ingresso delle due altre indaffaratissime infermiere, che portavano un nuovo ospite su un lettino, appena trasferito dal pronto soccorso. Fu sistemato a fianco del marito della signora, ove era uno spazio vacante. Furono momenti caotici, al nuovo paziente fu applicata subito una flebo, ed il medico rientrò di corsa dal giro delle visite per impartire i primi ordini. Le infermiere lavorarono per
alcuni minuti intorno all’uomo dopodiché si dispersero veloci per la corsia. Ancora una volta la donna riprese volonterosa a nutrire il vecchio. Aveva quasi finito. L’ultimo boccone, parve volerselo assaporare a lungo. Finalmente lei depose il cucchiaio nella tazza vuota. Pulì definitivamente la bocca e il viso dell’uomo e fu allora, che lui cambiò espressione. Un sibilo, più che una parola, eppure lei l’udì distintamente. “Grazie.” Poi, più nessun suono, ma il sorriso che
aveva accompagnato quel sussurro permaneva. Lei faticava a staccarsi da quella persona. Si accorse di provare qualcosa che non aveva mai sentito prima. Un vivo senso d’amore si fece strada nell’anima, permeandola intensamente. Una dimensione di bontà infinita, che non riusciva a definire e le aveva causato un turbamento bellissimo, sconosciuto. Trascorse l’intera giornata in una specie di estasi ed ancora molto, molto tempo dopo non riusciva a spiegare cosa le fosse successo. Avrebbe tanto voluto rivivere quei momenti, quelle sensazioni ma si sarebbe rivelata un’esperienza irripetibile.

 

EQUIVOCI MUSICALI A MONZA

14 NOVEMBRE 2018

C'ERA UNA VOLTA IL QUARTETTO CETRA

​sabato 17 Novembre alle ore 21

al Teatro Binario 7 di Monza

Il mitico Quartetto Cetra ritorna a Monza per una sera grazie a The Apricot Tree, il trio vocale formato da Nicoletta Tiberini, Andrea Di Ceglie e Chiara Lucchini, che presenta i successi dei Cetra accostandoli ad alcuni brani del repertorio jazz da cui il Quartetto ha tratto ispirazione. Sul palco insieme ai cantanti, Nadio Marenco alla fisarmonica, Alessandro Sicardi al contrabbasso e Andrea Quattrini alla batteria.

Mescolando musica, aneddoti e un pizzico di umorismo, la band propone dunque un viaggio nel nostro recente passato con uno spettacolo adatto ad un pubblico di ogni età che riporta sul palcoscenico un repertorio prezioso, unico, originale e straordinariamente ancora moderno, per una imperdibile serata a tutto swing!

L’appuntamento è dunque per sabato 17 Novembre 2018 con lo spettacolo C’era una volta il Quartetto Cetra al Teatro Binario 7 di Monza con inizio alle ore 21.

INGRESSO 12 EURO / RIDOTTO 10 EURO

Teatro Binario 7, via Turati 8 Monza

Biglietteria: 039 2027002
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IL SENSO DELLA VITA CHE PASSA

11 NOVEMBRE 2018

 

Sergio camminava spedito sul bagnasciuga, gli auricolari ficcati saldamente nelle orecchie, con la ferma intenzione di smaltire i postumi dell'abbondante colazione.
Un'attività che ripeteva due volte, in spiaggia, al mattino e al pomeriggio, e gli era stata tramandata dal padre.
Proprio quell'anno Sergio compiva quarantacinque anni. Non s'era mai sposato e questo rappresentava un mistero. Il fisico ancora relativamente asciutto, la bella presenza, la parlantina sciolta, non gli avevano fruttato granchè al di là di brevi, innocui flirt senza seguito. Così, dopo la prematura morte della madre, già da molti anni Sergio trascorreva le settimane estive di vacanza al mare. Ma quell'anno, le cose parevano non seguire l'iter consolidato, ossia lunghe giornate sulla sabbia col genitore, a camminare e nuotare, a leggere, giocare a carte. In quattro giorni di soggiorno, solo in un'occasione, il padre era sceso in spiaggia col figlio. Ormai ultrasettantenne, l'uomo arrivava da un'annata difficile in città, alle spalle un ricovero e un paio di allarmi, per fortuna rientrati, al pronto soccorso. E anche durante quei primi giorni di ferie s'era sentito poco bene, tanto dal preferire la quiete dell'albergo alla vita di spiaggia.
Era il terzo giorno che Sergio camminava di buona lena, solo col ritmo della musica e la voglia di rispettare la tabella di marcia che s'era imposto, Verso le sei e trenta, stanco, aveva deciso di riprendere la strada verso il proprio bagno, che non era breve. Aveva percorso tanta strada, eppure non era del tutto soddisfatto, si sentiva come se gli mancasse qualcosa dentro. Proprio come i due giorni precedenti. Mentre calcava insistentemente le ultime centinaia di metri, Sergio capì che gli mancava a fianco la figura del padre, che gli aveva istillato quella passione che ora lui perpetrava in solitudine. Cercò di non pensarci ma proprio in quel momento la canzone che stava ascoltando passava una frase che lo colpì nel profondo: .."For we lived so well so long..." (Abbiamo vissuto così bene per così a lungo...). Mentre stava per recuperare la propria postazione, alzò gli occhi e osservò immalinconito l'alone rosso vivo del sole che illuminava di verde acceso la cima della montagna, dietro la quale stava tramontando. E il vedere altri bagnanti che uscivano quietamente dall'acqua, appagati, tranquilli, sorridenti, gli innestava il doloroso senso della vita che passa.

