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DHEGRADO LIVE

26 LUGLIO 2017


La mitica band anni ottanta e novanta torna ad illuminare la scena meneghina!

L'appuntamento è per domenica sera 30 luglio a Boffalora sopra Ticino, nell'ambito delle celebrazioni dedicate a Don Marco Longhi, recentemente scomparso.

Spettacolo imperdibile...vecchi panzoni, ma dannatamente in gamba ancora, altro che le tristissime boy band di cui ci si abbevera oggi!

 

 

 

SONATA IN LA MAGGIORE OPERA 26

23 LUGLIO 2017



Dissipata anche l’eco degli ultimi brusii, finalmente nella sala il buio era completo. L’artista abbracciò ancora una volta l’audience con lo sguardo, poi posò gli occhi sullo spartito accomodato sul leggio e diede carta bianca alle proprie mani e al proprio talento. Favorita dall’acustica avvolgente del teatro, la musica impiegò davvero poco tempo ad ammaliare la mente ed i sensi degli spettatori.
Il concerto era seguito da un pubblico decisamente disciplinato. Non si segnalavano disturbi all’esibizione, e ci fu chi soffiò il naso in modo tanto discreto che il rumore ne risultò soffocato dalla potenza del suono. Sporadico lo scavallare di gambe, solo tra le file più arretrate. Nessun innaturale dilatamento di mascelle, il che significava la rinuncia alle caramelle o chewing gum di sorta. Solo brevi, occasionali, svolazzi di ventagli in madreperla, che venivano generalmente tenuti in vista, al di sopra gli abiti da sera. A vegliare sul sacrosanto diritto alla quiete, quattro uscieri alle estremità del teatro, pronti a rilevare e accomodare ogni trasgressione al cerimoniale.
Tra la folla, una signora di una certa età, ma dal portamento tuttora giovanile e dignitoso, seguiva rapita la melodia, un sorriso etereo a modellarle l’espressione, immobile, estraniata dal mondo esterno.
Da piccola, portava sempre bellissimi vestitini di seta e i capelli raccolti nella treccia, e tutte le volte che il papà tornava a casa, gli chiedeva di suonare per lei. Il babbo, anche se era stanco e non rientrava da molti giorni, le sorrideva, la issava sul piano ed iniziava ad eseguire un motivo, la sonata in la bemolle maggiore, opera 26, di Ludwig Van Beethoven. La preferita dalla bimba.
E la piccola ascoltava, e sognava che il babbo potesse sempre restare a casa con lei a suonare quella musica celestiale. Invece lui ripartiva ogni volta, e lei non capiva perché. La mamma le diceva che il papà faceva un lavoro di grande responsabilità e che da lui dipendeva la vita di tante persone. Certo, lui doveva essere davvero una persona molto importante, rifletteva la piccola. Tutte le volte che partiva, infatti, indossava un’elegante divisa verde scuro, piena di stelline sul petto. Ed a ogni partenza la abbracciava tanto forte che pensava la volesse stritolare. Un giorno, il padre non tornò. La bimba, stupita, ne chiese la ragione alla madre, la quale le spiegò che il babbo era diventato tanto coraggioso ed importante, che adesso avevano bisogno di lui anche in cielo. La piccola era fiera di avere un papà così. Qualche settimana prima, per il suo compleanno, il babbo le aveva regalato un mangiadischi, e lei adesso ascoltava sempre la sua sonata preferita da quel grande apparecchio che lui le aveva installato in cameretta, di fianco al lettino. Quando scendeva la notte, ascoltava piano quella melodia e guardava fuori dalla finestra, cercando d’indovinare dietro quale stella stesse riposando il babbo, dopo la sua giornata di lavoro.
E anche stasera quella bambina è presente, tra il pubblico attento e rispettoso, ad ascoltare la sonata. Guarda il pianista e vede il padre, nella sua uniforme così elegante. Non ha più la treccia, né il vecchio giradischi regalatole dal babbo. Ma a casa, dopo lo spettacolo, guarderà fuori dalla sua finestra, cercando la stella dalla quale il babbo l’avrebbe vegliata e protetta anche per quella notte.

 

TRE POESIE

19 LUGLIO 2017

 

 

il colore della carità

 

 

per ogni atto di carità

un nuovo tono di colore

abbellirà la mia tela bianca

 

pregiudizio, superbia

annacquano il pennello

 

toni ancora stinti,

opaco, effimero il dipinto

 

 

 

 

 

 

lala del gabbiano

 

 

plana sfinito, un gabbiano

su un angolo riparato del mio balcone

lo sguardo avvilito,

unala pesta,

macchiata di petrolio,

 

forse sa

che ho amato il mare

 

 

 

 

qualcuno ha scritto il mio nome

 

qualcuno ha scritto il mio nome

su un foglio volante

sopra uno svago effimero

su un risvolto marginale

sull’acqua di una cascata

sotto una tremula luce

 

RIVERFLOW

16 LUGLIO 2017


Continuavo a camminare. Ancora una volta tornavo al paese dove avevo vissuto per così tanti anni, ed ancora una volta avevo lasciato la macchina da qualche parte e mi aggiravo nella zona più caratteristica, lontano dalla cintura industriale periferica che inesorabilmente andava sviluppandosi anche qui. Sceso lungo la strettoia che conduce alla piazza del comune, arriva il momento che contemporaneamente più aspetto e più temo. In un attimo, e per un attimo, l’inconfondibile aroma che proviene dal corso d’acqua che taglia in due il borgo m’inebria pervadendomi completamente. Quando sono di cattivo umore questa amatissima ritualità diventa per me quasi sgradevole, perché mi riporta indietro di troppi anni, risbattendomi in faccia l’adolescenza coi suoi sorrisi flebili ed altri retaggi banali ma fastidiosi come un mal di schiena. Ecco arrivarti addosso la sensazione tipica dell’uomo inutile, che nel proprio tempo ha concluso poco ed imparato meno, se basta un effluvio stagionale a fargli fare conti inopportuni con sé stesso ed a scoprirli più in rosso di un bancomat smagnetizzato. Se non mi sento bene quel profumo meraviglioso diventa manifesto di un’occasione perduta, di un sentimento non svelato o mal interpretato, di un perché al quale è sempre mancata una risposta. Allora attraverso il ponticello che cavalca il naviglio silenzioso, imbocco veloce la discesa che apre la strada alla cosiddetta vallata del paese. Mi riporto speditamente verso la realtà che per quanto cruda possa essere non ti espone alle incognite del flashback. Ma questa sera ho incontrato una persona che ricordo di aver visto qualche volta, nello stesso passato che tanto mi tormenta quando non so restare lontano da qui. Mi vede e mi sorride, forse si ricorda di me. Sembra anche lui attaccato a questo luogo, vorrei parlargli ma poi proseguo pensieroso. E mentre costeggio la riva e mi accingo ad attraversare il ponte, mi accorgo che nessuno dei pensieri amari che mi accompagnano solitamente riesce stavolta a scalfirmi. Questa è una serata in cui il profumo dell’acqua non svela nessun retrogusto amaro. Mi sento privo di inquietudini di alcun tipo, riesco finalmente a gustare l‘essenza del mio viaggio. Ignoro perché mi succeda questo, ma è una vera liberazione. E’ una sera in cui mi perdono e mi dispenso da raffronti e bilanci, dal continuo confrontare ciò che poteva essere e ciò che è effettivamente accaduto. Con coraggio e paura, continuo a camminare senza allontanarmi da questo luogo ammaliatore, capisco che non voglio guastare il momento. Da questa sera ogni volta che attraverserò il ponte proverò solo sensazioni bellissime senza lasciarmi amareggiare dal sapore agrodolce del passato.

 

CARA CULTURA, MA NON CARO CULTURA

7 LUGLIO 2017

 

Luglio 2017, l’ingresso dello shop di una celebre casa editrice, in una grande città. Prima ancora delle lunghe ed ordinate file di scaffali che compongono il negozio, ecco comparire tre/quattro low -price points, pieni di volumi di vario genere divisi per…sconto. Si va dal 15%, al 30%, talvolta persino al 50%, sul prezzo di copertina.

La stessa scena si ripete nei reparti libri dei centri commerciali, persino nelle edicole, e si verifica capillarmente lungo l’intera penisola. Il falso mito del caro cultura si sta dunque sgretolando. Non parlo, ovviamente, del caro libri di scuola, argomento sul quale le proteste di genitori e alunni sono sacrosante, ma del fatto che oggi le opere di letterati, romanzieri, poeti e saggisti, contemporanei o meno, siano veramente alla portata d’ogni portafoglio, sia esso più o meno capace.

Nonostante le agevolazioni e le offerte di cui sopra, tuttavia, le casse dei book shops non registrano certo code o affollamenti di sorta. E allora sorge una problematica dal doppio risvolto, culturale e formativo. Quando vedi allegri trentenni, o anche oltre, affollare gli scaffali e le vetrine per assicurarsi videogiochi d’ultima e prossima generazione anche a 40/50 euro, e viceversa opere quali “Uno nessuno centomila“ o “Il fu Mattia Pascal” esposte tra le 3 e le 5 euro e restarsene bellamente ignorate, il dubbio circa la nostra inadeguata dimensione culturale odierna sorge eccome.

Nel momento in cui ci si affaccia alle vetrine delle librerie e se ne leggono le classifiche dei libri più venduti, in cima alle stesse troviamo raccolte di battute di comici, biografie di starlette, manuali per vincere al superenalotto, oltre che ovviamente ai soliti manuali di cucina firmati dalle star. Questo è un tipo di proposta che non ha bisogno di sconti particolari per vendere, e anche bene.

Ecco allora il problema di tipo formativo.

 
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