 

27esima STAGIONE MILANO CLASSICA

6 NOVEMBRE 2018

 

XXVII Stagione Milano ClassicaGeni italiani”

 

Milano Classica è una residenza di Palazzina Liberty in Musica,

un progetto Comune di Milano | Cultura, Area Spettacolo

 

 

 

Sabato 10 novembre 2018, ore 21.00

 

Incontro con gli artisti: OUÏRE LA LUMIÈRE

Presentazione del CD “Ouïre la lumière” in collaborazione con Warner Classics

Giampaolo Pretto flauto

Marino Nicolini pianoforte

 

 

Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame, Largo Marinai d'Italia 1

Sabato 10 novembre, alle ore 21.00, Giampaolo Pretto, primo flauto dell’Orchestra Nazionale della Rai, membro del Quintetto Bibiena e direttore musicale dell’Orchestra Filarmonica di Torino, presenta in Palazzina Liberty Dario Fo e Franca Rame il suo ultimo album “Ouïre la lumière” uscito a giugno 2018 per l’etichetta Warner Classics.

 

Milano Classica ospita all’interno della nuova Stagione dedicata ai Geni italiani uno dei più apprezzati flautisti italiani al mondo, in un concerto che unisce all’esecuzione dei brani l’incontro e il dialogo con il pubblico. Come nelle passate edizioni, Milano classica, nell’ambito del cartellone di Palazzina Liberty in Musica, prosegue così nella proposta di recital di presentazione in collaborazione con alcune tra le più importanti case discografiche internazionali.

 

Ouïre la lumière”, omaggio di Pretto a Claude Debussy a cent’anni dalla sua scomparsa, è il più completo album sulle opere per flauto del compositore francese e comprende importanti trascrizioni “di grande charme [come] la giovanile Suite Bergamasque del 1890 che aggiunge al pianoforte d’origine la voce del flauto. E analogamente ben adattati paiono la Sonata per violino e pianoforte del 1917, in cui lo stesso flauto sostituisce lo strumento ad arco, e il celebre Prélude à l’après-midi d’un faune che viene trascritto con maestria dall’originale stesura orchestrale al duo flauto-piano.” - Aldo Nicastro che ha recensito con il massimo dei voti il doppio CD sul numero di settembre di “Classic Voice”.

Ad affiancare Giampaolo Pretto ci sarà il pianista Marino Nicolini, autore con lui delle trascrizioni della Suite Bergamasque e della Sonata n.3 per violino, che saranno eseguite dal duo insieme al Prélude à l’après-midi d’un Faune e al celebre assolo per flauto Syrinx, “icone assolute del flauto come evocatore arcadico di fauni e ninfe” - Giampaolo Pretto.

 

Il programma del concerto accosta ai brani di Debussy due rare pagine del compositore francese François Couperin, tratte dai Nouveaux Concerts composti nel 1724 con il sottotitolo “Les Goûts réunis”: una musica ricca di contrasti, dove gli elementi stilistici francesi di sobrietà, grazia e intimità si uniscono al all’energia della musica italiana.

 

 

Programma:

François Couperin (1668 – 1733)

Dai “Nouveaux Concerts IX, XI, XIV”:

Prélude

Menuets I e II

Sarabande

Fuguéte

 

Claude-Achille Debussy (1862 – 1918)

Suite bergamasque per flauto e pianoforte

trascrizione dall’originale per pianoforte solo di G. Pretto e M. Nicolini

Prélude

Menuet

Clair de Lune

Passepied

 

Prélude à l’après-midi d’un Faune per flauto e pianoforte

versione per flauto e pianoforte dall’originale per orchestra di G. Samazeuilh

Syrinx per flauto solo

François Couperin

Dai “Nouveaux Concerts IX, XI”:

La vivacité

L’Allemande plus Légère

L’enjoüement, gayëment

 

Claude-Achille Debussy

Sonate n. 3 per flauto e pianoforte

trascrizione dall’originale per violino e pianoforte di G. Pretto e M. Nicolini

 

 

Giampaolo Pretto, flautista, compositore e direttore d’orchestra, sviluppa da decenni la sua diversificata attività artistica nei ruoli più molteplici: primo flauto dell’Orchestra Nazionale della Rai, membro del Quintetto Bibiena, solista, direttore musicale dell’Orchestra Filarmonica di Torino e molti altri ancora. Diplomato in flauto e composizione rispettivamente presso i conservatori di Verona e Torino, da oltre trentacinque anni è stato ed è protagonista di innumerevoli concerti in tutto il mondo, oltre che di numerose incisioni discografiche e trasmissioni radiotelevisive. Per quasi un ventennio docente dell’Orchestra Giovanile Italiana, è appassionato di didattica: nel 2013 ha pubblicato “Dentro il Suono”, testo che ha dato origine all’omonima Scuola flautistica.

 

Marino Nicolini si è diplomato in pianoforte sotto la guida del M° Nando Salardi e in violino sotto la guida del M° Ferruccio Sangiorgi. Si è perfezionato pianisticamente con il M° Renzo Bonizzato. È vincitore di più di 20 concorsi tra cui il 1° premio al Concorso Internazionale pianistico “Montani”, il 2° premio al Concorso Internazionale pianistico “Sergej Rachmaninov”, il 1° premio al Concorso Internazionale pianistico “Franz Liszt” e il 2° premio al Concorso Internazionale per musica da camera “Johannes Brahms” di Portschach. Si è esibito in diverse formazioni e con importanti solisti tra cui Giampaolo Pretto, Emmanuel Pahud, Froydis Ree Wekre, Leo Nucci, Kristyan Johannsson, Alberto Gazale, Raffaella Angeletti, Norma Fantini, Gail Gilmore. Ha collaborato con l’Opéra di Monte-Carlo e con il “Festival Alfredo Kraus” all’Opera di Las Palmas di Gran Canaria. Ha al suo attivo numerose registrazioni discografiche tra cui l’integrale delle sonate di Brahms per violino e pianoforte e una selezione di preludi di Rachmaninov. È docente al Conservatorio Arrigo Boito di Parma.

 

Biglietti:

Intero: € 8 | under26, over65 e studenti: € 5

Concerto in Abbonamento Stagione Cameristica

 

Info:

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La stagione “Geni italiani”, patrocinata dal Comune di Milano, fa parte del cartellone di “Palazzina Liberty in Musica”, un progetto promosso e coordinato dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Milano, Area Spettacolo.

MILANO CLASSICA

Ufficio Stampa

Giulia Castelnovo

M. +39 349 099 64 81

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COMUNE DI MILANO | CULTURA

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NUOVE INFO SUL GIARDINO CINESE

23 OTTOBRE 2018

 

NUOVE INFO SUL "GIARDINO CINESE"

 

Condivido aggiungendo che resto a disposizione di chiunque sia interessato a notizie, aneddoti, curiosità sul romanzo in questione

Calibano Editore

19 min ·

Una domanda ad Alfonso Gariboldi

Quest’anno hai pubblicato con Calibano Editore “Il giardino cinese”, un romanzo che narra le vicende di una coppia di yuppie alle prese con investitori senza scrupoli. Come mai hai deciso di scrivere questa vicenda?

Conoscevo personalmente una coppia di giovani commercianti che, per così dire, ha fatto il passo più lungo della gamba intrallazzando con individui potenti, dediti ad attività al limite della legalità. Ho pensato di trarne una storia inventata, ma che risulta, specialmente nei risvolti finali, estremamente realistica.

IL LIBRO - Il giardino cinese
di Alfonso Gariboldi

Marco ed Elena, una coppia di trentenni romani, sono accomunati da una smisurata ambizione. Elena è giornalista presso un network intraprendente e spregiudicato, Marco gestisce in maniera disinvolta il suo studio dentistico, sfruttando una clientela ingenua e benestante. La svolta avverrà quando Elena indovinerà la trasmissione della vita e Marco scoprirà un sottobosco di abusi lavorativi e sfruttamento minorile: una potenziale miniera d’oro per investitori senza scrupoli. Ma la coppia non ha valutato le conseguenze dell’invischiarsi con persone ambigue e scellerate…
Un romanzo imprevedibile e sconvolgente che mette a nudo un sistema di connivenze spietato e criminale.

CHI È ALFONSO GARIBOLDI
Alfonso Gariboldi, classe 1968, nasce a Cantù e, dopo aver vissuto per alcuni anni a Boffalora sopra Ticino, si trasferisce a Magenta, dove lavora nel settore commerciale delle macchine industriali, utilizzando correntemente inglese, tedesco, francese e spagnolo. Ha pubblicato gli scritti poetici Un altro segno di perdono (2008), i racconti Trame e disegni (2009) e i romanzi Suoni che non attendono risposta (2011), Cambio di stagione (2012), Un sogno marginale (2013), Il ballo in maschera (2015), Tre fratelli (2017).

Oltre che in libreria e nei negozi online, potete ordinare la vostra copia sul nostro sito, con lo sconto del 15%: http://www.calibanoeditore.com/…/Il_giardino_cinese_Alfonso…

 
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